Il PIT raccontato dai GM italiani. Ci sarà un altro Galloway? Chi verrà in Italia?

Il PIT raccontato dai GM italiani. Ci sarà un altro Galloway? Chi verrà in Italia?

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L’edizione 2015 del PIT si è conclusa, diventato ormai un importante torneo vetrina per tanti senior dell’NCAA che difficilmente avranno possibilità di chiamata al draft, motivo per cui sono presenti molti scout del vecchio continente. Dall’Italia sono partiti Nicola Alberani (Roma), Alessandro Giuliani (Brindisi), Francesco Betti (Ferentino), Simone Giofrè (Varese), Giulio Iozzelli (Pistoia), Demis Cavina (Tortona), Davide Cavicchi e Bruno Arrigoni (Bologna), Salvatore Trainotti (Trento), Andrea Mazzon e Filippo Faina. Abbiamo raccolto le impressioni di alcuni di loro. Quali sono le impressioni sui giovani presenti nell’edizione 2015 del PIT? Nicola ALBERANI: “Penso che quest’anno ci fosse un livello atletico e tecnico molto interessante. Tutti e 64 i giocatori hanno giocato duro dall’inizio alla fine e questo ha reso onore alla manifestazione”. Alessandro GIULIANI: “Come ogni annata il PIT mette in mostra tutto il talento fisico dei seniors, ti permette di vedere live giocatori che hai seguito nei loro college durante la stagione e di vederli giocare in posizioni diverse e con uno stile di basket diverso, hai delle liete sorprese come delle dure delusioni e magari scopri che il giocatore che tanto amavi, in 3 giorni ti fa perdere l’innamoramento. Il livello diventa forse ogni anno più interessante per l’Europa che per il mondo NBA, questa stagione poi, il fatto di averlo in concomitanza col Nike Hoop Summit, ha distolto parte dell’attenzione degli addetti ai lavori e scout NBA che comunque hanno intervistato molti giocatori. Gli Spurs ad esempio molto attenti a queste manifestazioni, hanno intervistato 11/12 seniors“. Francesco BETTI: “Come sempre il Portsmouth Invitational è una grande vetrina per vedere dal vivo, giocatori che magari prima o poi graviteranno nei nostri campionati europei. In ogni edizione ci possono essere giocatori interessanti, noi proprio quest’anno abbiamo firmato Markel Starks. In generale il livello medio mi è sembrato in linea con quello degli anni precedenti, anche se poi nello specifico, proprio quelle partite non fanno molto testo, essendo più una vetrina dove ognuno cerca di mettersi in mostra, piuttosto che delle partite vere. E’ normale che diventa obbligatorio seguirli anche durante l’anno e non andare a Portsmouth senza una base di conoscenza“. Simone GIOFRE’: “L’evento si è rivelato come sempre molto interessante in prospettiva futura. Vedere 64 giocatori in uscita dal college, la maggior parte dei quali giocherà la propria carriera in Europa, è qualcosa di particolare, formativo e soprattutto unico. Dal PIT negli ultimi dieci anni sono usciti pochi giocatori per la NBA, questo significa che l’evento è particolarmente interessante per i club europei, lo testimonia il fatto che le più grandi leghe europee erano tutte rappresentate con diversi GM all’opera. Non solo, oggi anche Corea e Giappone sono mercati interessanti per questi giocatori“. Giulio IOZZELLI: “La mia personale impressione su questa edizione del PIT è stata tendenzialmente positiva, ho visto ragazzi che si sono proposti con il giusto atteggiamento, in un contesto particolare com’è da sempre quello di questo torneo“. Demis CAVINA: “Il torneo del PIT è stato nel complesso molto interessante e sono sicuro che nei prossimi campionati europei vedremo, come quest’anno, tanti giocatori passati da Portsmouth. Certamente non si possono giudicare questi giovani unicamente per le tre partite viste la scorsa settimana, tra l’altro in un contesto di squadra formato per l’occasione e quindi senza un’adeguata conoscenza reciproca e tattica. Per avere un giudizio complessivo e veritiero, è necessario uno scouting adeguato di tutta la stagione NCAA ed il PIT diventa così l’occasione per rendersi conto “live”, se le caratteristiche dei giocatori viste nei video, corrispondono alle aspettative. Un altro aspetto fondamentale è quello di poter vedere da vicino le “facce e gli atteggiamenti” dei ragazzi, un particolare spesso determinante per la scelta di un giovane“. Daniele CAVICCHI: “Il primo aspetto da sottolineare è l’impegno profuso da questi ragazzi, ben consapevoli di avere un’opportunità di mettersi in mostra davanti ad osservatori provenienti da tutto il mondo e non solo scout NBA. Il secondo aspetto importante è che l’organizzazione della manifestazione, che prevede 8 squadre composte da 8 giocatori, ha dato (come in passato) l’opportunità ad ognuno di loro di giocare diversi minuti ogni gara. Premesso questo, ho notato un’importante disomogeneità nel livello dei partecipanti: almeno 7/8 li considero già pronti per un’esperienza professionistica in un campionato difficile come la LegaA Italiana, altri 7/8 potrebbero disputare un campionato importante Europeo ma molto dipende dal contesto e dai compagni dai quali sarebbero affiancati, quasi una trentina li considererei e valuterei per la nostra prossima Serie A2, mentre nel terzo rimanente non ho rilevato doti e capacità sufficienti per affrontare la nostra seconda serie nella prossima stagione ma comunque vale la pena seguirli nel loro percorso perché, passato l’anno da rookie, potrebbero aver maturato quell’esperienza per colmare il gap con gli altri giocatori“. La scorsa edizione Langston Galloway è poi riuscito a strappare un contratto in NBA e si sta rivelando una steal, qualcuno quest’anno potrebbe essere chiamato al draft o potrà seguire le sue orme? Nicola ALBERANI: “E’ difficile dire se ci sarà un altro Galloway, un giocatore comunque dominante nella sua St Joseph (assieme al nostro ex Kanacevic). Credo che per una serie di motivi, difficilmente si ripeterà un caso simile al suo nella classe di quest’anno”. Alessandro GIULIANI: “Molti seniors, che annusano la possibilità di entrare nelle scelte, declinano l’invito per il PIT pensando di incorrere in brutte figure, alcuni invece con un PIT sopra le righe entrano nel draft, oppure, vengono seguiti prima nelle Summer Leagues e poi in D-League dalle squadre NBA. Viene sempre difficile, a noi europei, sapere e seguire i criteri di scelte legati anche a salary cap ecc ecc.., quindi è difficile dire chi sarà il prossimo Hall. Ultimamente i team NBA usano sempre di più la D-League per testare i giocatori ed averli sempre pronti per firmare dei decadali e tenerli sotto controllo, sia tecnico che caratteriale, il che rende ancora meno facile averli in Italia perché il sogno NBA è, giustamente, nella testa di questi ragazzi“. Francesco BETTI: “Langstone Galloway è un giocatore che in parte provammo ad avvicinare anche noi durante la Summer League, quando ancora era indeciso se partecipare al “veteran camp”, oppure scegliere una carriera in Europa. Credo che anche questa edizione riserverà qualche giocatore già pronto per l’NBA“. Simone GIOFRE’: “Fa molto piacere che Galloway sia riuscito a strappare un contratto NBA, perché significa che avevamo visto lungo con lui dato che la scorsa estate abbiamo provato a prenderlo. Difficile fare una previsione riguardante il draft, in quanto le scelte NBA, soprattutto quelle del secondo giro, molto spesso seguono delle dinamiche che possono sembrare difficili da capire se non si è all’interno della franchigia stessa. In ogni caso, mi aspetto che qualcuno di questi 64 possa giocare in NBA già il prossimo anno, magari anche senza essere scelto al prossimo draft“. Giulio IOZZELLI: “Sull’eventualità di una chiamata al draft, le componenti sono molteplici e non si limitano alla sola qualità dei giocatori, dovremo per esempio capire tra quelli che sono in “odore” di scelta, se tutti si dichiareranno. Quindi oggi è complicato poter fare una simile previsione, anche se esiste per qualcuno una chance“. Demis CAVINA: “Galloway non è stato l’unico giocatore della scorsa edizione ad aver calcato il parquet NBA, ma è certamente quello che ha raggiunto il punto più alto tra i rookie del PIT. La chiamata dei Knicks è dettata da tante componenti ed è la dimostrazione che, anche tra i senior non scelti, ci sono giocatori interessanti per il campionato professionistico americano. Non penso tuttavia che potrebbero esserci delle scelte al draft tra i partecipanti di questo torneo, mentre molto più probabile che qualcuno si giocherà le proprie carte attraverso le Summer League e gli inviti ai veteran camp“. Daniele CAVICCHI: “Non è una valutazione facile, valutando fisico, talento e personalità a mio avviso ci sono 3 giocatori che hanno partecipato al PIT che potrebbero avere le qualità necessarie per giocarsi una chance“. Quali sono i giocatori che hanno maggiormente impressionato? Nicola ALBERANI: “Ognuno di noi è tornato a casa con le proprie idee e sensibilità, ma ritengo che in generale il talento maggiore fosse concentrato nei numeri 2 e 3”. Alessandro GIULIANI: “Tra gli esterni sicuramente DJ Newbill e D’Angelo Harrison, mentre tra i lunghi il “ripescato” Darion Atkins e Yossou Ndoye, che essendo cotonou, ha doppia valenza per il campionato italiano. Poi devi conoscere tutto del ragazzo la sua storia personale, la famiglia, il college da dove arriva, per capire se potrà incastrarsi nel puzzle della tua squadra, molte squadre NBA, usano veri e propri investigatori privati per scavare nella vita dei loro futuri giocatori“. Francesco BETTI: “Tra gli esterni direi DJ Newbill, mentre tra i lunghi David Laury“. Simone GIOFRE’: “I nomi di quelli che mi son piaciuti di più preferirei tenerli segreti! Però posso dire che mi trovo d’accordo con 8/12 dell’All Tournament Team scelto dalla giuria al termine dell’evento“. Giulio IOZZELLI: “Il PIT è un torneo particolare, le squadre sono assemblate non sempre con equilibrio, quindi per i giocatori non è facile fornire prestazioni adeguate. Spesso accade che giocatori che non eccellono in questo contesto, poi si rivelano interessanti (e viceversa). Direi comunque che nei 4 giorni trascorsi si sono distinti per esempio Richaun Holmes, David Laury, Treveon Graham, Rayvonte Rice, Darion Atkins, per citarne solamente alcuni“. Demis CAVINA: “L’elenco sarebbe lunghissimo e per non stare nel vago citerei la guardia D’Angelo Harrison di St. John’s, per la facilità di segnare, ed il lungo Richaun Holmes di Bowling Green per l’atletismo combinato alla comprensione del gioco”. Daniele CAVICCHI: “Naturalmente oltre a quelli che considero già pronti per l’A1, è stato una piacevole sorpresa Darion Atkins (Virginia), un lungo chiamato per sostituire un assente (probabilmente data la sua vicinanza a Portsmouth che è in Virginia) che, pur non avendo avuto statistiche eccezionali nella stagione universitaria, si è dimostrato un giocatore molto duttile e di buon impatto tanto da essere inserito nell’All Tournament Team (i migliori 12 su 64). Mi sbilancio nel dire che in Serie A2 potrebbe fare la differenza“. Chi potrebbe ben figurare in Italia? Nicola ALBERANI: “E’ complesso fare dei nomi di ragazzi che possano fare sicuramente bene al di là del contesto dove verranno calati. Sicuramente se cito DJ Newbill, non penso di sbagliarmi troppo”. Alessandro GIULIANI: “Tutti o quasi hanno l’atletismo e molti la tecnica per stare in Italia, spesso dipende dal contesto nel quale si ritrovano, ricordiamo che sono giovani studenti non abituati a stare 10 mesi lontano da casa, ad allenarsi 2 volte al giorno da agosto a maggio/giugno. In Italia negli ultimi anni le regole hanno portato a seguire con più attenzione i cotonou, quindi sicuramente i vari Ndoye , Drame , Ndour ecc. , hanno più possibilità di giocare in Italia e/o in Europa“. Francesco BETTI: “Questo è un discorso complesso, trattandosi di rookie che escono per la prima volta da “casa”. Spesso il rendimento il primo anno non è legato solamente ad aspetti tecnici, ma capita purtroppo che problemi di ambientamento o di adattamento ai nostri campionati, possano influenzare una stagione che sulla carta aveva altre aspettative“. Simone GIOFRE’: “Dipende molto da chi deciderà di puntare su un rookie e per quali motivi lo farà, se per scelta del talento o per un motivo contingente di risparmio economico. Negli ultimi anni in Europa sono altre le nazioni dove si è puntato con maggior professionalità sui rookies. Intendo dire che il rookie, per concetto, va protetto e addestrato, non è pensabile credere che un giocatore appena uscito dal college, dove la Regular Season dura 3 mesi e mezzo e la stagione 5 mesi, venga in Europa e possa fare subito bene. Deve capire in che contesto è capitato, la cultura, le abitudini, le esigenze del club, i tifosi, i compagni molto spesso di culture cestistiche diverse ed infine, “sopravvivere” ad una stagione lunga 9 mesi, in cui deve sempre rimanere concentrato. Onestamente non è semplice e infatti servono società con una struttura ed una filosofia forte per avere successo con un rookie“. Giulio IOZZELLI: ” In Italia potranno arrivare alcuni dei partecipanti a questa edizione, magari distribuiti tra prima e seconda lega. Per fare pochi nomi oltre a quelli citati, Cady Lalanne, Darius Carter, Matt Stainbrook, non indico quello che mi è piaciuto di più per scaramanzia“. Demis CAVINA: “Sono tantissimi i giocatori che potrebbero ben figurare tra serie A e A2, e qualcuno di questi potrebbe essere favorito dal passaporto, non vorrei però spingermi oltre“. Daniele CAVICCHI: “Come osservavo prima tra A1 e A2 potrebbe esserci posto per diversi di questi ragazzi“. Parlando di mercato, con l’Euro in caduta libera, è ancora conveniente scommettere su giovani provenienti dall’NCAA? Nicola ALBERANI: “Credo che sia una domanda molto pertinente, senz’altro ritengo che il dollaro forte penalizzerà l’esportazione Usa. Un anno fa con 100mila euro netti si portava a casa un giocatore da 140mila dollari netti, ora con la stessa somma, se ne porta a casa uno da 100mila dollari netti circa. Direi che sia un dato da non sottovalutare e soprattutto i giocatori cotonou ne saranno penalizzati a scapito degli europei. Se poi aggiungiamo la sovrattassa di 40 mila euro per chi farà il 3+4, direi che il quadro è abbastanza mutato rispetto l’anno scorso”. Alessandro GIULIANI: “Non penso sia una questione di Euro/Dollaro, firmare un “rookie” porta pro come quello di avere un giocatore voglioso, affamato, e spesso attento a nuove sfide, come contro non sapere quanto ci metterà, un ragazzo di 20/21 anni ad integrarsi ad uno stile di basket che non è quello del suo college dove ha giocato per 4 anni, ad integrarsi con uno stile di vita diverso. Spesso quando firmi dei rookie, la bravura sta nel circondarli con giocatori che possano aiutarli e sostenerli, sia tecnicamente che come personalità“. Francesco BETTI: “Ritengo soprattutto sia importante delineare la strategia e le caratteristiche degli americani che si vogliono nel proprio roster. E’ evidente che firmare un giovane appena uscito dal college, possa avere ancora dei vantaggi economici. Ma in un mercato come quello di oggi, riguardo soprattutto a quello che può essere una società di Legadue, anche aspettare e non farsi prendere dalla fretta, può portare ad ingaggiare degli atleti di livello superiore che, magari rimasti senza squadra, si accontentano di scendere di categoria“. Simone GIOFRE’: “Credo che sia conveniente nella misura in cui si punti su un giocatore con del talento, o comunque delle caratteristiche fuori dal comune. Dopo di ché, vale il discorso fatto in precedenza sull’essere strutturati e mentalizzati per avere un giocatore che esce dal college“. Giulio IOZZELLI: ” Penso tutto sommato che, scommettere sui giovani USA, possa essere ancora sensato. Il mercato americano rimane molto vasto, certo le variabili quando si sceglie un rookie sono tantissime, ma con un pò di fortuna i giovani americani rimangono sempre a mio avviso appetibili“. Demis CAVINA: “Per tradizione e qualità nello scouting, l’Italia ha sempre guardato con molto interesse il mondo del college americano, ed anche quest’anno era nutritissima la “delegazione” dei nostri connazionali sulle gradinate della Churchland high school. La svalutazione dell’Euro rispetto al dollaro potrebbe avere una ripercussione maggiore in serie A, dove gli stranieri compongono mediamente la metà dei roster, mentre in A2 con solo due USA, non penso a grandissimi stravolgimenti. Anzi, la seconda lega italiana è vista come un ottimo trampolino di lancio per chi vuole aprirsi una carriera oltreoceano, ed anche in questa stagione che sta volgendo al termine, tanti sono i rookie che hanno ben figurato“.  Daniele CAVICCHI: “Penso sinceramente di sì, in primo luogo perché stiamo parlando di un campionato che produce un’infinità di giocatori in un paese di 320 milioni di abitanti, in cui la pallacanestro è uno degli sport più praticati e quindi sicuramente c’è possibilità di trovare della qualità, in secondo luogo perché oltre al talento e alle qualità tecniche, i giocatori di colore offrono un atletismo che difficilmente i nostri ragazzi riescono ad impattare (difficile ma non più così impossibile). In ultima analisi nonostante il cambio euro/dollaro sia ormai equivalente, in un momento in cui tante Società hanno poche risorse da destinare alla costruzione della squadra, i rookie Americani costano “poco”. Resta comunque il fatto che i ragazzi americani, come quelli Italiani, hanno bisogno di riferimenti chiari che li aiutino ad inserirsi e quindi avere almeno 2 “veterani”  Italiani e/o Americani (nel nostro caso per esempio Allan Ray) è fondamentale se si vuole scommettere su alcuni giovani provenienti dalla NCAA“.   graham3Parlando di numeri, l’Mvp del torneo è stato Treveon Graham, ala uscita da VCU, 198 cm, 100kg, classico giocatore uscito da VCU dalle mani di Shaka Smart, buon fisico, ha capacità di essere un all-around, buon tiratore e rimbalzista, come talento una via di mezzo tra Early e Reddic, ha chiuso il torneo con 24.67 punti di media con ottime percentuali al tiro e 5.33 rimbalzi raccolti, (in NCAA 16.2 punti e 7.1 rimbalzi). Al Torneo hanno brillato anche:   harrison3D’Angelo Harrison, uscito da St.John’s, guardia, 193cm, 92 kg, giocatore completo in ogni lato del gioco, ottimo scorer, passatore e rimbalzista, possibile crack (al PIT 22 punti, 7.6 rimbalzi, 5.6 assist e 1.3 rubate, in NCAA 17.5 punti, 5.5 rimbalzi);   atkinsDarion Atkins, uscito da Virginia, ala pivot, 203cm, 105kg, molto atletico, energico, essenziale nei movimenti e discreta tecnica, vera sorpresa del torneo (al PIT ala/pivot, 20 punti, 10.3 rimbalzi e 3.6 stoppate, in NCAA 7.6 punti, 6 rimbalzi, 1.1 stoppate);   lalanne3Cady Lalanne, uscito da Massachussetts, pivot, 208cm, 113kg, cotonou, si è un po’ perso insieme a Umass in campionato, se si dovesse fare un paragone, ricorda molto Dario Hunt di Capo d’Orlando. Buon atleta, salta parecchio, tecnica non eccelsa (al PIT 14,6 punti, 12,3 rimbalzi e 2,3 stoppate, in NCAA 11,6 punti con 57,9% da 2, 9,5 rimbalzi, 1,9 stoppate);   newbillDJ Newbill, uscito da Pennsylvania, guardia, 193cm, 93kg, attaccante nato, è la prima opzione offensiva della squadra, ma anche la seconda e la terza, segna tanto e forza altrettanto, può segnare in qualunque modo e prendersi 20 tiri a partita in scioltezza, go-to-guy designato, abbastanza clutch, giocatore da “disciplinare” al tiro. Buona stazza che gli permette di farsi sentire anche a rimbalzo (al PIT 18 punti, 5 rimbalzi e 5.4 assist, in NCAA 20.7 punti, 3.1 assist, 4.7 rimbalzi);   holmes3Richaun Holmes, uscito da Bowling Green, ala pivot, 203cm, 105kg, classico lungo che corre bene il campo e ha un atletismo debordante (ottimo stoppatore), inutile avere però grandi pretese sotto il profilo tecnico (al PIT 14.6 punti, 7.6 rimbalzi e 3.6 stoppate, in NCAA 14.5 punti con 59% da 2 e 41.9 da 3, 7.9 rimbalzi, 2.7 stoppate); Laury-PhotoDavid Laury, uscito da Iona, ala pivot, 206cm, 111kg, (al PIT, 13.6 punti, 7 rimbalzi, 2 assist, in NCAA 20.4 punti, 10 rimbalzi, 2.7 assist, 1.3 stoppate); jj avila2JJ Avila, uscito da Colorado State, ala grande, 201cm, 112kg, lungo completo, ottimi movimenti sul perno in avvicinamento a canestro, buon rimbalzista, dispone anche di una mano educata dalla distanza, ottima ala per l’Europa (al PIT 14.3 punti, 7 rimbalzi, 3.3 assist, 1.3 stoppate e 3.6 rubate, in NCAA 16.9 punti 59% da 2, 7.4 rimbalzi, 2.9 assist, 2.1 rubate). Altri giocatori che magari non hanno proprio brillato nel torneo, non erano nella lista dell’All Tournament Team, ma che sicuramente sono da seguire:Ousmane-Drame-FairfieldOusmane Drame, uscito da Quinnipiac, pivot, 206cm, 102kg, cotonou, (in NCAA 14.8 punti, 11.1 rimbalzi, 2.9 stoppate);   Youssou Ndoye, Richard HowellYoussou Ndoye, uscito da ST.Bonaventure, pivot, 213cm, 113kg, cotonou, (in NCAA 11.8 punti, 10.1 rimbalzi, 2.6 stoppate);   ndourMaurice Ndour, uscito da Ohio, ala pivot, 206cm, 91kg, cotonou(in NCAA 16.1 punti, 50.4% da 2 e 45.6% da 3, 8.4 rimbalzi, 2.1 stoppate);   kalinoski3Tyler Kalinoski, uscito da Davidson, guardia, 193cm, 78kg, giocatore entusiasmante, aiutato dal fatto che a Davidson giocato una pallacanestro briosa e ad alto ritmo. Buona visione di gioco, gran tiro, buon primo passo, tecnica sopraffina e tanto intelligente (al PIT 19.6 punti, 3.6 rimbalzi e 2 assist, in NCAA 16.7 punti con 42.3% da 3, 4.1 assist, 4.2 rimbalzi);   nimrod hilliardNimrod Hilliard, uscito da NC Central, play, 183cm, 71kg, giocatore interessante (decimo miglior assistman della Division I), con un buon tiro dall’arco, equilibrato, ha una buona selezione offensiva, gran scorer, in difesa tutto da valutare, forse troppo leggero (al PIT 13.3 punti, 3.6 rimbalzi e 4.6 assist, in NCAA 12 punti, 6.3 assist);   pat connaughtonPat Connaughton, uscito da Notre Dame, ala, 196cm, 96kg, solido mentalmente, sa fare più o meno tutto in campo e a quanto pare non solo in quello di Basket, gioca bene anche a Baseball(al PIT 14 punti, 6 rimbalzi, in NCAA 12.5 punti con 53.7% da 2 e 42.3% da 3, 7.4 rimbalzi);   riceRayvonte Rice, uscito da Illinois, guardia/ala, 193cm, 107kg, se non si fosse fratturato il polso, probabilmente avrebbe avuto qualche chance di portare Illinois al torneo NCAA, classica SG che in Europa sposta, capace di costruirsi il tiro dal palleggio, stazza notevole e anche un buon rimbalzista (al PIT 12.6 punti ma con tanti errori al tiro, 3.3 rimbalzi, 2 assist, in NCAA 16.5 punti con 43.6% da 3, 6.5 rimbalzi, 1.8 assist e palle rubate);   hogueDustin Hogue, uscito da Iowa State, ala, 198cm, 93kg, ottimo gioco perimetrale, ma anche grande attitudine al rimbalzo (al PIT 8 punti, 8,3 rimbalzi, con 0 punti e tanti errori nell’ultima partita, in NCAA 11 punti con ottime percentuali da 2 e da 3, 4.9 rimbalzi);   waldenCorey Walden, uscito da Easter Kentucky, point guard, 188cm, 93kg, pg da squadra di medio livello europeo, buon fisico e buon range di tiro, probabilmente avrebbe bisogno di qualche anno di gavetta europea prima di poter puntare ad un buon palcoscenico di Eurolega (al PIT 13.3 punti, 59% da 2 e 55 da 3, in NCAA 19.1 punti, con 66.4% da 2, 4 assist, 4.1 rimbalzi, 3.1 rubate);   tj priceTJ Price,  uscito da Western Kentucky, guardia, 193cm, 101kg, un pò come Walden, buon fisico e buon range di tiro, e anche lui al momento è un giocatore da squadra di medio livello europeo (al PIT 14.3 punti, 2.6 assist, in NCAA 17.1 punti con 41.3% da 3, 4 assist, 5.3 rimbalzi).  

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