Da Daye a Daye il talento non manca: Pesaro sorride e ricorda

Da Daye a Daye il talento non manca: Pesaro sorride e ricorda

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L’arrivo in Italia, a Pesaro, di Austin Daye ha rappresentato un vero e proprio colpaccio per il nostro campionato: l’ala americana, 27 anni e con un passato in NBA con le maglie di Detroit, Memphis, Toronto, San Antonio e Atlanta, è un giocatore fantastico per la Serie A. L’impatto che Daye ha avuto sulla squadra e sul torneo è stato a dir poco terrificante nel senso più positivo del termine: nelle 3 gare fin qui disputate, i suoi 22 punti, 10.3 rimbalzi e 24.7 di valutazione media lo rendono decisamente il miglior giocatore che sta calcando i nostri palazzetti in questo momento.

Non sono solo i numeri a spiegare il grande impatto che l’americano sta avendo nel nostro campionato: la qualità delle sue giocate è di altissimo livello e anche le scelte in campo sono spesso corrette. Il suo fisico, 2.11 m per 91 kg circa, anche se esile lo rende il migliore interprete del ruolo di ala piccola (adattabile ad ala grande in Italia), godendo di un vantaggio di centimetri su quasi tutti i pariruolo. Questo spiega anche la quantità di rimbalzi che cattura ad ogni gara. Il talento del giocatore non si discute, l’impatto nemmeno: i tifosi di Pesaro con lui possono tornare a sognare qualcosa in più della salvezza e i nostalgici potrebbero rivedere in Austin le gesta del padre Darren, leggenda della squadra marchigiana tra gli anni Ottanta e Novanta.

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Darren Daye arrivò a Pesaro nel corso della stagione 1987-88, fortmente voluto da Valerio Bianchini, allora allenatore della squadra. L’impatto sul nostro Campionato fu devastante per il giocatore, reduce dalle esperienze in NBA con Washington, Chicago (1 sola gara) e Boston. Nella sua prima stagione con la maglia pesarese vinse subito lo Scudetto, risultando decisivo con i suoi oltre 24 punti a gara nelle 15 partite, playoff compresi, disputate. Giocava, come Austin, nel ruolo di ala piccola, avendo un fisico simile, anche se più robusto, a quello del figlio (2.03 m x 100 kg) e divenne fin da subito una pedina inamovibile nello scacchiere di Pesaro. Darren rimase altre quattro stagioni nelle Marche, lasciando un ricordo indelebile nel cuore dei tifosi: nel suo palmares, oltre al primo Scudetto, si annoverano un altro Campionato italiano nella stagione 1989/90 e la Coppa Italia del 1992, suo ultimo anno con la squadra. Nel corso della sua militanza a Pesaro, chiuse le sue quattro stagioni e mezza segnando sempre più di 21 punti di media e trascinando la squadra a grandi successi con il suo talento e la sua leadership in campo.

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Le sfide Pesaro-Milano erano molto sentite negli anni in cui Darren Daye giocava nel nostro Campionato: spesso erano decisive per l’assegnazione di quasi tutti i trofei stagionali e si rivelavano sempre delle battaglie sportive molto belle e risolte dal talento dei giocatori in campo. Per limitare il talento del giocatore di Pesaro, in quegli anni, gli allenatori delle varie squadre, ed in particolare di Milano, dovevano studiare delle tattiche apposite per impedirgli di esprimere pienamente il suo talento, senza riuscirci sempre. Il prossimo turno di Campionato metterà di fronte proprio Pesaro e Milano: chissà che non sia proprio Austin Daye a incantare i tifosi pesaresi in una sfida storica, come il padre era abituato a fare nei suoi anni.

Solo il tempo ci potrà dire se Austin potrà aprire una sorta di dinastia come fece il padre Darren a Pesaro: quel che è certo è che l’impatto che ha avuto in queste prime gare ha fatto tornare agli antichi fasti i tifosi marchigiani, che rivedono in lui le grandi gesta di cui fu capace il padre in Italia.

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