Sacripanti: “Pesaro ha delle armi importanti”

Sacripanti: “Pesaro ha delle armi importanti”

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Il coach della Pallacanestro Cantù, Stefano Sacripanti, ha incontrato i giornalisti alla vigilia della sfida interna contro la Victoria Libertas Pesaro.

Pino, Pesaro era indiziata come la più seria candidata alla retrocessione, ma invece ha già dato dei buoni segnali.

Ribadisco quello che avevo detto la scorsa settimana: in questo campionato regna un grande equilibrio. Pesaro mi sembra una formazione con delle armi importanti che ha sempre condotto ad Avellino e ha perso con Caserta solo al supplementare. Con la formula del 5+5 si possono trovare degli americani che stanno insieme in campo con un equilibrio. La Vuelle riceve poi un contributo sostanzioso dagli italiani con Pecile e soprattutto Musso e Amici che stanno dando tantissimo. Se vogliamo trovare un difetto dei marchigiani possiamo dire che hanno delle rotazioni un po’ corte, ma questo problema non emerge sicuramente all’inizio della stagione. Pesaro sta giocando bene con grande aggressività e un’ottima esecuzione offensiva. Quando non si è in tanti ci si aggrega prima ed è più facile trovare la quadratura del cerchio. E’ successo anche a me a Caserta. La Vuelle ora ha una notevole responsabilizzazione di ogni giocatore e dei punti abbastanza fermi su chi fa cosa. Per questo quella di domenica è una sfida davvero importante per noi sotto l’aspetto mentale.

Pesaro è stata la tua prima squadra dopo Cantù. Rispetto ad allora come è cambiato Sacripanti?

Chiaramente sono invecchiato e ho maggiore esperienza. A Pesaro ho avuto subito un grande impatto con una città che vive per il basket. Lavoravo in una società di prestigio con una squadra competitiva, che ha giocato una semifinale di Coppa Italia e ha conquistato i playoff l’anno successivo. Ora sono sicuramente più formato sotto tutti gli aspetti, al di là di qualche chilo in più e qualche capello in meno.

Che ricordo hai invece di Valter Scavolini?

E’ una delle persone migliori che abbia mai incontrato, nel mondo del basket e non solo. Valter fa dell’umiltà e della semplicità la sua forza e ha la capacità di pensare sempre agli altri. Con lui ho avuto un legame forte anche a livello personale e per lui provo un grande affetto. Non è un caso che il basket a Pesaro debba praticamente tutto a Scavolini.

Questa sfida arriva dopo la vittoria di Le Mans. Credi che questo lo renda un impegno ancora più probante?

Di fatto questa è la prima gara che disputiamo dopo aver giocato in settimana. Mi spiego meglio: prima di Sassari avevamo già debuttato in Eurocup, ma eravamo all’esordio, mentre adesso siamo entrati nel ritmo di dover scendere in campo ogni tre giorni. L’importanza di tenere alta l’attenzione la capacità di gestire le energie fisiche e nervose iniziano a diventare prioritarie. E’ una sfida difficile, dopo il viaggio e i due impegni in trasferta, e dovremo essere bravi ad affrontare il match con il piglio giusto. Fino ad ora l’abbiamo avuto sia a Sassari sia in Francia anche se i risultati sono stati differenti. In Sardegna abbiamo disputato 30 minuti di ottima pallacanestro, poi purtroppo abbiamo subito un break. A Le Mans abbiamo continuato a giocare un buon basket, anche lì abbiamo avuto qualche minuto di difficoltà, ma questa volta l’abbiamo arginato e abbiamo dato un’altra spallata nel punteggio. Per adesso l’approccio alle gare è stato positivo, ora arriva il difficile perché dovremo mantenere questa qualità anche scendendo in campo ogni tre giorni. Non è una cosa impossibile, ma nemmeno automatica o semplice, perché la storia racconta che chi partecipa alla coppa ogni tanto un giro lo perde. Noi invece dovremo essere bravi a rimanere al top dal punto di vista mentale, cosa che rappresenta una bella sfida.

Quanto sono migliorate le condizioni fisiche di Cusin e Uter?

Quanto di preciso non so dirtelo, però adesso si allenano con costanza. Entrambi comunque continuano con le terapie. Marco sta prendendo sempre più confidenza con l’appoggio e Adrian sta proseguendo con gli esercizi sulle “magiche” tavolette di Sam. Penso che ci vogliano comunque un paio di mesi di lavoro senza stop per averli in condizioni tranquille dal punto di vista del dolore alla caviglia.

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