Pesaro: perchè non puntare più in alto?

Pesaro: perchè non puntare più in alto?

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Bastava poco per capovolgere una salvezza sofferta in una stagione esaltante, eppure nessuno ha mosso un dito. Sia chiaro, si sta parlando di una squadra che ha rispettato il proprio obbiettivo stagionale, la salvezza (ma era davvero questo l’obiettivo sbandierato?). In un campionato “bastardo” come questo, per dirla alla Dalmonte, si poteva e doveva aspirare a qualcosa di più. E non ci vuole chissà quale mago o chiromante per capire cosa è mancato a questa squadra: le ali.

E non sarebbe bastata una celebre bibita dalle note doti eccitanti, bastava sostituire l’impalpabile Almond e il timido Aleksandrov con due giocatori di livello, il che non era poi così difficile vista la tristezza a cui hanno assistito lungo l’intera stagione i tifosi Vuelle nel vedere in campo i due sopracitati.
E’ bello che la squadra rimanga compatta il più possibile, ma se le regole consentono di cambiare, in fondo, tutti speravano che qualcosa si potesse muovere, a maggior ragione dopo l’arrivo dei “gettonari” Hoover e Cakic .
Onestamente non tenere Hicks è stata una mossa tecnica incomprensibile, a maggior ragione considerando che lo stipendio tra lui e Almond erano praticamente lo stesso. I tifosi biancorossi si erano illusi che quest’anno si potesse davvero ambire a qualcosa di più del mediocre galleggiamento in zona di medio-bassa classifica, invece niente, nulla. La sensazione di tutti è che col buon nucleo italiano formato bastava davvero poco per compiere quel salto di qualità che avrebbe potuto portare Pesaro a ridosso delle prime della classe. Invece non solo il rospo dei tifosi è rimasto in gola sino a fine stagione, ma le gente si è dovuta persino sorbire la manfrina del ” Cosa volete? Ci siamo anche salvati”. Per carità, tanto di cappello, ma la salvezza, come obbiettivo, è pur sempre il minimo sindacale. E’ un peccato per questa Vuelle: si perchè con poco, si poteva fare tanto. Non c’è la controprova? Sbagliato: le indecenti stagioni di Almond e Aleksandrov sono la controprova. Ma allora chi ha davvero impedito di far diventare cigno il brutto anatroccolo biancorosso? Dalmonte? Sarà anche criticabile nel suo pick’n’roll, ma non è certo l’ultimo arrivato,così come Barbalich, che comunque era solo al suo secondo anno come dirigente. Si ha la convinzione che i due,se avessero potuto, avrebbero rispedito al mittente i due “Al” in tempo utile per svoltare la stagione. Dunque il “niet” è arrivato dall’alto, da chi mette i “quattrini”. Che va comunque ringraziato per aver mantenuto in serie A la squadra, però se parliamo di lungimiranza non ci siamo. In prospettiva futura, una Vuelle tornata dopo tanto tempo ai vertici del basket italiano, avrebbe giovato in termini di immagine, in soldoni, aumento della popolarità e quindi degli abbonati. La realtà è che Pesaro ha visto in questi anni una lieve, ma preoccupante flessione di pubblico.Il famoso “zoccolo duro” si sta ammorbidendo e non sono chiaramente stagioni come queste, avvenimenti in grado di far tornare quel clamore e passione attorno alla squadra che non si vedono oramai da troppo tempo.

 

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