Sbezzi: “La Torre viene a Cantù per ripartire”

Sbezzi: “La Torre viene a Cantù per ripartire”

Una illuminante chiacchierata in esclusiva con Riccardo Sbezzi su Andrea La Torre, fresco di firma con la Red October Cantù

di Carlo Perotti
Riccardo Sbezzi
Riccardo Sbezzi

Qualcosa di diverso dal classico agente, piuttosto una sorta di zio: focoso, senza peli sulla lingua ma anche scaltro ed attento come abbiamo imparato a vederlo in azione col suo amato Alessandro Gentile, Riccardo Sbezzi è anche il procuratore del tuttora giovane Andrea La Torre, ex promessa del basket italiano, che in queste ore si è svincolato da Milano per passare alla rivale Cantù. Abbiamo voluto sentirlo per fare con lui il punto su La Torre che dopo il grande hype a livello giovanile si è man mano andato  ad arenare sino ad essere considerato una delusione se non una vera sciagura a detta degli immancabili Leoni da Tastiera.

Sbezzi conosce Andrea sin da bambino. Suo papà Gianluca, ex giocatore professionista ad Arese e Trieste, e lo zio Massimo, ex Napoli e fervente tifoso romanista tanto da viaggiare con la foto di Rudi Voeller al posto della sua nella patente, sono stati suo ex giocatori ed amici. Gianluca La Torre chiama Sbezzi per chiedergli delle dritte per fare le scelte giuste nel far crescere tecnicamente suo figlio Andrea. Sbezzi gli consiglia di portarlo alla Stella Azzurra dove il ragazzo trova un grande punto di riferimento in Germano D’Arcangeli “A sedici anni Andrea era un prospetto interessantissimo tanto da venir scelto come MVP al Next Generation davanti ad uno come Bender poi finito in NBA”, al ragazzo cominciano ad arrivare molte proposte e Milano non solo è la squadra più titolata e quella che offriva il contratto economicamente migliore ma aveva in Luca Banchi un importante referente “Banchi stravedeva per Andrea e fu un fattore importante per la scelta”.

Andrea La Torre
Andrea La Torre

Rapidamente, dopo aver firmato un contratto importante che sarà per Andrea una sorta di spada di Damocle, cominciano i problemi quando La Torre viene mandato a Biella per “farsi le ossa”…

Andrea a Biella ha sbagliato, non aveva la maturità per affrontare il professionismo e le sue tensioni, era abituato troppo bene alla Stella Azzurra dove viveva in un mondo ideale e quando si ritrovò a confrontarsi con la vita reale andò a sbattere contro un muro, vivendo male quell’esperienza senza la protezione di D’Arcangeli”.

Ma anche a Milano le cose non si fanno facili, una volta rientrato dal prestito non c’è più Luca Banchi e per due anni La Torre viene parcheggiato in A2 tra Treviso, Udine e Rieti “Oltre al problema dell’immaturità iniziale poi Andrea ha dovuto affrontare due situazioni che ne hanno rallentato la crescita: la mancanza di un progetto di crescita a lui dedicato e l’equivoco sul suo ruolo…

Giocatore infatti atipico, alto 2.02 e con doti notevoli nella visione di gioco e nel passaggio, a livello giovanile si progettava di farne un play “Avevamo una visione alla slava dove i giovani scalano nei ruoli a salire per cui una guardia-ala gioca da play, invece in Italia si scala in basso ed un’ala di oltre due metri finisce a giocare da lungo. Ed infatti all’inizio i nostri giovani vincono in Europa, perché è la strada più facile e veloce, ma alla lunga sono gli altri… gli slavi… che crescono, imparano e vincono!

Arriviamo così ai giorni d’oggi e la decisione di uscire dal contratto pluriennale con l’Olimpia “E devo ringraziare Milano per essersi comportata in maniera impeccabile con noi” e l’offerta di Cantù “Abbiamo fortemente voluto che Pashutin potesse vedere e giudicare il ragazzo prima di firmarlo, chiedendo noi di allenarci con la squadra senza chiedere nessuna garanzia di firma”.

Evgeny Pashutin
Evgeny Pashutin

Ed Evgeny Pashutin ha visto qualcosa di interessante in La Torre tanto da chiederne l’ingaggio “Andrea viene a Cantù con la massima umiltà, vuole seguire l’esempio di Parrillo giunto in Serie A quasi per caso a Reggio Emilia e che proprio a Cantù ha trovato la giusta dimensione, viene per giocare magari pochi minuti mettendosi a disposizione di coach Pashutin con la sua duttilità. Lo fa al minimo di contratto, uscendo dal contratto di Milano Andrea ci ha smenato di tasca propria (in A2 aveva offerte migliori ndr), mettendosi in gioco con tanta disponibilità.

Andrea ha soli 21 anni, è un bravo ragazzo ma in Italia se sbagli un anno vieni bollato come scarso, se ne fai uno buono invece vivi di rendita: non c’è una logica in questo. Secondo me – continua Sbezzi – La Torre è più adatto a giocare da specialista in Serie A, con la sua capacità di difendere sul play come sull’ala forte e le buone doti di play aggiunto, piuttosto che in A2 dove si ritrovava a marcare giocatori molto più piccoli. Pashutin, che non lo conosceva e perciò non ha preconcetti nei suoi confronti, non solo è un grande coach ma anche una grande persona, come mi hanno confermato molti amici che lo conoscono bene, ed Andrea si giocherà la sua possibilità e per questo abbiamo voluto fortemente Cantù. Non viene a fare la stella ma a giocarsi la sua occasione, è ancora giovane, ha margini di crescita importanti”.

26195194436_7a32cc9d31_zPerché anche su un ragazzo del ‘97 i soliti Haters sono pronti a vomitare fiele “Io sono cresciuto con un mito come Vittorio Tracuzzi, era un altro mondo… ora nell’era dei socials chiunque si può alzare al mattino, scrivere su facebook e considerarsi un’opinionista. E chi gode delle disgrazie altrui è solo uno sfigato, uno che ha bisogno di un buon psicologo. Perché prendersela poi con un bravo ragazzo? Quando lo fanno con uno come Alessandro Gentile, che ha le spalle larghe e la personalità per fregarsene, ci siamo abituati ma colpevolizzare un ragazzo colpevole di non aver vissuto serenamente un momento di passaggio della propria vita a soli diciotto anni è assurdo”.

Infatti è assurdo ma Andrea La Torre ha ora un coach come Pashutin da cui apprendere e punti di riferimento come Parrillo e Tassone, veri maestri della modestia e della passione, da seguire. Per ripartire.

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