Cantù, stagione in archivio: il bilancio di coach Bazarevich

Le parole del tecnico canturino a fine stagione.

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Il coach dell’Acqua Vitasnella Cantù, Sergey Bazarevich, ha incontrato i giornalisti alla fine della stagione della sua formazione: “Devo riconoscere che in generale prevale in me la delusione, soprattutto dopo la gara di ieri. Contro Varese abbiamo giocato abbastanza bene così come hanno fatto i nostri avversari. Questo in una situazione in cui non era facile dare le giuste motivazioni ai ragazzi visto che non c’erano obiettivi di classifica. Sono dunque ancora più scontento perché sono convinto che avremmo potuto dire la nostra nei playoff. Alcune cose però non hanno funzionato e in altri aspetti non siamo stati fortunati. Ho calcolato per esempio che abbiamo perso cinque partite con uno scarto pari o inferiore ai 4 punti.

Quanto è stato difficile per lei trovare la chimica di squadra visti i numerosi cambiamenti?

E’ stata la situazione più complicata che ho affrontato nella mia esperienza da coach. A Samara avevo già cambiato tre elementi del quintetto, ma avevo un playmaker che giocava per me da tre anni e che era il leader del gruppo e altri elementi che lavoravano insieme dall’inizio della stagione. Per cui non era stato un grosso problema in quell’occasione inserire i nuovi arrivati come per esempio Ignerski. A Cantù è stato difficile anche perché la squadra giocava con uno stile diverso, più focalizzato sull’attacco. E’stata una situazione complessa per tutti e ci sono state una serie di circostanze che, sommate, non ci hanno certamente aiutato.

Quando è arrivato in Italia cosa conosceva della squadra e che aspettative aveva?

Avevo guardato un paio di partite e notato alcune cose. Nella mia carriera ho allenato dei giocatori che non avevano particolari attitudini difensive, però nel corso della stagione ero sempre riuscito a trovare la strada per incrementare queste loro caratteristiche. Non parlo solamente di russi, ma anche di americani. A Cantù invece non sono riuscito a trasferire questa necessità di migliorare la nostra difesa e questo si è rivelato un problema.

Trovare la chimica giusta sarebbe stato comunque difficile o ha inciso anche la scelta dei giocatori?

Sarebbe stato complicato in ogni caso. Forse la situazione sarebbe stata più facile se ci fosse stato un leader sin dall’inizio della stagione. Abass onestamente è sempre stato un esempio, ma è meglio se questo ruolo di guida viene ricoperto da un playmaker e non dobbiamo dimenticarci che stiamo parlando di un ragazzo ancora giovane.

Hanno inciso molto anche le circostanze?

Purtroppo si. Faccio un esempio pure se di fatto si tratta anche di una scusa, ma si sa che gli allenatori sono soliti lamentarsi sempre. La gara contro Venezia è stata pessima e ha creato una grande delusione in tutti noi e nell’ambiente. Due settimane prima però avevamo disputato un’ottima prestazione contro Caserta e sembrava fossimo arrivati a un passo dal giusto equilibrio, sia nel modo di giocare in attacco sia con una difesa decente. Fesenko era stato protagonista di una grande partita e nella settimana aveva dimostrato un eccellente stato di forma. Per questo ero convinto che avessimo delle chance di vincere il derby a Milano e avevo delle buone sensazioni visto che l’EA7 era nel mezzo dei playoff di Eurocup. Due giorni prima della sfida però Kyrylo si è infortunato e noi non abbiamo potuto contrapporci ai lunghi dell’Olimpia. Inoltre “Fes” si è allenato solamente una volta prima del match con Venezia in cui oggettivamente ha incontrato molte difficoltà. Abbiamo perso di 4 e la frustrazione ci ha sopraffatto. La mia idea era che fossimo davvero a un piccolo passo da aver trovato la chimica e che sarebbe stata sufficiente una vittoria per poi scrivere una storia completamente differente.

Uff.Stampa Pall.Cantù

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