[ESCLUSIVA] Marco Mordente: dal progetto “Allenarsi per il futuro” alla questione FIBA-Eurolega

[ESCLUSIVA] Marco Mordente: dal progetto “Allenarsi per il futuro” alla questione FIBA-Eurolega

L’ex Reggio Emilia e Treviso è tornato a Teramo, sua città natale, come testimonial di un progetto di orientamento giovanile.

di Marco Di Egidio

Non serve un maestro della palla a spicchi per poter affermare che Marco Mordente è stato uno dei migliori playmaker italiani di inizio secolo: vent’anni di carriera distribuiti tra Milano, Reggio Emilia, Benetton Treviso, Virtus Roma, Juvecasterta e Viola Reggio Calabria; più di 100 presenze con la maglia della nazionale (di cui è stato anche capitano dal 2010 al 2011); uno Scudetto, una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana, ottenuti tutti con la maglia biancoverde trevigiana nei magici anni 2005-2007, in quello che probabilmente è stato l’apice della sua carriera. Il suo essere ai vertici della pallacanestro italiana per così tanto tempo non ha impedito a Marco di dedicarsi spesso ad attività benefiche, dapprima con il suo fan club i “Mordents“, poi aderendo al progetto di orientamento giovanile “Allenarsi per il futuro”, promosso dall’azienda Bosch in collaborazione con Randstad, che lo ha riportato al PalaScapriano di Teramo, nel quale mosse i suoi primi passi da cestista nel settore giovanile del Teramo Basket.

Salve Marco, per prima cosa parlaci del progetto che sei venuto a presentare qui nella tua città natale.

Sono tornato a Teramo in qualità di testimonial di “Allenarsi per il futuro”. Faccio parte dei 35 atleti che hanno deciso di aderire a questo progetto, ideato per combattere la disoccupazione giovanile: l’obiettivo è quello di orientare i giovani al loro futuro, offrendo loro opportunità di alternanza scuola-lavoro attraverso la metafora dello sport; passione, impegno, responsabilità e, soprattutto, allenamento sono i principali valori che io e gli altri partecipanti cerchiamo di trasmettere ai ragazzi, che vengono da tutta Italia per ascoltarci.

Sei stato ai vertici del basket italiano in un periodo nel quale questo era ad un livello ben più alto di quello attuale, anche se in questa stagione “europea” alcune squadre italiane come Reggio Emilia sono state capaci di dire la loro. Credi che questi siano segnali di una possibile risalita?

Senza dubbio ci sono delle realtà come Reggio Emilia ed Avellino quest’anno, ma nel recente passato anche Trento e Sassari, che stanno facendo bene anche al di fuori dei confini nazionali, poi il fatto che non vincano non vuol dire affatto che si tratti di progetti fallimentari o comunque non riusciti. Certo poi io mi immedesimo anche nel tifoso che vorrebbe vedere anche qualche coppa in più alzata, ma quella è una cosa a cui, piano piano, programmando progetti pluriennali, sono convinto ci si arriverà.

Hai dato il tuo contributo alla Nazionale anche nelle qualificazioni ad Eurobasket 2009, che furono giocate tutte in una sola estate e non distribuite durante la stagione regolare, come accade da quest’anno per le qualificazioni al mondiale. Come giudichi questa riforma voluta dalla FIBA, anche alla luce del conflitto tra questa e l’Eurolega, che ormai da due anni affligge la pallacanestro del vecchio continente?

La disputa politica Eurolega-FIBA è talmente tanto grande che secondo me è difficile da capire e da giudicare fino in fondo. Io umilmente mi limito a dire che, come in tutte le cose, questa riforma delle qualificazioni presenta aspetti positivi e negativi: di positivo c’è sicuramente che questo sistema permette di portare la Nazionale Italiana in giro per le città, che fa sì che la passione del tifoso verso questa maglia sia ravvivata; d’altra parte però è impensabile di far giocare le qualificazioni a dei ragazzi che magari si qualificano per una manifestazione e poi verranno messi da parte in favore di altri compagni di nazionale. Probabilmente in futuro si arriverà ad un compromesso che accontenterà sia la FIBA sia la ULEB. Personalmente, però, devo ammettere che a me il prodotto Eurolega piace, perché permette allo spettatore di vedere sempre pallacanestro di alto livello, tenendo alta la visibilità di uno sport che in Europa deve sempre fare i conti con il calcio“.

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