Caserta esclusa dal campionato, muore così il basket all’ombra della Reggia

Caserta esclusa dal campionato, muore così il basket all’ombra della Reggia

Sono minime le speranze di vedere la Juvecaserta di nuovo ai nastri di partenza del prossimo campionato, Come nel 1998, il basket a Caserta finisce nuovamente in attesa di una rinascita.

Il Consiglio Federale di ieri ha reso ufficiale l’estromissione della Juvecaserta dal prossimo massimo campionato. Adesso l’unica strada percorribile per la compagine bianconera sarà il ricorso al Collegio Permanente Conciliazione e Arbitrato del Coni, ma, almeno da un punto di vista statistico, le possibilità dei bianconeri di vedersi riammessi al prossimo campionato sono davvero basse.

Secondo quanto si apprende, la società era stata avvertita delle irregolarità riscontrate dalla Comtec, ma si sarebbe comunque pensato prima a firmare Bucchi e Arcidiacono e poi a mettere in ordine i conti. Bisogna attendere le motivazioni ufficiali di questa sentenza per dare il via al valzer di numeri, date e accuse reciproche che senza ombra di dubbio caratterizzeranno i mesi a venire, ma, al momento, il dato che può interessare i tifosi e tutti gli appassionati di pallacanestro è solo uno: diciannove anni dopo a Caserta si assisterà nuovamente al funerale del basket e ciò avverrà per colpa di tutti e a discapito di pochi.

Non è nel nostro stile salire e scendere dal carro a seconda dell’andazzo delle cose: non ci siamo mai tirati indietro quando c’è stato da criticare la gestione abbastanza superficiale della Juvecaserta fatta negli ultimi tre anni, ma chi in queste ore accusa il presidente Iavazzi di essere l’unico artefice della morte sportiva del sodalizio bianconero dovrebbe giustificare questa accusa con dati concreti che avrebbero potuto rappresentare un’alternativa al patron bianconero che, fatta eccezione per la breve coabitazione con Carlo Barbagallo come socio di minoranza, ha sempre avuto sulle sue spalle l’intero peso di una società che, a parte i pochissimi appassionati che ora piangono lacrime amarissime, sembrava non interessare più a nessuno.

Se gettare la croce unicamente addosso a Iavazzi in questo momento è tanto riduttivo quanto inutile, non si può non sottolineare come in questi anni la Juvecaserta sia finita sulla bocca di tutti per errori grossolani che ne hanno minato la credibilità a livello nazionale, isolandola e rendendola facile bersaglio. Sono anni che il club casertano non è rappresentato da alcun suo esponente nelle riunioni di Lega e ciò, è brutto a dirsi, gli ha impedito di tessere le giuste alleanze che avrebbero potuto aiutare i bianconeri in una situazione del genere. Se a ciò si aggiunge la gestione della comunicazione da parte della società bianconera e di tutto l’ambiente che ha contribuito ad alimentare l’immagine di una Caserta perennemente sull’orlo del fallimento, ecco che l’epilogo a cui si è arrivato risulta assolutamente realistico. Al pari di chi identifica il solo Iavazzi come unico colpevole, anche chi parla di complotto o decisione politica effettua, a nostro parere, un’analisi approssimativa e sbagliata: infatti, per quanto il basket italiano non sia amministrato con la professionalità che meriterebbe, è difficile immaginare che una decisione del genere sia presa senza avere dati tecnici oggettivi a disposizione, dati a cui, magari, in passato non era stata data grande importanza, ma che era obbligo di una società professionistica riportare al più presto nei parametri regolamentari per evitare che potessero un giorno divenire un’affilata lama con cui essere assassinati senza pietà.

In queste ore chi è finito nuovamente sul banco degli imputati è anche la politica, accusata di non essersi spesa abbastanza a favore della Juve. Chi vive quotidianamente la città di Caserta e la sua provincia conosce i problemi che affliggono questa terra e, a parte un’eccessiva faciloneria nelle esternazioni pubbliche, non sarà certo la morte della Juvecaserta la prima cosa da imputare alla classe dirigente locale, ma è nota l’abitudine tutta italiana di considerare sempre lo Stato causa e soluzione di tutti i problemi.

Insomma, assodato che, nonostante gli sforzi profusi, la gestione Iavazzi si è rivelata abbastanza fallimentare, quale sarebbe potuto essere e quale invece sarà il futuro del basket all’ombra della Reggia? Non si può che ammirare tutti coloro che ancora non si arrendono e che domani sera scenderanno di nuovo in strada per manifestare il loro amore per i colori bianconeri, ma forse, al di là di frasi fatte e inutili questioni personali, bisognerebbe solo prendere atto che la Caserta città di basket che tutta l’Italia conosce non è che un lontano ricordo e che, almeno per il momento, questo territorio, come uno sdentato che riceve in dono pane fresco, non ha gli strumenti culturali ed economici per gestire i vantaggi sociali e di visibilità che una realtà come quella della Juvecaserta ha portato in dote con sé in questi anni.

A questo punto tutto il basket italiano non può che augurarsi che questo sia solo un arrivederci.

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