Caserta, “caso Amoroso”: chi ha torto e chi ha ragione?

Caserta, “caso Amoroso”: chi ha torto e chi ha ragione?

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La tanto netta quanto preventivabile sconfitta di ieri della Pasta Reggia Caserta contro il Banco di Sardegna Sassari non ha generato eccessiva sconforto negli animi della piazza bianconera poiché quella della sconfitta era un’ipotesi ampliamente presa in considerazione alla vigilia, piuttosto a causare amarezza al pubblico casertano sono stati gli ennesimi atteggiamenti di sfida reciproci tra la curva e Valerio Amoroso che dal suo ritorno ha sfoderato due prestazioni nettamente al di sotto delle aspettative ed ha spaccato la tifoseria casertana. Prima di commentare la vicenda, ripercorriamo velocemente i fatti.

L’ex Pistoia era stato ingaggiato immediatamente dopo la notizia del ripescaggio della Juve nella massima serie ed aveva sottoscritto un contratto biennale. Ad inizio stagione Amoroso era diventato un pezzo importantissimo nello scacchiere incompleto di coach Dell’Agnello e la sfida vinta dopo un supplementare dalla Pasta Reggia a Bologna è una dimostrazione lampante dell’importanza acquisita dal lungo nativo di Cercola. Nella settimana post Pistoia avviene la sorprendente rottura tra i bianconeri ed il loro numero 13, una rottura che ufficialmente è giustificata con dei problemi personali del giocatore, ma subito iniziano a spuntare ipotesi alternative tra cui quella di un dissidio con coach Dell’Agnello, versione rivelatasi falsa, oppure di un tentativo di Amoroso di strappare un contratto migliore a Venezia o a Cantù, società all’epoca in cerca di un lungo. Più recentemente si è parlato anche di un rapporto di scarsa fiducia con il preparatore atletico, ma fatto sta che nessuno degli attori di questa vicenda ha mai fatto piena chiarezza sull’avvenuto.

Dopo due settimane dall’addio, Caserta era pronta a passare al 5+4+3 e ad ingaggiare Mirosval Todic quando arriva la notizia clamorosa: Amoroso torna alla Juve. Il patron Iavazzi parla subito di “scelta imprenditoriale” e, attraverso un comunicato, attacca gli “pseudotifosi” che volevano influenzare le scelte societarie cercando di dissuadere il giocatore a tornare in bianconero. Tutto ciò fa imbufalire i tifosi, in particolare quelli della “Curva Ancilotto” che attaccano la gestione da parte della società della vicenda poiché ritengono poco dignitoso il dietrofront della proprietà che viene contestata insieme al giocatore nella gara interna contro Pesaro ed anche in quella di domenica contro i campioni d’Italia al termine della quale Amoroso ferma Andrea Ghiacci intenzionato ad andare sotto la curva a salutare i tifosi. Nell’immediato post partita qualcuno ha anche accusato Amoroso di aver rivolto il “dito medio” verso la curva, ma tale circostanza è stata smentita dalle immagini.

È evidente che ci si trova di fronte ad una situazione abbastanza anomala: infatti, la cosa migliore da fare sarebbe stata completare il cambio di formula e chiudere definitivamente il rapporto con Amoroso, ma ciò avrebbe avuto un costo molto ingente quantificabile intorno ai €200.000 (penale per il cambio di formula + ingaggio di un nuovo giocatore), cifra che Iavazzi, legittimamente visto che è solo a portare avanti la “baracca”, ha preferito risparmiare, puntando a ricreare il gruppo originario costruito in estate.

Il reinserimento in gruppo di Amoroso, da quel che si era visto in campo contro Pesaro, non sembrava aver avuto esito positivo, ma sempre nel corso della partita di domenica c’è stato uno screzio anche con Dell’Agnello, che però nel corso della conferenza stampa post partita ha sminuito l’avvenuto.

Ovviamente lungi da noi dare lezioni a Iavazzi sul come si gestisce una società di serie A, ma è indubbio che da quando la Pasta Reggia non ha più un vero e proprio gm (la squadra in estate è stata costruita da Rosario Caputo Dell’Agnello, mentre Antonello Nevola ricopre il ruolo di direttore operativo), qualche errore dovuto all’inesperienza è stato commesso. Certamente da un punto di vista economico la scelta di ricucire il rapporto con Amoroso è indubbiamente la migliore, inoltre, anche da un punto di vista tecnico, evitare di inserire un nuovo giocatore in una squadra che, a causa di molti infortuni, si è trovata a dover cambiare spesso assetto, ma il tentativo sembra davvero non essere riuscito per varie ragioni: la condizione fisica tutt’altro che eccezionale con la quale il giocatore è tornato a Caserta, la reticenza di parte della tifoseria a perdonare senza conoscere le reali ragioni dell’improvviso addio e la scarsa voglia di Amoroso di lavorare a testa bassa per riguadagnare sul campo il rispetto della piazza.

La difficile situazione venutasi a creare è frutto sicuramente di una situazione economica che non consente alla Juve di muoversi troppo liberamente sul mercato ma, se ci fosse stata molto più chiarezza nello spiegare la situazione ai tifosi, forse sarebbe stato più facile una riconciliazione.

Detto delle responsabilità del giocatore e della società, è sicuramente criticabile anche l’intransigenza di una parte della tifoseria che, vantando un chissà quale diritto, si sentono in potere di giudicare l’opportunità o meno della permanenza dell’unico che, da qualche anno a questa parte, con i fatti ha reso possibile la permanenza della Juve nel basket che conta.

È stato detto tante di quelle volte in questi giorni che sembra quasi vana retorica, ma in questo momento conta solo pensare al bene della squadra e non alle beghe personali che, a salvezza acquisita, avranno modo di essere risolte in tutta serenità. È legittimo non riconoscersi più in questa società, ma ciò non da il diritto di pretendere chissà che ruolo in essa.

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