Mia Cantù: il pagellone di fine stagione

Mia Cantù: il pagellone di fine stagione

I voti ai giocatori della Mia Cantù.

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Seconda stagione di Gerasimenko alla guida di Cantù e risultati simili: una salvezza tutto sommato comoda ma deludente rispetto alle aspettative generali e molta confusione tecnica in una girandola di allenatori e giocatori, in particolare si è rivelato un errore puntare su veterani di indubbio nome e passato ma “usurati” fisicamente. Errori che hanno fatto sì che la squadra, pur avendo buona attitudine al lavoro e compattezza nello spogliatoio, non si è mai coagulata in una vera Squadra.

ACKER 5.5 Ecco il primo esempio di giocatore di classe ma ormai in chiara difficoltà fisica nel reggere i ritmi di un campionato professionistico. Chiamato a stagione iniziata da Kurtinaitis, utilizzando anche la voglia della moglie canturina di avvicinarsi a casa, Acker gioca la prima parte della stagione dando la netta impressione di essere alla frutta poi riesce a mostrare sprazzi della sua classe risultando decisivo in un paio di vittorie e rendendosi così utile alla causa. Come gran parte dei suoi compagni Alex si dimostra un professionista esemplare ma con la necessità di venir centellinato in allenamento.

COURNOOH 6+ Giunge assetato di rivincite da Pistoia e porta atletismo e velocità in una squadra spesso in ginocchio fisicamente. Con lui Cantù ha finalmente un italiano da rotazione da 20’-25’ a gara, non sarà mai un giocatore con le letture alla Brunamonti o un tiratore ma dà intensità e buona pressione difensiva. Ha contratto per la prossima stagione e sarà una pedina importante.

PARRILLO 7 Arrivato fra lo scettiscismo generale Sasà impiega pochissimo a farsi amare per il coraggio buttato quotidianamente in campo nonostante doti fisiche e tecniche da normodotato.  Con Recalcati il suo minutaggio ha un’impennata notevole e riesce a dimostrare di poter aver un suo piccolo impatto anche in attacco e non solo in difesa. Meritatissima la sua estensione del contratto e non ci stupiremmo nel vederlo promosso a capitano la prossima stagione.

PILEPIC 5.5 Non casualmente fa vedere le cose migliori sotto coach Kurtinaitis ed il suo sistema di gioco rigidissimo che gli permette di trovare dei buoni tiri in uscita dai blocchi. Poi nell’entusiastico caos di Bolshakov va in totale tilt per poi ritrovare un paio di partite buone sotto il Charlie. Sia nei buoni momenti che nei negativi il Croato non si scompone e si dimostra professionale in campo e fuori. In un’ipotesi di 3+4+5 e con un progetto tattico serio non saremmo così negativi all’idea di una riconferma.

CALATHES 5 Il mistero greco. Arriva e si mostra adattissimo alla convivenza con Johnson avendo tecnica e mani per aprirgli l’area. Poi sparisce in maniera improvvisa e perentoria mostrandosi più adatto alle occasioni da marketing che alle partite del campionato italiano.  Il suo rendimento è un motivo di assoluto rimpianto per quello che avrebbe potuto e dovuto dare e che invece non ha dato.

CALLAHAN 6 Il voto va all’uomo ed al capitano perché il giocatore non si è in pratica visto per il dolore cronico all’inguine che ha funestato la sua stagione. Non potendo dare il suo normale apporto Craig ha deciso di sacrificarsi nel ruolo di giocatore “sporco” lanciandosi su palle vaganti ed in quello di capitano prodigandosi nel tenere la squadra unita nei momenti difficili, riuscendoci perfettamente. Al canto del cigno e dinanzi al probabile ritiro dal basket giocato ricorderemo di lui il sorriso e gli occhi sinceri di un Grande Uomo.

DARDEN 6+ Altro esempio di grande giocatore che andava utilizzato in modo diverso dopo anni di gregariato di classe nei top teams europei. Invece ha giocato l’intera stagione senza un back up dovendosi anzi spesso sacrificare nel ruolo di ala forte. Lo ha fatto con enorme spirito di abnegazione ma nella seconda parte della stagione la stanchezza ha cominciato a farsi sentire e probabilmente in modo non casuale è arrivato il grave infortunio al tendine d’Achille che mette a rischio la sua carriera. Vero leader vocale nello spogliatoio, uomo dotato di grande Fede in Dio e professionista esemplare.

DOWDELL 6
Più fresco fisicamente di altri compagni, il suo infortunio alla mano forte alla prima giornata ha causato enormi problemi alla squadra, che ha dovuto metabolizzare un nuovo regista dalle caratteristiche diverse, ed a lui stesso peggiorando la sua tecnica di tiro che già di per sé era il suo punto debole. In campo non ha mai mollato, anche a costo di creare a volte confusione con le sue iniziative in uno contro uno, cercando di essere anche un realizzatore quando ha capito che oltre a JJ Johnson non vi erano alternative in attacco.

QUAGLIA 6+ Doveva essere uno sparring partner da allenamento ma per i problemi di Calathes e Callahan ad un certo punto è diventato il secondo/terzo lungo della squadra mostrando di essere un po’ scolastico nei movimenti ma di mano educata e di spirito combattivo rendendosi spesso utile. Una sua conferma non è da escludere.

JJ JOHNSON 8.5 Tralasciando la tendenza alla difesa meditativa, il vero protagonista della stagione canturina è stato JaJuan che ha trascinato la squadra alla salvezza a forza di prestazioni prodigiose nella parte centrale della stagione, una volta liberatosi delle presenze ingombranti di Kurtinaitis e Lawal. I numeri sono notevolissimi: 19 punti a gara, 55% da due 42% da tre 80% dalla lunetta e 7.2 rimbalzi. Non è casuale che una sua prodezza sulla sirena contro Pistoia ha sancito la matematica salvezza di Cantù.

SLOKAR 6 Arriva a gettone solo per non incorrere nelle multe federali. In allenamento si mostra ragazzo generoso e positivo e si guadagna la possibilità di calcare il campo nelle ultime uscite stagionali.

WATERS 6+ Chiamato in fretta e furia a sostituire l’infortunato Dowdell, Waters si rende utile mostrando intraprendenza ed un commovente palleggio arresto e tiro, viaggia a 14.6 punti a partita meritandosi la chiamata dell’Olympiakos e per liberarlo la squadra del Pireo paga un gruzzoletto tanto che Dowdell deve rientrare con un paio di settimane di anticipo sui tempi. Giocatore dal buonissimo talento offensivo anche se decisamente poco tosto difensivamente.

LAWAL 5
 Da subito si capisce che la convivenza con Johnson è complicata ma con una valutazione tecnicamente incomprensibile Kurtinaitis ne vuol fare il perno della squadra ordinando alla squadra di servirlo regolarmente in post basso e spalle a canestro, non esattamente nelle corde del nigeriano e rapidamente l’insoddisfazione reciproca fra centro e coach sale a livelli intollerabili tanto che Coach K è felice di vederlo partire per la Sardegna e Gani non vede l’ora di andarsene. Un disastro (preannunciato?).

TRAVIS 4.5 L’amicone di LeBron arriva in ritardo per gli impegni con la nazionale macedone. Ed anche nel suo caso per motivi misteriosi Kurtinaitis si aspetta un 4 in grado di giocare da 3 e non lo trova, guarda caso. Anche qui il livello di tensione diventa altissimo e Romeo, er gattone der Colosseo, scappa appena i suoi ex datori di lavoro di Strasbourg fanno un fischio dimostrando la sua concezione di estremo professionismo non lasciando nemmeno un piccolo rimpianto. Se però poi Cantù ci mette un paio di mesi per sostituirlo non è colpa sua.

LAGANA’ 5 Sul piano sportivo è ingiudicabile, sul piano comportamentale le sue colpe sono da dividere con quelle dello staff tecnico lituano con cui presto, troppo presto, Marco si è scontrato frontalmente. La sua gestione da parte di Kurtinaitis è stata disastrosa così come disastrose sono state le sue lamentose uscite sui socials che dimostrano quanto la rinascita del giocatore debba partire anche dalla crescita dell’uomo.

KARINIAUSKAS 5 Denominato Skarsinauskas da parte del pubblico, il lungo play lituano ha mostrato impegno, doti difensive e discreta visione di gioco ma anche un’inaccettabile incapacità di buttare la palla nel cesto come dimostrano il 7.7% da tre punti ed il 45% dalla lunetta, percentuali orrende per un esterno. Ma se non è un giocatore da Serie A non è colpa sua bensì di chi lo ha scelto in estate che ha visto doti che noi non siamo riusciti ad intravvedere al di là della buona volontà che comunque non è sufficiente per chi deve andare ad occupare uno spot da comunitario.

BAPARAPE’ SV

KURTINAITIS 4 Carismatico ed interessante come personaggio si dimostra presto poco in sintonia con squadra ed ambiente pur arrivando con un grande credito iniziale. Assolutamente inadatto a gestire un gruppo di veterani americani e poco elastico nei rapporti umani, a Cantù resteranno epiche le sue conferenze stampa in cui si lamentava delle incapacità dei suoi uomini invece di fare quadrato attorno alla squadra come dovrebbe fare un leader maximo. Quando capisce di non poter proseguire lungo la sua strada prefissata decide poi di andarsene in silenzio dopo un breve saluto alla squadra…

BOLSHAKOV 6 Personaggio particolare dotato di grande umiltà e gentilezza, ha il pregio di lasciare a briglie sciolte una squadra che stava soffocando sotto la guida rigida di Coach K e per un po’ funziona portando a casa delle vittorie che alla fine saranno preziosissime in ottica salvezza. Ma quando i coach avversari cominciano ad adeguarsi al suo “casino organizzato” vengono fuori le sue mancanze tattiche ed i suoi problemi comunicativi, parlando lui solo russo ed un inglese ai minimi livelli. E le cose si fanno difficili. Uomo di grande dignità si mette allora da parte favorendo l’arrivo di Recalcati.

RECALCATI 6 Esperienza e carisma, quando prende in mano la squadra sa bene che la situazione è complessa. Gestisce come può i giocatori più in difficoltà fisicamente e restituisce fiducia all’ambiente portando a casa subito 3 vittorie essenziali. Poi come nel caso di Bolshakov la fiammata si esaurisce presto. Ha ben chiaro cosa Cantù debba fare per poter tornare dove le spetta ma ha bisogno dell’appoggio totale della società e lo ha fatto sapere chiaramente tramite i giornali, ora la palla torna alla famiglia Gerasimenko.

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