JuveCaserta, la risposta della città e il tempo galantuomo

JuveCaserta, la risposta della città e il tempo galantuomo

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Com’è possibile che con un progetto triennale, una solidità ritrovata e finalmente un main sponsor come il professionismo richiede, ci sia meno entusiasmo intorno alla squadra costruita da Atripaldi e Molin, di quanto ce ne fosse nella scorsa, sciagurata, preseason?

Questo è l’interrogativo che risuona insistentemente nella stanza dei bottoni bianconera, ad un giorno dal raduno al Palamaggiò.
Sicuramente, a parziale risposta, c’è la Casertana FC, compagine calcistica che, con il ritorno al professionismo (in C2) ha risvegliato il sopito interesse verso il “Giuoco del Calcio” del capoluogo campano.
D’accordo, ma non basta. Anche perché, seppur nelle frange più radicali del tifo le due squadre sono d’egual interesse, per la maggior parte degli appassionati cestofili non vi è più di un’empatica attenzione per le sorti dei concittadini, così come per la DES nel Softball e la Volalto nella Pallavolo.

Proviamo quindi a cercare una causa scatenante questo fenomeno, nel passato (recente e remoto) dell’unico club scudettato del Meridione.
Caserta ha costruito le sue più grandi fortune (divenendo famosa negli anni ’80 anche per questo) perché, a dispetto di un “americanismo” spinto di tutte le formazioni italiche, in roster non aveva mai più di un americano, anzi, spesso nessuno degli stranieri aveva passaporto USA.
C’erano serbi (Slavnic), Bulgari (Glouchkov) e Brasiliani (Oscar e Marcel), finanche nazionalità sportive più consone al calcio che al “baloncesto”, come l’Uruguay rappresentato da Tato Lopez (che se ha quasi perso una mano lo deve ad His Airness, Michael Jordan), ma di statunitensi, poco o nulla, almeno fino all’anno dello Scudetto.
Un passato che ciclicamente ritorna anche in quello che è stato il leit motif dell’ultima, entusiasmante stagione. C’era un greco di Boston, vero, ma per il resto, di passaporti a stelle e strisce neppure l’ombra: lituani, nigeriani, serbi, italiani.
Anzi, gli “americani” sono spesso, nella storia recente bianconera, sinonimo di “flop”, e la lista è piuttosto lunga: da Bell a Chatfield, passando per i rookies Foster e Butler, e l’esperto Jenkins.
Gli Andre Smith o i Jumaine Jones non sono altro che delle splendide eccezioni, nell’immaginario collettivo.
Nel nuovo corso bianconero invece, con l’aggiunta di un maestro nelle pescate d’Oltreoceano come Atripaldi, affiancato dall’arrivo di uno scout internazionale come l’assistant coach Baioni, si è tornati ad un massiccio uso del talento e del fisico sfornati, annualmente, dai college del Nuovo Continente.
Facendo eccezione per Jeff Brooks, al terzo anno da pro assoluto (dopo Jesi e Cantù), tutti gli altri giocatori sono al primo “incarico” nello Spaghetti Circuit.
Cameron Moore al secondo anno da professionista, dopo un anno in Ukraina, Carleton Scott (prossimo alla firma), di cui si conosce solo una breve e infruttuosa parentesi hispanica, e anche Chris Roberts e Stefhon Hannah, veterani della D-League ma con scarno curriculum europeo, non sono solo ignoti ai più, ma hanno anche referenze completamente diverse da “Top Scorer della ProA francese” oppure “Miglior Ala della Bundesliga”.
Queste impressioni, seppur superficiali, insieme alla persa abitudine nell’abbracciare giovani americani dal pedigree totalmente ignoto, sono i fattori che in buona parte dei tifosi alimentano dubbi su dubbi, riguardo il prossimo campionato.
Chi puo’ arrivare in soccorso della società per riportare entusiasmo nella piazza casertana?

Il tempo.

Con una squadra così ricca di scommesse e nomi non altisonanti, non si puo’ pensare di accaparrarsi neofiti nel mare magnum degli indecisi, mettendo sul piatto un manipolo di sconosciuti, a maggior ragione con una premessa di campionato tranquillo/salvezza.
L’arrivo a 1500 abbonati sarà l’ideale continuo rispetto allo scorso anno, con la premessa che, a dispetto di quanto lascia presagire il “campionato d’agosto”, il campo e il tempo permetteranno a questi ragazzi di ottenere la giusta attenzione, e alla società di veder fruttificare gli sforzi estivi non con gli abbonamenti, ma con le presenze, di volta in volta, sugli spalti.
Caserta non ha mai negato il proprio supporto a chi ha dimostrato di meritarlo.

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