Pesaro parla italiano, Hackett su tutti!

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Si possono fare quantità enormi di congetture sulla stagione di Pesaro: squadra costruita male,allenata male perseguitata dagli infortuni. La si può girare come si vuole. Nonostante tutte le critiche che si possono fare a questa Scavolini Siviglia, se andiamo ad analizzare più nel dettaglio un dato emerge: è stata la compagine più giovane e Italiana di tutte e sono i fatti a comprovarlo. Si,ed è sempre più bello per un club inorgoglirsi e crogiolarsi nelle lodi per questo.

Ci sono voluti anni per capire che un nucleo di giocatori italiani e buoni ( per giunta indigeni) poteva essere la chiave per una programmazione sensata ad alti livelli,ma adesso che è stato creato,il futuro per la Vuelle è roseo.Ai vari Flamini,Cusin,Hackett e Traini, va aggiunto anche Alessandro Amici che dopo anni a dire inutilmente “quanto è bravo” e non vederlo mai in prima squadra,ha finalmente dimostrato il suo valore a Imola in un campionato di livello come la Legadue. Presto anche lui tornerà a casa base. E sarà una squadra sempre più italiana,giovane e pesarese.Infatti Pesaro è in questo in forte controtendenza. Il suo miglior realizzatore è italiano (Hackett)rifiorito tra le mura amiche,il miglior indice di produttività (OER) è italiano (Flamini). Ha un pivot italiano in quintetto(Cusin)e di questo livello è come cercare l’acqua nel deserto,roba da marziani in un basket sempre più globalizzato. Dunque aspettando i nuovi innesti stranieri,Pesaro parte già da un nucleo italiano che sa già tirare il carro.Dalle indiscrezioni che filtrano, poi, sembra sia proprio il n.4 la pedina sulla quale la società avrebbe deciso di investire le risorse maggiori, mentre uno fra la guardia e l’ala piccola non dovrebbe essere troppo ingombrante per non tarpare le ali alla crescita imperiosa di Hackett, che nei piani di coach Dalmonte partirà ancora dalla panchina, ma è destinato ad avere ancora un minutaggio molto importante nell’economia della squadra. Sarà importante vedere la crescita di Traini,un fatto è certo:deve giocare .Punto.Tutte le volte che ha messo piede in campo ha lasciato una bella impronta..Il ragazzo c’è,è forte ha personalità e almeno cinque minuti a partita,in ogni partita,bisogna trovarglieli e poche storie.Vederlo marcire 40 minuti in panchina in molte partite,sopratutto sconfitte,è stata un autentica pugnalata.Basta con i discorsi del “protezionismo” e del fatto che “bisogna preservarlo”E un giocatore come gli altri,in grado di tenere il campo.La carta d’identità non ha alcun senso se uno è forte.. Infine la conferma in panchina di Dalmonte: non piace alla stragrande maggioranza della gente,perchè opta per scelte spesso discutibilissime in campo,ma ha dimostrato di essere tecnicamente preparato e tatticamente non si discosta tanto da altri allenatori, i risultati in fondo ci sono stati e quindi ha avuto ragione lui.

 

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