Peterson ringrazia tutti “I 5 mesi più belli della mia vita”

Peterson ringrazia tutti “I 5 mesi più belli della mia vita”

Il giorno dopo, la voce è ancora roca. Non urla mai Dan Peterson ma ha passato un bel pezzo del dopogara al Forum svuotato delle urla, quelle sì, dei canturini in festa. E dentro vi era rimasta solo la delusione dei tifosi milanesi che il Coach ha cercato di consolare. “Avrò parlato con mille di loro, che mi hanno detto grazie per quello che abbiamo fatto. Capisco la loro delusione, che è forte come la mia. Ho dormito poco pure se sono andato a letto sereno, di più non potevamo. La cosa che mi manda giù di morale è che oggi non facciamo allenamento alle 17.30 e che domani non c’è una partita da giocare a Cantù. Ero certo che sarebbe stata una partita diversa, più difficile per loro che per noi. Avremmo avuto il 51% di possibilità di vincerla”.

Cos’è mancato, Peterson, alla sua Olimpia per raggiungere ancora una volta la finale come era accaduto negli ultimi due anni?
“Sarete voi giornalisti a dire questo, che Milano stavolta non è in finale e nel 2009 e 2010 c’era arrivata. Poi io posso anche dire che nel 2009 si deve ringraziare Katelynas con quel canestro da 3 punti contro Teramo, sennò Milano rischiava. E l’anno scorso quel mezzo miracolo fatto in gara5 a Caserta. Mentre a noi hanno dato quel fischio di sfondamento a Hawkins in gara3, sul -3. Che non ho condiviso. Però non è solo questo, chiaro. Serve anche la salute e Milano quest’anno non ne ha avuta: abbiamo perso Maciulis, prima c’era stato Finley, Eze firma e si fa subito male, Petravicius che viene da due anni di problemi, arrivo io e si ferma Pecherov, Greer ha uno stiramento, il ginocchio di Hawkins messo male. Ieri sera Cantù ha tenuto fuori Scekic, da noi avrebbe giocato tre quarti”.
L’allungarsi della serie avrebbe dovuto favorirvi, ma nel terzo quarto siete sembrati voi a corto di energie.
“E’ stato così. In gara2 e gara3 siamo stati capaci di stroncare il loro attacco. Ma quando basi il tuo gioco sulla difesa non puoi avere un calo di energia: te ne serve il 100%, il 99% non basta. E noi ieri giravamo al 97%”.
Cosa resta di questa esperienza?
“Di aver vissuto i cinque mesi più belli della mia vita. La mattina mi alzavo e davanti allo specchio facendomi la barba mi dicevo “caro mio, sei di nuovo l’allenatore dell’Olimpia Armani Jeans Milano”. Ed ogni giorno ringraziavo tutti, Giorgio Armani e Livio Proli. Come il mio staff ed i giocatori. Un gruppo con una dedizione pazzesca per il lavoro. Ieri alla fine ho stretto la mano a ciascuno di loro, perché sono stati loro a riaccendere la passione dentro di me”.
C’è l’immagine di un qualcosa di unico ed irripetibile.
“Nessuno al mondo ha avuto l’opportunità di allenare a così alto livello a 75 anni. Né in NBA, NHL, MLB, nella Champions league di calcio, in Eurolega. Ed in NCAA il limite è 70 anni”.
Lo racconterà in un libro?
“L’idea c’è già. Penso di sì ne ho parlato con il mio manager. Magari ripassando su cosa già scritte, ma anche trattandone altre nuove, sperimentate in questi cinque mesi”.
Ce ne dia un’anticipazione.
“Genericamente si dice che gli atleti di oggi non siano professionali come quelli del passato. Non è così. La differenza è che non sono più vincolati alla società, ma ai loro manager. Ed è un problema di tutti gli sport. L’atleta è una specie di multinazionale: se non si allena duramente, se non migliora, se non cura il suo corpo anche con l’alimentazione, se non fa vita da professionista danneggia la sua stessa multinazionale. E perde il suo mercato”.
Chi l’ha colpita di più, da questo punto di vista, in questa Olimpia?
“Tanti. Ma posso dire che David Hawkins l’ho dovuto mettere a sedere in allenamento perché lui non si tirava mai indietro pur con il ginocchio in quelle condizioni. L’ho visto molto giù a fine partita, l’ho chiamato a mezzanotte, era ancora abbattuto. Non dico in lacrime, ma quasi”.
Di gioia invece le lacrime dei canturini. Il loro merito?
“Una vittoria giusta. Però si tende a minimizzare tutto di loro. Talento? Ne hanno. Taglia fisica? A rimbalzo sono molto più forti e grossi di quello che sembra, con le ali che aiutano i centri. Sono corti? Uno dei canestri più dolorosi lo ha segnato Tabu, uno dalla panchina”.
A proposito di panchina, quale sarà il futuro di Peterson?
“Il giorno 4 gennaio firmai un contratto con Livio Proli. Me lo aveva chiesto lui, con Giorgio Armani, non costretti da nessuno. Io ho detto a Proli due cose: la prima a mio sfavore, chiedendo solo sei mesi di contratto e non un anno e mezzo come avrei potuto; la seconda, che firmando un allenatore di 75 anni sarebbe stato inondato di telefonate dagli agenti per l’anno prossimo. E che per questo fosse pronto a firmarne uno nuovo senza che la mia presenza lo potesse condizionare. “Guardate il mercato, fate la vostra lista, poi riparliamo a bocce ferme” ho aggiunto”.
Ora Peterson le bocce sono ferme.
“Parlerò con la società, non c’è nulla di definito. Io ho sempre i miei 75 anni, qui ci sarà una nuova rivoluzione o comunque grossi cambiamenti. E se c’è un piano triennale, io non posso farne parte. Però quando arrivai dissi “non vengo per fare il traghettatore, ma per vincere”. E con la stessa logica ora dirò a Proli “… avete guardato in giro? Bene, allora?” Gli agenti hanno fatto anche i loro sabotaggi, ma fa parte del lavoro. Però non so cosa abbia deciso l’Olimpia, dopo tutto questo. Se arriva Obradovic ribadisco che accompagno io Proli a Malpensa a riceverlo”.
Peterson, la più bella e la più brutta partita di questi cinque mesi.
“Con Biella la più brutta, con un grande errore mio, mettendo Petravicius in quintetto. Volevo rilanciarlo, ma non era pronto e siamo andati subito sotto. La più bella? Tante, dico le due vittorie 4 a Sassari, quella a Caserta. Ma su tutte metto la rimonta contro Cantù in stagione regolare, con il 5/5 da 3 di Mordente”.
Chi vince lo scudetto, ora?
“Siena per me è la miglior squadra d’Europa e non mi interessa se non ha vinto l’Eurolega, ricordando quel brutto arbitraggio. La Montepaschi è la squadra più forte e completa, difende, attacca bene, fa pressing, è allenata da Dio da Pianigiani. Ma Cantù sarà la sua degna avversaria”.

Stefano Valenti

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