Milano-Cantù: semifinale ad alta tensione

Milano-Cantù: semifinale ad alta tensione

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Sarà derby vero: come negli anni ’80, quando c’erano Peterson e Bianchini; D’Antoni e Marzorati; Premier e Riva. Un solo punto in comune fra le sfide di due decenni fa e quelle attuali: sulla panchina dell’Olimpia c’è sempre Dan Peterson, tornato quest’anno per dare una scossa all’ambiente.

Se ci dovessimo basare su quanto visto fino ad ora, l’ago della bilancia penderebbe verso la Bennet Cantù. Ma in una serie playoff al meglio delle 5,  tutto cambia.

Peterson è abituato ad avere tanta pressione sulle spalle, ad affrontare partite che possono  valere una stagione. In fondo ha già vinto una serie semifinale contro Cantù. Lo stesso non si può dire di Andrea Trinchieri che, come massimo risultato, ha ottenuto una semifinale playoff, per giunta persa 3-0.

La lunghezza del roster: Milano ha a roster 10 giocatori che hanno fatto almeno una stagione da quintetto in serie A1, più uno che probabilmente ne ha le potenzialità (Ganeto). Cantù ha solo otto giocatori che possono essere definiti tali. Infatti Mian ormai è poco più che un gregario, vista anche la sua avanzata età. Diversa invece è la situazione di Mazzarino: anche lui non è più un ragazzo (va per i 36), ma sembra stia vivendo una seconda giovinezza. Nella rotazione di Cantù ci sono ben 3 giocatori over 34 che non sappiamo quante partite, giocando ogni 2 giorni, possano reggere al massimo su entrambi i lati del campo.

La sfida quindi è aperta ad ogni pronostico, dal più pazzo al più irrealizzabile. Gli allenatori hanno già scaldato il clima, con un botta e risposta degno dei vecchi tempi.

I quintetti sono più o meno sullo stesso livello, forse l’Olimpia ha un pizzico di talento offensivo in più e fisicità difensiva maggiore. Solitamente, nello starting five di coach Peterson, c’è Ibby Jaaber, arcigno difensore sulla palla e indubbio realizzatore. Dall’altra parte troviamo Mike Green, rookie del campionato, che affronta la sua prima semifinale playoff. Dopo 2 gare orrende contro Varese, si è ritrovato in gara 3, quando ha segnato 19 punti con 6 rimbalzi e 5 recuperi.

 Il vero duello, quello che probabilmente caratterizzerà la serie, è quello tra David Hawkins e Nicolas Mazzarino. Il primo si è dimostrato un vero leader, prendendosi tiri importanti, con esiti soprattutto positivi, se escludiamo il libero sbagliato in gara 1. Sa attaccare il canestro e segnare da fuori indifferentemente, ed al momento sembra totalmente fuori portata per Mazzarino in difesa. Inoltre ha quasi totalmente annullato James White, top scorer della stagione regolare. L’uruguaiano invece è già da tempo il perno della formazione che fa casa al Pianella. Tiratore micidiale e poco altro. Ma sa sfruttare le sue caratteristiche al massimo, ottenendo così prestazioni quasi sempre ottime. Raramente si è visto un giocatore quasi “monodimensionale” in grado di essere leader e di fare la differenza, soprattutto in prossimità dei 36 anni. È questa la cosa straordinaria di Nicolas Mazzarino.

Nello spot di 3 ci sono due giocatori piuttosto simili: Coby Karl e Vladimir Micov. Hanno entrambi un QI abbastanza alto, sanno quando serve il loro apporto offensivo e quando devono limitarsi a far girare la palla o a fermare il proprio uomo. In entrambi i casi non manca il coraggio di buttarsi dentro in penetrazione, mettendola dentro anche in situazione di precario equilibrio fisico. Il figlio di coach Karl probabilmente tira meglio dall’arco del serbo.

Il duello tra le ali forti è davvero interessante: si contrappongono Stefano Mancinelli e Maarty Leunen. Il primo è sicuramente il miglior italiano del campionato, un giocatore micidiale spalle a canestro e anche il miglior passatore dell’Olimpia. Nei playoff sta tirando da 3 con il 44.5%, e ha messo tre bombe decisive in gara 2. Leunen è invece il 4 moderno per eccellenza: forte a rimbalzo, gestisce bene le spaziature, mette le triple con percentuali altissime (56% nei P.O.). Una cosa non propriamente positiva dei suoi playoff è che si prende molti più tiri da 3 che da 2. Quindi, se le percentuali dall’arco non saranno simili alla serie con Varese, Cantù si vedrà privata quasi totalmente del rendimento offensivo di uno dei suoi giocatori migliori.

Il duello sotto le plance è quello che mette a confronto due giocatori ormai diversi: Marconato, che di solito è lo starter per Andrea Trinchieri, non ha più l’atletismo di un tempo, e il suo rendimento è limitato quasi solamente a tiri dalla media e ad un lavoro difensivo che viene svolto prettamente sotto i tabelloni. Ci sono molti dubbi sul fatto che lui possa marcare un eventuale Pecherov da numero 5. Ma anche l’atletismo di Ben Eze non sarà certo un cliente gradito all’ex Benetton.

Peterson dalla panchina ha, però, un pozzo quasi inesauribile: Lynn Greer è potenzialmente tra i 5 migliori attaccanti del campionato, e sembra aver tolto il busto che l’ha tormentato negli ultimi tempi. Pecherov se in giornata non lo tiene nemmeno Artest, come dimostrato con varie prestazioni da 20 punti, l’ultima in gara 3 contro la Dinamo. Un suo rendimento costantemente alto farebbe fare a Milano un gran salto avanti.

Poi c’è Mordente: l’ultima sua partita contro Cantù è stata perfetta: grande difesa su Mazzarino; 5 triple tra terzo e quarto periodo che hanno deciso la partita in favore dell’Olimpia. Sta comunque attraversando un gran momento. Non dimentichiamoci anche dei vari Rocca, un vero gladiatore, spesso decisivo anche segnando solo 4 punti; Petravicius, altro giocatore che potenzialmente è tra i primi 10 attaccanti del campionato.

Cantù, invece, dalla panca non ha tutte queste risorse: c’è uno tra Scekic e Ortner. Il nuovo arrivato si è dimostrato un vero e proprio cecchino durante la serie contro Varese e sembra poter mettere in difficoltà la difesa di coach Dan Peterson più di quanto possa farlo l’austriaco Ortner. Poi c’è Markoishvili, sesto uomo nel vero senso della parola. Parte dalla panchina e spezza in due le partite, con i suoi canestri da 3. Nei playoff non sta comunque giocando al meglio, dato che offre una media di appena 5.7 punti a partita.

Infine abbiamo Jonathan Tabu. Giocatore molto discontinuo, che comunque ha fatto vedere a tratti di cosa è capace in attacco. Anche lui è una matricola ai playoff, e  potrebbe essere croce e delizia di Cantù. Per ora è solamente croce, viste le scadenti prestazioni offerte ai playoff.

Sarà una sfida davvero importante, anche per il futuro di entrambe le squadre. Milano, senza Eurolega diretta, probabilmente, dovrà rinunciare al tanto cercato top coach (in lizza ora è entrato anche Pesic, al quale Milano ha avanzato un’offerta nel caso Messina dovesse accasarsi ai Lakers). E la Bennet tornerebbe proprio nella massima competizione europea dopo una più che prolungata assenza.

Qualche curiosità sulla gara: l’ultimo precedente ai playoff è terminato 3 a 0 per Milano. Ben Eze ha una striscia aperta di 17 vittorie contro Cantù. Peterson ha vinto 3 delle 7 serie giocate contro Cantù. Le sfide tra il “Nano Ghiacciato” e Cantù sono sempre state equilibrate: 6 le gare finite ai supplementari, 8 con 1 punto di scarto, 9 con 2 punti, 5 con 3 punti. Attualmente il record fra le due squadre è 84-59 in favore di Milano.  Gara 1 sarà arbitrata da Luigi Lamonica, Roberto Chiari e Dino Seghetti.

 

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