ESCLUSIVA – Andrea Diana a 360°: “Bucci persona esemplare. Il basket sia motore contro il razzismo”

ESCLUSIVA – Andrea Diana a 360°: “Bucci persona esemplare. Il basket sia motore contro il razzismo”

Il coach di Brescia racconta la sua stagione e ricorda lo storico presidente virtussino.

di Fabio Rusconi

Scollinati i due terzi della stagione, è tempo per coach Andrea Diana di fare un primo bilancio della stagione per la sua Germani Basket Brescia. Con l’allenatore livornese abbiamo parlato anche di Alberto Bucci, storico allenatore e presidente della Virtus Bologna scomparso recentemente e che, proprio a Livorno, condusse quella Einchem a una delle più incredibili della storia del nostro basket (quella dell’89 contro la Philips Milano).

Diana, domenica parlando di Bucci in sala stampa si è commosso. Come mai?

“Ho un bellissimo ricordo da lui come tifoso. Da livornese lo associo al coach che ha portato il basket livornese al suo punto più alto, ovvero la finale scudetto”.

Lo conosceva personalmente?

“Quando seguivo le partite da ragazzo no, poi negli ultimi anni essendo lui tornato alla Virtus ho avuto modo di conoscerlo di persona. La prima volta in una amichevole a Castel San Pietro, dove percepii subito il fatto che fosse una persona buona e di grande spessore”.

Bucci è stato d’ispirazione per lei nell’iniziare la sua carriera?

“Direi di no, nel senso che l’ho ammirato molto da tifoso, ma da professionista lo reputo un esempio, non colui che mi ha fatto iniziare ad allenare”.

Pensa mai che lei, con ciò che sta facendo a Brescia, può essere, per qualche giovane, ciò che Bucci è stato per lei?

“Sì ci penso e fa molto piacere se è così. Ciò che abbiamo costruito qui in tutti questi anni è speciale ed è culminato con l’impresa sfiorata, ma comunque resta un’impresa, della scorsa stagione. Sicuramente abbiamo avvicinato tanta gente al basket e dobbiamo essere orgogliosi di ciò, e tra i tanti ragazzini che oggi ci seguono potrebbe esserci un nuovo grande giocatore o allenatore. Sono contento che l’affluenza di pubblico a palazzo sia rimasta alta anche quest’anno, in cui abbiamo fatto più fatica”.

Ha parlato di questa stagione. Spesso si parla di mercato o di gioco, ma quanto episodi girati male alla Germani ad inizio campionato hanno condizionato la stagione?

“Ci siamo lasciati sfuggire vittorie che erano nelle nostre mani, ad esempio a Varese, Trento e in trasferta con Ulm. Certamente, a differenza dell’anno scorso, queste vittorie ci hanno messo un po’ più di pressione nelle sfide successive. L’anno scorso con tutte quelle vittorie iniziali giocavamo più leggeri e indubbiamente certe cose ci venivano meglio, anche nei momenti decisivi come a Bologna o Cantù, dove vincemmo noi con tiri allo scadere. Gli episodi però non sono l’unica ragione dei nostri problemi: aver iniziato tardi la preparazione tutti assieme, con una squadra nuova per 9/12, pesa e non poco, e a ciò si aggiunge la novità dell’esperienza europea, non solo per me e per lo staff tecnico ma anche per la dirigenza della società. L’EuroCup è stato un errore? Le somme vanno tirate a fine stagione nella loro interezza”.

Ma quando è arrivata l’eliminazione la rabbia fu tanta ed ebbe uno sfogo in sala stampa. Come mai?

“Ero veramente arrabbiato, non tanto per la sconfitta ma per come avevamo perso venendo tra l’altro da una partita pessima il turno precedente a Belgrado. Non ho riflettuto su ciò che avrei potuto dire o fare in quel post partita e ho agito in quel modo. Succede e non ne faccio un dramma anche perché su certe prestazioni quella quella, come dissi al tempo, c’è veramente poco da commentare”.

Ad inizio stagione negò che quello era il periodo più difficile per lei a Brescia, ricordando l’inizio in Serie A del campionato 16/17. Alla luce di come sta andando quest’anno conferma tutto ciò? Nemmeno dopo Ulm è stata più dura?

“Sì confermo, nonostante la delusione la situazione era molto meno delicata rispetto alle prime giornate del campionato in cui eravamo neopromossi. Tuttavia ripensandoci, a livello personale, il momento più complicato per me fu l’eliminazione dalla Coppa Italia di A2 del 2015 contro Ferentino. Lì eravamo dati tra i favoriti e chiamati a vincere ma non ci riuscimmo. Le critiche furono tantissime e non fu facile”.

David Moss si sta spendendo molto sul fronte razzismo e per battersi per dei valori evidentemente non più saldi, come testimonia il recente caso Westbrook o quello che ha coinvolto Mike Hall a Siena. Pensa che il basket stia seguendo la tendenza della società?

“Se devo essere onesto io vedo un grande miglioramento rispetto al passato nel nostro mondo. David paga ciò che ha passato a Siena e Milano come uno dei giocatori più beccati in quanto più forti, ma rispetto agli anni ’80 i palazzetti sono molto più civili. Penso che lo sport, e in particolare il basket che è un movimento sicuramente più in salute di altri sotto questo aspetto, debbano essere motore a esempio per certe porzioni della società. E’ fondamentale che accada questo e serve l’aiuto di tutti, per far crescere al meglio le generazioni future. In questo senso a Brescia diamo una buona immagine grazie al nostro pubblico che non solo non si è mai reso protagonista di episodi razzisti, ma tanto meno violenti”.

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