F8 2016, Avellino: quando una sconfitta può rendere il futuro migliore

F8 2016, Avellino: quando una sconfitta può rendere il futuro migliore

La squadra di Sacripanti si è dimostrata degna della finale della Coppa Italia, facendo soffire Milano per larghi tratti della gara ed uscendo sconfitta solo nel finale.

La Sidigas Avellino ha perso la finale di Coppa Italia al cospetto dell’Olimpia Milano, ma la sconfitta, seppur dolorosa e difficile da digerire perché nessuno vuole perdere, ha messo in evidenza una crescita costante della formazione campana. Il roster allenato in maniera ottima da Stefano Sacripanti si è dimostrato l’unico in grado di competere alla pari per 40 minuti con i vincitori della competizione, capaci nei giorni precedenti di spazzare via con divari molto ampi sia Venezia sia Cremona.

Come detto dallo stesso allenatore in conferenza stampa al termine della finale “Milano è una squadra di Eurolega, è pazzesca per talento, fisicità e profondità del roster, considerando che era priva di 2-3 giocatori molto forti. Essere arrivati a giocarcela contro di loro mi riempie di orgoglio: per questo ho ringraziato i miei ragazzi”. Bastano queste parole per comprendere quanto fosse difficile superare l’ostacolo rappresentato dalla squadra di Repesa: nonostante ciò, Avellino ha vinto i due quarti centrali della sfida e ha perso di misura l’ultimo. La differenza, guardando il punteggio finale, l’ha fatta il primo quarto, in cui Milano ha messo in campo un’intensità difensiva molto forte che ha creato enormi difficoltà all’attacco degli avversari, capci di segnare appena 11 punti e chiudendo i primi 10 minuti in svantaggio di 10 punti.

Le difficoltà di Buva e Cervi, autentici mattatori della semifinale con Trento, imponevano alla squadra di fare scelte offensive diverse: nel secondo quarto a cercare di trascinare i suoi ci ha pensato James Nunnally, sottotono nelle prime due giornate della manifestazione, mentre decisamente più efficace nella sfida decisiva contro Milano. Alla fine per lui sono stati 25 i punti messi a referto: le statistiche non sono sufficienti a descrivere la voglia di vincere che il giocatore americano ha messo in campo coinvolgendo anche i suoi compagni nel tentativo di togliersi una grande soddisfazione. La sua capacità di costruirsi soluzioni molto diverse, sia da fuori sia in penetrazione, ha rappresentato un rebus di difficile risoluzione per la squadra di Repesa, incapace di fermarlo con continuità nell’arco dei 40 minuti.

A mancare ad Avellino per ottenere la vittoria è stato parte del supporting cast di Nunnally, cioè quei giocatori che hanno rivestito un ruolo determinante nel portare la squadra di Sacripanti alla finale. In particolare, Marques Green, vera e propria mente del gioco di Avellino, ha totalizzato 1 punto, 6 rimbalzi e 6 assist in 32 minuti sul parquet: l’apporto alla squadra lo ha dato, ma in termini realizzativi non essere riuscito a segnare un singolo canestro su azione ha influito molto nell’arco della sfida. Anche i lunghi della squadra hanno sofferto in modo particolare la fisicità e l’atletismo dei pari ruolo avversari, concedendo la bellezza di 19 rimbalzi offensivi a Milano, di cui 14 nel solo primo tempo: questa statistica, secondo Sacripanti, è bastata per spiegare la sconfitta ed è dovuta alle rotazioni a cui la sua squadra è stata costretta sui pick and roll avversari.

La sconfitta è stata accettata da parte di Avellino, anche se qualche rimpianto per alcuni tiri comodi sbagliati rimane, visto anche il valore dell’avversario: le Final Eight possono rappresentare il vero trampolino per il finale di stagione della squadra di Sacripanti, che ha visto interrompersi ieri una striscia di 9 vittorie consecutive tra campionato e Coppa Italia. Gli ultimi risultati conseguiti dimostrano come la squadra ora sia affiatata ed abbia trovato la giusta chimica che potrebbe permetterle di togliersi grandi soddisfazioni da qui al termine della stagione. Come confermato dallo stesso Repesa al termine della gara di ieri “Avellino è una squadra dotata di grande talento che ha trovato la quadra giusta. Sono difficili da affrontare”: per la Sidigas ora viene il difficile, cioè confermarsi ad altissimi livelli dopo una fase di stagione giocata con grande intensità ed efficacia.

I quattro punti dalla vetta del campionato testimoniano e confermano la bontà del progetto: le difficoltà di inizio stagione e lo spettro di poter rimanere invischiati nella lotta per non retrocedere sembrano solo più un brutto e lontano ricordo. Non è possibile abbassare il livello delle prestazioni perché ci sono tante squadre in pochi punti e  bastano un paio di passi falsi per compromettere quanto di buono realizzato fino a questo momento. Le 10 gare conclusive della regular season potranno dire quale sarà il reale volto di Avellino e che ruolo potrà recitare nella post season, ormai quasi raggiunta: la sensazione è che, tolta Milano che sembra essere superiore a tutte le sue avversarie, non ci siano squadre migliori della Sidigas per talento, esperienza e profondità del roster.

La scelta di puntare su elementi esperti del nostro campionato, sia italiani come Riccardo Cervi Giovanni Pini sia stranieri come Marques Green, Joe Ragland, Alex Acker, Maarten Leunen Ivan Buva potrebbe risultare vincente nella volata finale per assicurarsi il miglior posto possibile nella griglia dei play-off. L’esperienza maturata, anche a livello di post season, da parte di questi giocatori può essere una garanzia per affrontare al meglio l’ultima parte della stagione: Avellino si candida a recitare un ruolo da protagonista e, al tempo stesso, di mina vagante che nessuno vorrebbe affrontare. Sognare è lecito, lo Scudetto non sembra possibile ma la Final Eight ha mostrato che la squadra è presente, risponde alle linee dettate dall’allenatore ed è pronta a giocarsi qualcosa di importante con tutti.

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