Il viaggio di Jaime Smith

Il viaggio di Jaime Smith

Abbiamo voluto incontrare Jaime Smith, play emergente della Red October Cantù, all’Osteria del Boeucc dove d’abitudine mangia e dove si è conquistato rapidamente dell’affetto sincero “Sono ancora in buoni rapporti con tanti ex giocatori- ci dice Sebastiano Pirrotta chef e proprietario  del ristorante- ma Jaime è davvero speciale, lo reputo un vero amico…”  e all’interno di un ambiente in cui trova serenità abbiamo parlato del viaggio della sua vita  per capire come mai questo ragazzo arrivato senza fanfare trionfanti stia gradualmente conquistando la stima degli addetti ai lavori ma soprattutto del popolo canturino che lo sta eleggendo a suo figlio adottivo.

di Carlo Perotti

Il nome James Smith è l’equivalente americano di Mario Rossi, ovvero il nome considerato più comune, e questo ragazzo, gentile e tranquillo come tutti i ragazzi del Sud degli Stati Uniti, è l’emblema dell’Uomo Comune. Non baciato da atletismo abbagliante né da un fisico imponente per tutta la sua carriera ha seguito la parabola dell’underdog ovvero di chi si deve conquistare col sudore e la fatica ogni piccolo traguardo, passo dopo passo, partendo dal basso, con poche selezionate persone che credono in te. Eppure questo ragazzo semplice e misurato nelle parole, ha un tarlo che gli rode dentro: una feroce determinazione  a raggiungere la sua meta, non importa quanti sacrifici debba affrontare  “Non posso mai rilassarmi: devo mostrare e provare le mie capacità, mostrare e provare…” Una missione da compiere ed il suo Eldorado da sempre è stata l’Italia. Non la Spagna, la Grecia o la Turchia ma l’Italia.

Big wheels keep on turning

Carry me home to see my kin

Singing songs about the south-land

I miss ‘ole’ ‘bamy once again and I think it’s a sin

Well I heard Mister Young sing about her

Well I heard ole Neil put her down

Well, I hope Neil Young will remember

A southern man don’t need him around anyhow

Sweet home Alabama

Where the skies are so blue

Sweet home Alabama

Lord, I’m coming home to you

In Birmingham they love the Gov’nor, boo-hoo-hoo

Now we all did what we could do

Now Watergate does not bother me

Does your conscience bother you, tell the truth

Sweet home Alabama

Where the skies are so blue

Sweet home Alabama

Lord, I’m coming home to you, here I come

Now Muscle Shoals has got the Swampers

And they’ve…

i Chocolate Milk
i Chocolate Milk

James Smith nasce e cresce proprio nella Birmingham cantata dai Lynyrd Skynyrd , terra del Sud dolce ed indolente e papà Joe Foxx è proprio un musicista: suona la tromba nei Chocolate Milk band di jazz, funk and soul cresciuta sulle orme degli Earth, Wind and Fire e di Kool and the Gang negli anni 70. Jamie sta in mezzo a due fratelli maggiori e due sorelle minori e proprio tutti hanno il nome che inizia con la J tanto da creare poi la J-Smith Hoops, una società che organizza camp di basketball ed è gestita dai fratelli Smith. Una famiglia molto sportiva e Jaime, dopo aver sperimentato baseball e football opta per il basket. Nel frattempo il fratello maggiore Joe Troy, che in Italia ricordano con affetto soprattutto a Biella, viene a giocare in Italia. Il piccolo Jaime viene a trovare Joe due volte: la prima volta a tredici anni con la famiglia e la seconda due anni dopo da solo. Joe Troy vuole motivarlo e ci riesce poiché nasce un folle e disperato amore per il Belpaese e la sua pallacanestro, il quindicenne Jaime decide di voler seguire le orme di Joe a tutti i costi e non vuole nemmeno tornare a casa “Non se ne parla proprio fratellino– gli dice Joe- tu devi tornare a scuola ora…”.

Il problema di Jaime è che è proprio piccolo, sfiora il metro ed ottanta e nessun college di Division I, nemmeno la locale UAB, lo considerano. Lo chiama invece Lennie Acuff coach di University of Alabama Huntsville che conosce bene i suoi fratelli e confida in una crescita ritardata di Smith. UAH è in Division II ed è decisamente  difficile mettersi in luce ad un livello così basso tanto che pochi arrivano a diventare giocatori professionisti. Ha curiosamente però una squadra di Hockey sul ghiaccio, più unica che rara da quelle parti, piuttosto buona che gioca in un palazzetto da 10.000 posti che si chiama Von Braun Arena…

Wernher Von Braun
Wernher Von Braun

Vi dice nulla questo nome? Ebbene si… Wernher Von Braun il genio della missilistica ed inventore delle micidiali bombe V2 fu portato ad Huntsville nel 1950, dopo esser stato in pratica rapito dalla CIA in gran segreto dalla morente Germania nazista, e messo a capo di un gruppo di scienziati nazisti nell’Operazione Paperclip atta ad evitare che la tecnologia nazista potesse esser carpita dai comunisti sovietici. E proprio ad Huntsville grazie alle sue conoscenze nascerà la corsa degli Stati Uniti verso lo Spazio coronata nel 1969  con lo sbarco di Neil Armstrong sulla luna.

Lo sbarco che Jamie Smith invece sogna è quello in Italia e la sua traiettoria ricorda quella di un missile che faticosamente prova a staccarsi da terra nella sua folle corsa verso il cielo.

Finita la sua carriera universitaria e cresciuto sino ad 1.90 infatti non ha la fila di general manager alla porta per proporgli contratti.

La sua prima esperienza è in Argentina ed è un disastro “Ho pensato veramente di lasciar perdere, ero solo e sperduto in un paesino dove potevo trovare una connessione internet solo in un locutorio a venti minuti a piedi da casa. Avevo nostalgia di casa ed era una squadra di veterani che non mi consideravano. Durò un mese solo…” la seconda prova è in Portogallo, nelle Isole Azzorre, gran location ma pessimo basketball “Eppure fu un anno buono, era una squadra giovane in cui trovai amici ed il mio cammino cominciò con maggiore confidenza” per poi finire in Svizzera all’Olympic Friburgo “La nazione più ordinata e pulita del mondo ma una città noiosa, non un brutta esperienza comunque ed un altro passo avanti” Il Belgio è la sua quarta esperienza overseasUn livello finalmente più alto e finalmente la gente cominciò ad accorgersi di me” ed infine l’Ucraina al Chimik Joznyj, nella zona portuale ed industriale di Odessa “Credimi l’Ucraina è un posto difficile in cui vivere ma è stato un anno che ha cambiato la mia carriera e giocammo contro Venezia in Coppa”.

smith vareseProprio là un agente ucraino lo prende da parte e gli dice di aver qualcosa per lui ma Smith non ci bada troppo, pochi giorni dopo esser tornato in Alabama a stagione finita lo stesso agente lo chiama, dice di esser amico di Gerasimenko, proprietario di Cantù, e di aver un’offerta per lui. Finalmente l’Italia. Jamie non ci pensa due volte ed accetta con entusiasmo.

Pensa anche di trovare Charlie Recalcati ad allenarlo ma quando arriva non lo trova “Questa cosa mi innervosì ma si trattava dell’Italia ed era una chance da non sprecare” e nella prestagione più drammatica della storia di Cantù Jaime perde pure mamma Jo Ann, Smith allora svuota l’armadietto (qualcuno lo noterà) e vola a casa per condividere il lutto con la sua famiglia. Nel frattempo a Cantù scoppia il panico…

Si sparge la voce che Jaime Smith è scappato e non torna più… addirittura Dembinsky su Raisport lo confonde con Ryan Smith, un giovane centro aggregato per gli allenamenti e rimandato a casa dopo un paio di settimane in Valtellina “Ma non ho mai avuto intenzione di non tornare! I tifosi mi scrivevano, erano carini… mi facevano le condoglianze e mi chiedevano di tornare… ed io non potevo mollare il mio sogno di giocare in Italia dopo tanti sacrifici!”.

Infatti torna ma appena iniziato il campionato trova anche un nuovo allenatore: Marco Sodini che fa lo switch con Kiril Bolshakov e diventa capo-allenatore “La sua è una storia incredibile, ha preso al volo l’occasione e sta facendo un grande lavoro, non solo per come fa giocare la squadra tatticamente ma per come sa gestire il gruppo e le sue relazioni interne, nessun altro coach rookie avrebbe saputo gestire la situazione che c’era in quel momento iniziale della stagione e quando ho avuto bisogno di aiuto è stato disponibile a venirmi incontro… però vi dico un segreto: con noi non parla di filosofia o poesia!”.

Nel frattempo J-Smith sta per attaccare un piatto enorme di penne alla bolognese e chiede allo chef Sebastiano del tabasco, finendo fulminato con lo sguardo dal vostro cronista. NON SI METTE IL TABASCO SUL RAGU’ ed è lo chef a suggerire un più moderato uso di olio aromatizzato al peperoncino invece della terribile salsa all’aceto e peperoncino. Evitata una guerra di tensione col cronista ci confida “Ma questo è nulla… Randy Culpepper e Charles Thomas in Valtellina a cena svuotarono delle bustine di zucchero sulla pasta davanti agli occhi sgomenti dei camerieri! La sera successiva non si trovava una bustina di zucchero in tutto il ristorante.. le avevano nascoste!”.

Proprio coi compagni è incredibile come si sia creata una difficile chimica con personalità così forti. Lo potete notare su Instagram, l’unico social che vi dà un’idea della personalità dei giocatori tramite le loro foto e le loro stories: abbiamo l’ego notevole di Culpepper intento a mostrare tatuaggi ed addominali, l’energia da Mighty Thor col suo martello di Christian Burns, lo spirito da buon padre e marito di Jeremy Chappell mentre Carlo Hoodie Thomas… beh lui è Carlo Hoodie Thomas…

Mentre in questo brodo primordiale Jamie Smith ha saputo imporsi con discrezione, trovando i suoi spazi senza invadere gli altri, con pazienza, silenzioso come i suoi passi felpati in campo, concreto come le sue scelte di tiro. La sua, difficile sulla carta, convivenza con Culpepper si è tramutata in una relazione “Ice and Fire” come quella di Chris Corchiani e Rodney Monroe ad NC State: cerebrale ed essenziale il primo, fiammeggiante ed esplosivo il secondo. E funziona tanto che Culpepper per la prima volta in carriera sta lottando per i playoff  giocando da leading scorer ma senza togliere spazio ai compagni.

Smith prima di Milano
Smith prima di Milano

Ma arriviamo al Miracolo di Firenze quando Cantù con due giocatori titolari (Culpepper e Crosariol) out ed altri acciaccati affronta Milano e la sculaccia sonoramente “Quando sono entrato in campo ho visto il muro della nostra gente scesa sino a Firenze per aiutarci… poi ho girato la testa ed ho visto i cinque tifosi di Milano… ho avuto un esplosione di adrenalina  dentro. Non avevamo nulla da perdere, eravamo tranquilli, poi ad inizio partita siamo andati sopra di dieci punti e ci hanno dato speranza mentre loro avevano degli sguardi vuoti. Ho capito che avremmo vinto…” il giorno dopo senza energie Cantù dà l’anima contro Brescia in semifinale ma cade ai supplementari in cui Smith subito commette il quinto fallo “Era un fallo stupido… da stanchezza… ma mi sono sentito in colpa per giorni, anche quando sono tornato a casa per una settimana non pensavo ad altro”.

E se coach Sodini dichiara di volerlo allenare anche il prossimo anno “Mi piacerebbe molto…” ci sono dei play off da conquistare perché Jaime Smith non vuole fermarsi mai “Non posso mai rilassarmi: devo mostrare e provare le mie capacità, mostrare e provare…” ed il suo viaggio in Italia continua. Come i missili lanciati nello spazio da Von Braun che prendono velocità e non hanno intenzione di fermarsi più… in viaggio verso la Luna, anche Jamie Smith è in viaggio verso il suo sogno.

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