F8 2016, pagelle di squadra: Milano vince da leader, Avellino risponde con la forma fisica

F8 2016, pagelle di squadra: Milano vince da leader, Avellino risponde con la forma fisica

Male Sassari, incapace di difendere il titolo, e Venezia.

EA7 EMPORIO ARMANI MILANO: sfata una maledizione che durava da 20 anni riportando la Coppa Italia ai piedi del Duomo in maniera incontestabile e senza sbavature. Vince imponendo a tutte le avversarie un ritmo fisico incessante e riuscendo a far valere integralmente la potenzialità della propria cifra tecnica, pur priva di Alessandro Gentile, e alle prese con l’inserimento dei nuovi tasselli. Tra questi a dominare è Rakim Sanders, autentico trascinatore dell’Olimpia, nonché meritatissimo MVP della finale. Chapeau a Repesa, al settimo trionfo per quel che riguarda le coppe nazionali (2 in Turchia, 4 in Croazia), che di fronte alle costrizioni del turnover ha avuto ragione in ogni partita, e può essere fiero del progresso individuale dei suoi giocatori (Cinciarini e Magro su tutti), capaci di tenere per 3 giorni un’inerzia feroce, 10

SIDIGAS AVELLINO: le 7 vittorie filate in campionato la catapultano nelle Final Eight sotto le vesti della squadra più in forma del campionato, e nei ritmi serrati della competizione la Scandone può giovare della sua eccelsa condizione fisica e superare due avversarie mica facili come Reggio Emilia e Trento (in una semifinale di alto livello), per poi stupire tenendo testa a Milano per 32’ abbondanti, riuscendo con pazienza e perseveranza a ricucire il gap e ad affacciarsi spesso nei dintorni dell’Olimpia. Oltre ai grandi meriti di Pino Sacripanti, può sorridere un architetto del basket come Nicola Alberani, capace di far salire i lupi alla ribalta dopo un paio di stagioni in cui i risultati erano al di sotto delle aspettative e degli investimenti. Complimenti ad Avellino, che scrive un bel capitolo di queste Final Eight meritando il 9. Menzione d’onore per Ivan Buva e James Nunnally.

VANOLI CREMONA: un manuale di solidità, coraggio e fiducia applicato al parquet: come nei migliori sistemi, il totale di Cremona è più della somma delle singole parti. Così, la pesante assenza di Vitali finisce per responsabilizzare, e progressivamente esaltare, il resto del gruppo, che con il raggiungimento della semifinale mette in cascina un traguardo storico e batte Sassari in una delle partite più emozionanti della kermesse del Forum. La tripla in faccia a una star come Joe Alexander dipinta da Nicolò Cazzolato rappresenta efficacemente il concetto di fiducia di cui gode tutto il roster di Cremona, considerando che il playmaker di Asolo, chiamato a impostare l’azione più importante della stagione, veniva da un 1\9 da 3 in stagione. Nella semifinale contro Milano semplicemente non ci poteva essere partita, ma la Vanoli strappa comunque l’8 e tanti applausi di contorno.

AQUILA TRENTO: probabilmente le resta un pizzico di rammarico, perché sarebbe potuta arrivare fino in fondo. Inizia superando con autorità Pistoia, guidata da un Wright che in Italia non ha rivali e da quell’organizzazione di gioco che è il marchio di fabbrica del team di Buscaglia. Nel dentro fuori contro Avellino gioca bene e ad altissima intensità, ma trova una giornata dalle basse percentuali (6\23 da 3) e si imbatte nel terremoto Ivan Buva, che con 19 punti in 19’ spinge Avellino in finale. Onore a una delle realtà più belle del campionato italiano, 7,5

GIORGIO TESI GROUP PISTOIA: arriva al Forum incerottata e senza registi, si trova di fronte Trento e cerca di fare la sua partita, forte dei suoi frombolieri e della nota capacità di essere un underdog di buon spessore. Dopo essere andata sopra all’intervallo, paga un terzo quarto distratto e finisce fuori dalle trame del match, pagando anche la cattiva giornata di Knowles e Kirk. Onora comunque la competizione, e continua a godere dei progressi di un Aleksander Czyz in crescita costante, al momento miglior sesto uomo della Serie A. Per la buona partita disputata e la situazione di totale emergenza merita il 6

GRISSIN BON REGGIO EMILIA: è limitata dalle condizioni non perfette di Aradori, Veremeenko e Kaukenas, di contro trova un Avellino lanciatissima e cerca di resistergli come può, giocando anche un ultimo quarto tutto cuore e da 34 punti a referto. Come se non bastasse si imbatte in un Veikalas formato gigante e alla fine deve abbandonare la competizione già nei quarti, facendo perdere alle Final Eight un’accreditata protagonista, 6

BANCO DI SARDEGNA DINAMO SASSARI: giocava per difendere il titolo, ma forse, più intimamente, per difendere se stessa. Contro Cremona parte forte e cerca di vincerla con i singoli, ma progressivamente perde concentrazione e alla fine viene punita nel modo più beffardo, o forse perde nello stesso modo in cui avrebbe vinto lo scorso anno: lasciando che l’istinto prevalesse sulla ragione. Sul +3 a pochi secondi dalla sirena il fallo non arriva, e la tripla di Cazzolato costringe Sassari a una resa immediata che pesa nel bilancio di una stagione che, tra eliminazione alle semifinali in Supercoppa Italia, eliminazione, senza vittorie in Eurolega (e poi in Eurocup), e settimo posto in campionato, va in qualche modo risollevata. Rispetto alla Dinamo sacchettiana non c’è traccia della magica follia – ma questo era preventivabile considerando l’avvento del nuovo percorso tecnico – ma fatica anche ad affacciarsi una nuova identità. A Calvani servirà tempo e lavoro, poiché i tanti nuovi innesti e i cambi in corso d’opera rendono Sassari, attualmente, un ibrido alla ricerca di definizione, 5

UMANA REYER VENEZIA: è il volto triste delle Final Eight. Ha poche energie in corpo, ed è in qualche modo sfortunata nel trovarsi subito di fronte Milano: prova a resistergli 20’, poi si sfalda e cede di schianto. A mancare sono praticamente tutti: i propulsori di gioco, in cui Green va comunque meglio di Goss, l’inossidabile impianto umano su cui Siena ha costruito la parte finale del suo ciclo, del quale, oltre alla tigna di Ortner, si è visto poco, e infine la panchina, incapace di rimettere in moto la Reyer. Nel naufragio si salva Owens, l’unico a dare l’impressione, a tratti, di poter pareggiare il ritmo fisico di Milano. La certezza è che da domani si potrà ripartire, e che De Raffaele potrà lavorare sui problemi e cercare di rispettare le ambizioni di una realtà importante come la Reyer, tirandola fuori dal cupio dissolvi in cui sembra piombata nell’ultimo periodo. Nel frattempo, la pagella dice 4,5

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