Milano, storia di un successo (non) annunciato

Milano, storia di un successo (non) annunciato

Una Supercoppa sfumata, un’Europa deludente, ma con una Coppa Italia e uno Scudetto in più. Questo il cammino dell’EA7 Emporio Armani Milano.

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Più budget, più uomini, più rotazioni,… Retorica e frasi fatte che ormai abbondano sempre più quando si parla dell’ Olimpia Milano. Ma, appunto, solo retorica, perché riutilizzando un’altra frase fatta, bisogna sempre ricordare che “le partite si vincono in campo, non con i budget”. E l’EA7 quest’anno ha sommato i vari fattori ed ha portato a casa degli ottimi risultati.

21156090364_1500065c84_mGLI INCUBI – Eppure le cose non erano partite bene: 10/12 del roster della passata stagione cambiato, una disponibilità minore (seppur sempre enorme per gli altri) dal punto di vista economica ed una pre-season travagliata, fatta di Europei a Settembre con tanti nazionali, di viaggi transoceanici, di elementi infortunati o in ritardo evidente di condizione, oltre che di giocatori aggregati quasi a fine mercato. L’impatto in Serie A (ed in Supercoppa) non è dei migliori, così come quello in Europa. Tra i tanti nuovi archi, spiccano quelli stonati di Lawal 2.0, di Hummel, di un Lafayette in difficoltà, di un Barac troppo vintage, di un Cinciarini timido, di un Gentile spesso rotto e di un Jenkins ombra di quello della Stella Rossa. E se in Italia tutto sommato si può sopperire, giocando bene a turno, in Eurolega non è di certo così. I punti più bassi? Senz’altro le sconfitte a Limoges e quella a Torino, contro la Manital: Repesa non convince, il roster sarà anche più operaio ma “è troppo più scarso degli ultimi anni”. Altra stagione da investimenti folli e fallimento prematuro?

25382479555_bceb8dfe9d_mSPUTARE SANGUE – Ed invece quella vecchia volpe di Gelsomino aveva ragione: serve tempo, serve lavoro, serve pensare giorno dopo giorno. Solo così possono arrivare i risultati ed i risultati arrivano. Non in Europa, dove ormai l’Olimpia ha tirato i remi in barca dopo l’avvio ultra-negativo; ma di certo in Campionato, dove pian piano le cose girano. Meno sconfitte, più concentrazione, più linearità nelle gerarchie, un po’ anche “grazie” agli infortuni, davvero tantissimi, che colpiscono quasi tutta la squadra. Cinciarini doveva essere il play più emotivo, più instabile, ma diventa il più affidabile; Simon si rivela per quello che è, un fenomeno silenzioso; Macvan porta tutta la garragrobara; McLean sale di livello,… Per migliorare ancor di più, poi, è tempo di fare scelte oculate sul mercato: fuori Lawal, Hummel “si fa fuori da solo” con un infortunio molto pesante alla spalla. È ora di rendere vincente per davvero questa squadra.

26464594036_05856df4b7_mGLI INNESTI-CHIAVE – Kalnietis, Sanders e Batista: tre nomi, tre protagonisti, tre uomini-chiave per poter vincere. Ma soprattutto tre giocatori che, solitamente, vengono firmati in estate, vista la caratura degli elementi. Passi Sanders, convalescente per la mano, ma Kalnietis scaricato dallo Zalgiris e Batista confinato in Cina sono crimini contro l’umanità cestistica. Il latino ha subito impatto e, pian piano, tende a non uscire più dalle rotazioni degli stranieri; il lituano fatica parecchio da un punto di vista fisico, giacchè la forma latita, ma il talento e la gestione dei palloni sono intaccabili. E poi oh, Sanders adesso sta bene ed è un Q5 a trazione anteriore con quel busto. Sono loro a prendersi sulle spalle Milano quando i palloni scottano, specie nelle Final Four di Coppa Italia, al Forum: ma non sono soli, perché i già citati Cinciarini, McLean, Macvan e soprattutto Simon danno una mano grande come una casa. Milano è veramente squadra, è veramente forte, è veramente pericolosa.

25715373650_0e19a98272_mIL CALO – Squadra eliminata dall’Eurolega, dove l’obiettivo minimo era passare il primo turno, relegata in Eurocup. Vincere contro Spanoulis, Teodosic, Datome e Ayòn è pressoché impossibile, ma la seconda competizione continentale è di gran lunga più alla portata. Un paio di turni passati e poi ecco il derby con Trento: insomma, una squadra italiana, è un po’ come giocare in Serie A, dove abbiamo detto che l’Olimpia è ancora comunque la favorita. Invece no: l’Europa resta comunque una cosa a sé, specie se ci metti del tuo e giochi la peggior partita dell’anno proprio quando dovresti disputare la tua migliore. Fuori anche qua, in calo fisico in Serie A, gli infortuni iniziano a pesare anche su chi ha 14 giocatori spendibili a referto, tornano le sconfitte, tornano i dubbi ed i timori.

27611134545_ee88e736ec_mIL RICHIAMINO DI GIUSTINO – Spesso nel trasformare una stagione normale, se non addirittura a rischio fallimento, in una stagione vincente ci vuole una svolta. Può essere un episodio, una partita, un evento a sé. Milano ha trovato la sua amalgama, il suo modo di giocare, ha scoperto che la virtù sta nel mezzo…….tra i lunghi e gli esterni, per esempio; ma non ha fiato, le gambe faticano. Servirebbe qui la svolta.
E la svolta arriva, con quello che molti hanno ribattezzato “il richiamino di Giustino”, ossia una mini-preparazione fisica a stagione in corso, quasi verso la fine, per riprendere le gambe. Gentile rientra dall’intervento alla mano e non riparte così lontano dalla sua forma, ma già più vicino; Cinciarini patisce un doppio infortunio, ma torna in tempo per far tirare il fiato agli altri e dare il suo apporto; Sanders diventa ancor più decisivo e mostruoso; ma chi ne guadagna sicuramente di più è Kalnietis, l’uomo che con la sua regia ed i suoi punti ha portato la Lituania in alto all’Europeo di Settembre, purgando anche noi. Il vero Kalnietis si avvicina a quello in maglia Lietuva, non di certo a quello del primo periodo milanese. Torna ad essere quello conosciuto e detta legge in campo (al punto che molti l’avrebbero voluto come vero MVP delle Finali); e poi di fronte a lui, che dirige, ci sono tutti gli strumenti della banda: chi più, chi meno, chi sempre, chi a sprazzi, fanno sentire la propria musica per creare la sinfonia più bella, quella dello Scudetto. Trento stavolta si arrende in 3 match; Mike Green è illeggibile per Milano già dai tempi di Varese, ma stavolta viene limitato, dopo la fatica iniziale; infine Reggio Emilia, con il suo mix terribile di giovani ed esperti, che vende super-cara la pelle, ma dopo 240’ deve arrendersi. Milano e Repesa si prendono Coppa Italia e Scudetto al primo anno insieme: e sì, aveva ragione lui, Gelsomino, perché i successi non si ottengono con budget e rotazioni, ma con sudore, sacrificio e lavoro, come ha insegnato lui all’Olimpia più operaia tra tutte le Olimpia snob degli ultimi anni.

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