FIAT Torino, ecco Diante Garrett a tutto tondo

FIAT Torino, ecco Diante Garrett a tutto tondo

Intervista al playmaker di Torino fatta dagli amici di VecchioCuoreGialloBlu

di La Redazione
  • Nella stagione 2006/2007 sei stato nominato “Milwaukee Player of the year” mentre frequentavi la Harold S. Vincent High School. Cosa ricordi di quel periodo della tua carriera?

È stata un’esperienza divertente. Nella mia senior season ho giocato con tanti amici. Ho migliorato le mie abilità sul campo e, grazie alla consapevolezza nei miei mezzi, sono riuscito addirittura ad essere premiato come Giocatore dell’anno.

  • Parlando della tua carriera collegiale, nella tua stagione da rookie hai giocato tutte le partite e sei partito titolare in 4 di queste. Cosa ci puoi dire riguardo questa stagione?

È stata un’altra grande annata. Solitamente le matricole nei college non giocano molto e nemmeno partono titolari. Giocare al college mi ha permesso di costruire la mia carriera e ho imparato molto in questo periodo seppur con tante difficoltà.

  • La tua stagione da sophomore è stata sicuramente migliore. Sei stato uno dei due giocatori che è partito titolare in tutte e 32 le partite, sei stato il secondo marcatore della tua squadra e terzo nel ranking dei playmaker.  È questa stagione il vero punto di partenza della tua carriera?

Sì, penso che sia stato il vero punto di svolta. Ho migliorato ancora il mio gioco, i miei coach hanno aumentato la mia autostima e i compagni erano tutti giovani e tutto ciò mi ha aiutato a crescere e a diventare un leader. In generale è stato uno dei miei anni migliori.

  • Nella junior season sei stato uno dei migliori playmaker e assistmen. Sono gli assist il vero punto di forza del tuo gioco?

Sì, sicuramente. Ho imparato molto giocando come playmaker al college. Ero incaricato di far correre la squadra, coinvolgere tutti i miei compagni e, grazie alle mie abilità di passatore, liberare i grandi tiratori che giocavano con me. Avevo maggiore fiducia nei miei compagni e servivo maggiori assist.

  • Nella tua senior season sei migliorato ulteriormente: hai guadagnato i meriti per entrare a far parte della All-Big 12, sei arrivato primo nella speciale classifica degli assist e hai realizzato una delle migliori stagioni per un playmaker nella storia di Iowa State. Cosa provavi in quel periodo?

Quello è stato il mio migliore anno poiché ho avuto la possibilità di giocare per un nuovo coach che favoriva il gioco in transizione, i pick and roll e i giochi in isolamento, in poche parole il basket che piace giocare a me. Ho sfruttato la mia velocità e ho aumentato ancora la fiducia in me stesso.

  • Quell’anno hai inoltre conseguito la laurea, è stato difficile studiare e giocare contemporaneamente?

Il college era completamente diverso dall’High School. Il livello era superiore e le lezioni più complicate. In generale è stato molto difficile ma sono riuscito a gestire tutto.

  • Sei uscito undrafted dall’NBA draft 2011 e hai siglato un anno di contratto in Croazia. Avevi perso le speranze di andare in NBA?

No no, non ho mai perso le speranze. È stato un anno difficile. Sapevo sarebbe stato così poiché molti giocatori forti entravano in NBA in quegli anni. Ho continuato a lavorare sodo fiducioso di poter entrare un giorno nella massima serie americana.

  • Nel 2012 hai partecipato alla Summer League con la maglia dei Phoenix Suns e hai firmato per loro il primo ottobre. Quattro giorni dopo hai fatto il tuo debutto in NBA. Quali erano le tue emozioni? Eri nervoso?

Sì, certamente ero nervoso all’esordio. Beh, è l’NBA (ride ndr), il sogno di ogni bambino. Mi sentivo pronto e ho sfruttato  l’opportunità di giocare tutto l’anno con Phoenix. È stato un anno molto divertente.

  • Adesso Torino, perché hai scelto la nostra squadra?

È un’altra grande opportunità per mettermi alla prova, avendo la possibilità di giocare l’Eurocup con un grande club italiano. Conoscevo già alcuni giocatori come Trevor  (Mbakwe ndr) e Andre  (Jones ndr). Ho parlato con loro e altri giocatori come Marcus Landry e Jamil Wilson che mi hanno consigliato di accettare e venire a giocare qui in Italia.

  • Con chi ti trovi meglio nello spogliatoio?

Mi trovo bene con tutti ma ovviamente meglio con gli americani perché ci capiamo al volo nonostante anche gli italiani parlino un buon inglese. Siamo tutti legati e chiunque è importante.

  • Cosa ne pensi di coach Galbiati? E Banchi e Recalcati?

Tre coach completamente diversi. Banchi era un coach molto esigente, non voleva giocatori che non si impegnassero e ricercava sempre la perfezione. Era sempre dentro la partita, urlando e agitando le braccia minando le azioni difensive. Recalcati era molto più tranquillo, non urlava.

Coach Paolo è molto simile a Banchi: urla e corre su e giù per il campo dandoci l’incoraggiamento e la fiducia necessaria ed è quello di cui hanno bisogno i grandi team.

  • Hai mai pensato ad una vittoria nella Coppa Italia?

Sì, ci avevo pensato perché ho molta fiducia nei miei compagni. Sono sempre stato sicuro che fossimo pronti a vincerla e avessimo tutte le carte in regole per farlo. Abbiamo sempre giocato uno per l’altro e siamo arrivati alla coppa da squadra. Questa è la mia prima coppa. Ho giocato in altre due coppe nazionali ma non ero mai riuscito a vincere. 

  • Cosa ne pensi di Torino come città e dei suoi tifosi?

La città è fantastica. Non mi posso lamentare di nulla poiché la città ci offre tutto quello di cui abbiamo bisogno e le persone sono fantastiche. La mia famiglia si trova bene qui, mio figlio studia in una scuola di Torino. I fan ci aiutano sempre ed è quello che ci serve di più per vincere.

  • Chi è il tuo idolo?

Mio padre. Ci parlo tutti i giorni, ha giocato in NBA e mi può dare numerosi consigli sul professionistico. È fantastico: posso fargli qualsiasi domanda in ogni situazione. Mi incoraggia, mi da fiducia.

 

Autori: Marco Piasentin e Christian Vasta della pagina Instagram vecchio_cuore_giallo_blu

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