Pesaro: valori e punti deboli della nuova Vuelle

Pesaro: valori e punti deboli della nuova Vuelle

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Con la doverosa premessa che sarà solamente il parquet il giudice supremo di questa nuova Victoria Libertas e che si dovrà aspettare almeno tutto il mese di settembre per valutare attentamente la Vuelle versione 2013-14, il dovere di un’opinionista è commentare i fatti con il materiale a disposizione ed essendo terminata la campagna acquisti della VL, è possibile esprimere un primo giudizio sulla formazione che affronterà dal 13 ottobre il prossimo campionato di serie A, con l’unico obiettivo, ampiamente dichiarato in anticipo, di evitare l’ultimo posto per non retrocedere in Legadue, e non sarà per niente semplice.
La premiata ditta Costa-Cioppi si è mossa con grande efficienza in un mercato che non gli ha mai permesso di poter offrire più della concorrenza, immaginiamo la frustrazione di non poterla mai giocarsela sul piano economico, ma di cercare di convincere procuratori e soprattutto i giocatori a preferire Pesaro rispetto ad altre realtà più solide, spingendo solamente sulla bontà dell’idea e del progetto, piuttosto che sul riempire il portafoglio. E’ così che si è arrivati a scegliere i tre nuovi italiani, in un mercato che, specialmente per gli atleti nostrani, subiva la grossa concorrenza della Legadue, trasformata in un campionato semiprofessionistico con relative agevolazioni in termini di contributi e non è un caso che giocatori come Mancinelli e Amoroso abbiano deciso di scendere di categoria, sposando una realtà solida come quella torinese, mentre Pesaro i suoi italiani li ha convinti o facendo leva sull’affetto che ha sempre legato Andrea Pecile alla città fin da quando l’aveva lasciata una decina di anni fa o sulla voglia di rendersi protagonista di Bernardo Musso che è arrivato a 27 anni senza mai aver messo piede in un parquet di serie A e la chiamata della Vuelle, per uno che ha giocato un paio di stagioni a Fossombrone in serie B, gli sarà apparsa un’occasione da cogliere al volo. Se ci metti anche il ritorno di Andrea Bartolucci, che prendendo il minimo salariale consentito dai regolamenti (20.000 euro), ha rinunciato anche lui a qualche soldino per ritornare in serie A, hai la certezza di aver ingaggiato un gruppo di italiani che non è arrivato in riva al Foglia spinto solamente dalla mera cupidigia, ma soprattutto da una personale voglia di riscatto.

Una volta sistemato il pacchetto italiani si è aperta la caccia al pokerissimo di stranieri che dovevano comporre i quattro quinti dello starting five e qui il tablet di Stefano Cioppi aveva in memoria tre diverse opzioni: Opzione A: Budget di due milioni e mezzo lordi grazie all’arrivo di nuovi sponsor e la possibilità di battere strade ben asfaltate con giocatori di buon livello che ti potevano portare sulla soglia dei playoff. Opzione B: Budget intorno ai due milioni lordi con qualche sponsor arrivato a garantire una salvezza tranquilla e la possibilità di percorrere strade statali con qualche buca ma ancora in buono stato, acquistando atleti di discreta levatura, magari già visti da queste parti e dei quali conoscevi a menadito pregi e difetti. Opzione C: Budget di mezzo milione di euro netti, obbligatorio da regolamento, con il quale dovevi ingaggiare dieci giocatori e pagarci tutto lo staff tecnico, percorrendo strade provinciali impervie, costretti a destreggiarsi tra procuratori avidi ed americani mediocri che Pesaro non la trovavano neanche su Google Maps.
Non è difficile indovinare quale opzione sia stata scelta dalla premiata ditta Costa-Cioppi, costretta a fare le nozze con i fichi secchi ed esserci riusciti nel giro di soli venti giorni (al 29 luglio i soli Traini ed Amici erano nel roster biancorosso) è sicuramente un punto a loro favore, rimangono i dubbi sull’esito delle scommesse, sul rischio di aver ingaggiato tre rookies, dopo il caso Hamilton della scorsa stagione, di aver preso un americano di difficile gestione come Prowell che se ha cambiato dodici squadre in quattro anni ci sarà un motivo e di aver affidato il ruolo di prima punta ad un uomo sicuramente di buon valore, specialmente se confrontato col resto del gruppo, ma comunque arrivato a 38 anni come Alvin Young.

Ma è anche poco realistico pensare di aver sbagliato consapevolmente tutti e tre i rookie e basterebbe aver azzeccato un centro come O.D.Anosike per uscire dal grigiore in un campionato dove avere un pivot di valore farà sicuramente la differenza, vedi i casi Lawal e Dunston della scorsa stagione e i numeri dicono che Antwain Barbour e Alvin Young hanno avuto l’anno scorso praticamente la stessa media punti rapportata sui 40 minuti di utilizzo, ma con percentuali nettamente a favore dell’ex veneziano e si vedrà se Andrea Traini (classe 1992) e Alessandro Amici (classe 1991) riusciranno ad esplodere definitivamente in un’annata nella quale rischiano di restare sul parquet per più di venti minuti di media, con la speranza di ritrovarsi tra le mani fra dodici mesi due italiani veri da quintetto.

Si poteva fare meglio? Sicuramente, ma bisogna considerare che con i soldi a disposizione se la sono cavata egregiamente, basterebbe pensare che con appena 100/150 mila euro in più in cassa, sarebbe rimasto Daniele Cavaliero, già sotto contratto, al posto di Musso, avremmo ingaggiato Rodney Green, finito a Ferentino in Legadue per una differenza di quindicimila euro, al posto di Elston Turner e avremmo firmato Brock Motum, australiano preso dalla Virtus Bologna che chiedeva il doppio di Trasolini ed era la prima scelta nello spot di numero quattro di Dell’Agnello.

Aver finito la squadra in tempo per il raduno è comunque un bel segnale per una campagna abbonamenti dove i pesaresi stavano aspettando di conoscere quale Vuelle avrebbero visto in autunno per fare il loro dovere, ma sarebbe utile sapere anche a che punto sono le trattative con gli sponsor, piccoli o grandi che siano, ci hanno detto di aspettare fino a settembre e di non far trapelare troppe voci per non compromettere le contrattazioni, ma, se si chiedono dei soldi, è giusto che l’abbonato venga reso partecipe di ogni aspetto della propria squadra del cuore, basterebbe un comunicato nel quale senza scendere nei particolari, si tranquillizzino i tifosi sull’andamento delle trattative.
Ario Costa si augura 3500 abbonati, cifra onestamente difficile da raggiungere, noi ci auguriamo di superare quota 2500 e di trovare almeno uno sponsor da 200-250 mila, i soldi sarebbero circa sempre quelli ed ognuno avrebbe fatto la sua parte.

Davide Perugini (www.pu24.it)

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