Sassari, il GM Federico Pasquini a Sportitalia: “Noi e Reggio società modello: contano più le motivazioni dei soldi”

Sassari, il GM Federico Pasquini a Sportitalia: “Noi e Reggio società modello: contano più le motivazioni dei soldi”

Commenta per primo!

Federico Pasquini, General Manager della Dinamo Banco di Sardegna Sassari, è intervenuto nella trasmissione di Sportitalia, “SI Basket”, condotta da Matteo Gandini. Ecco le sue considerazioni, tra la grande impresa compiuta al forum in gara-7 di semifinale playoff contro l’Olimpia Milano e l’attesa finale Scudetto contro la Grissin Bon Reggio Emilia.

Immaginiamo che l’emozione non sia ancora passata per quella che rimane una grandissima impresa: espugnare il forum in gara-7, qualcosa che rimarrà negli annali comunque vada a finire la vostra stagione.
“Sì, assolutamente, è stata un’emozione incredibile, siamo tutti estremamente felici perché è stato il coronamento di un sogno, per cui grande gioia, grande felicità, adesso bisogna riuscire a far calare questo tipo di adrenalina, di emozione e tornare con i piedi per terra per concentrarci al meglio con quello che abbiamo a livello di risorse mentali e fisiche per questa finale”.

In pochi, pochissimi, vi davano delle chance alla fine di questa serie. Forse ancora meno, dopo che Milano ha recuperato da 3-1 a 3-3 e dovevate andare a giocarvi gara-7 al Forum. Su cosa avete lavorato psicologicamente per preparare i giocatori alla settima partita dopo due sconfitte di fila?
“Guarda, questo è un gruppo – passami il termine – un po’ ignorante, nel senso che vive di emozioni forti. Con un altro gruppo mi sarei spaventato di più, ho visto le facce dei ragazzi prima di gara-7 e c’era un po’ quell’aria che c’era prima della finale di Desio, di Coppa Italia, contro Milano. E’ un gruppo che vive di sfide, questi ragazzi sono convinti di battere chiunque e lo scoramento che abbiamo avuto dopo gara-5 e gara-6 è durato solo una notte. Siamo andati lì convinti di fare una buona partita e ogni volta che Milano faceva qualcosa per provare a chiuderla, noi eravamo sempre pronti. Alla fine c’è voluta anche un po’ di fortuna perché la differenza l’ha fatta quel rimbalzo sul tiro libero di Dyson. Con questi ragazzi c’è poco da lavorare su quelli che sono degli equilibri che sono abbastanza complicati da raggiungere, ma bisogna andare a toccare le corde emotive più che altro”.

Anche Reggio Emilia arriva in una situazione molto simile alla vostra, dopo una gara-7, con tanti infortuni. In un certo senso partirete quasi alla pari….
“Sì, assolutamente, penso che la finale poi ti dia delle energie incredibile a prescindere da quante realmente ne hai. Siamo tutti oltre le 60 partite ufficiali, di conseguenza adesso è difficile andare a trovare qualcosa dentro il serbatoio. Noi abbiamo costruito una squadra che è completamente opposta rispetto a quella di Reggio perché siamo una squadra molto forte atleticamente, molto profonda, però non abbiamo quei giocatori che possono avere l’esperienza che possono avere magari Kaukenas e Lavrinovic dall’altra parte. Per cui dobbiamo andare a sfruttare le nostre peculiarità, cercando di tirare fuori ancora quella forza mentale – più che fisica, perché penso che quella ce l’abbiamo – necessaria in queste partite”.

C’è chi ha dipinto questa finale come la finale che mette di fronte due progetti più che due squadre, nel senso che sia voi che Reggio Emilia fate parte di un progetto costante, avete puntato sullo stesso allenatore da diverse stagioni, su un nucleo di italiani rimasto costante. E’ un po’ il trionfo di questo modo di lavorare il fatto che voi due siate arrivate in finale?
“Sì, in modi diversi, anche con la grande serietà delle società, nel senso che le società sono diventate modello e lo capisci anche in fase di costruzione della squadra, perchè comunque – parlo per Sassari – noi siamo molto ambiti dai giocatori; la serietà che siamo riusciti a costruirci negli anni e in più la possibilità di giocare l’Eurolega quest’anno, ci hanno dato una forza importante a livello di mercato. Sono progetti diversi, noi abbiamo un nucleo italiano abbastanza esperto, che ci consente di partire ogni volta da qualcosa di garantito, mentre loro hanno un gruppo italiano molto giovane e fresco che in prospettiva rischia di essere insieme a quello di Milano base della Nazionale italiana per i prossimi anni. Progetti simili, ma abbastanza diversi”.

Parlavamo di mercato, quanto può essere importante questa vittoria in prospettiva futura per tenere giocatori del calibro di Logan e Lawal?
“L’idea che ho è che alla fine dobbiamo lavorare sulle motivazioni, chi sta a Sassari deve avere grande motivazione e non penso che la componente economica stia fuori da queste motivazioni. Per stare a Sassari la componente economica deve essere importante, ma non deve essere la principale. I giocatori che sono venuti quest’anno, sono venuti perché avevano l’occasione di fare l’ultimo step in carriera e diventare dei giocatori da medio livello europeo a un livello europeo importante, e Sassari poteva essere per loro la grande occasione. E quasi tutti l’hanno presa. Non credo che per quella che è la nostra filosofia, a prescindere dal grande valore di questi giocatori, abbia un senso andare a svenarsi, ma piuttosto andare a lavorare su quelle che possono essere le componenti motivazionali senza le quali fai poca strada qua”.

L’assenza di Lawal in gara-1 quanto potrà pesare? Al forum è stato fondamentale…
“E’ un giocatore decisivo per noi, ha fatto un campionato e un Eurolega veramente pazzeschi. Come abbiamo sempre fatto: noi abbiamo giocato due mesi senza Sanders, due mesi e mezzo senza Brooks, cerchiamo di andare sempre a mettere il gruppo prima di tutto, per cui dobbiamo essere pronti a far fronte anche a questa cosa, sapendo che giocheremo contro una squadra che può essere molto pesante se gioca Cervi, o se gioca Silins numero 5, a prescindere dalla presenza del nostro pivot titolare, facendo con gli altri”.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy