Semifinali Playoff: Milano, lo Scudetto ed il peso della favorita

Dopo aver battuto Trento, l’Olimpia affronta Venezia in semifinale: i biancorossi chiedono strada a tanti “avversari noti”

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PASSAGGIO A NORD…EST – Parafrasando il titolo del programma televisivo di Alberto Angela, si può riassumere così l’impegno che ha visto e che vedrà protagonista Milano. Dopo esser stata in quel di Trento, l’Olimpia ora è chiamata alla prova-Venezia. Contro gli uomini di Buscaglia l’EA7 ha dato grande dimostrazione di forza, facendo prevalere i propri pregi tattici (difesa arcigna e gioco roccioso sotto canestro) contro una squadra finita immeritatamente come ottava, ma che ha dato l’ennesima riprova proprio nei quarti di finale di dimostrare un piazzamento ben più alto. Lo strapotere fisico di Batista, la duttilità di Sanders, l’intelligenza di Simon, la difesa di Jenkins ma soprattutto la ritrovata vena di Gentile hanno creato il solco contro l’Aquila e saranno le stesse armi con cui Milano affronterà la Reyer. Una Reyer trasformata dall’arrivo di Pargo, autentico spauracchio per gli avversari orogranata sin qui, e rinsaldata dall’esperienza di “partite che contano” dei vari Ress, Green, Viggiano, Ortner,… Tutta gente che con varie maglie (nel caso di quelli citati Siena e Varese) ha già fatto tanto male all’Olimpia, obbligandola a sonore debacle. Tuttavia gli uomini di Repesa hanno già battuto Venezia nei 3 precedenti stagionali, A/R di Regular Season più il quarto di finale di Coppa Italia: tre sfide a “tre Venezia diverse”, prima quella di Recalcati, poi quella del marasma post suo esonero, infine quella vera e propria di De Raffaele, ex livornese ancora infuocato per quello Scudetto dell’89, voglioso di rivincita. In tutti questi casi a fare da comune divisore c’è stata la grande compattezza di squadra mostrata dagli uomini di Repesa, che oltre alle doti individuali sopra citate hanno dimostrato di avere un altro grande pregio: saper riconoscere quando il gioco si fa duro per iniziare a giocare sul serio, concentrandosi come non mai.

UNDER PRESSURE – 10-12 potenziali titolari, con almeno 5-6 specialità ben affinate; una panchina lunga, a tratti lunghissima; un allenatore esperto e già vincente; il fattore campo dalla propria parte; e allora chi/cosa può fermare una squadra così? La risposta potrebbe essere divisa in due: o “si ferma da sola” oppure la pressione di essere favorita. Che poi, a ben guardare, la prima è conseguenza diretta della seconda, ed eccoci ad un’unica soluzione. La Milano operaia di quest’anno ha conosciuto più sconfitte delle ultime due stagioni targate Banchi, almeno in Regular Season, ma non è mai mancato l’impegno. La differenza sostanziale e ben visibile rispetto a 12 e 24 mesi fa sta nella mancanza di più galli in un pollaio. La composizione del roster voluta e decisa da Repesa e dalla dirigenza aveva un solo obiettivo finale: mettere Alessandro Gentile al centro del progetto e circondarlo di fenomeni silenziosi, non prime donne. La guida resta lui, ma tutti sono strumentali a tutti. Lo è Gentile per gli altri, lo sono gli altri per loro stessi e per il loro capitano. Psicologicamente è un notevolissimo upgrade rispetto al passato e proprio questo dovrebbe frenare il “braccino” che veniva a crearsi nella testa della squadra contro le varie avversarie dei playoff, dopo stagioni dominate. Ma l’Olimpia farà bene a prestare attenzione: i playoff vengono vinti da chi è più forte e da chi è più in forma. E per quanto più forte di testa possa essere l’EA7, di fronte ha trovato e troverà sempre squadre con un’arma (non)tattica pazzesca, che l’Olimpia non avrà mai e che potrebbe soffrire terribilmente: il non-avere-nulla-da-perdere, contrapposto all’obbligo-di-vincere che pende sui biancorossi.

 ANGHINGO’, CHI SCHIERERO’? – Già, Repesa potrebbe prendersi il lusso persino di fare la conta per decidere chi portarsi in panchina ed in campo e chi lasciare fuori dalle rotazioni. Contro Trento gli esclusi sono stati 3 diversi per altrettante gare: McLean prima, Jenkins poi ed infine Sanders. Eppure la squadra non ne ha risentito, trovando di riffa o di raffa il bandolo della matassa. Piano piano, dunque, il coach croato sta ritrovando tutti i suoi effettivi, dopo una stagione in cui la parola “abbondanza”, spesso indissolubilmente legata all’Olimpia per le sue infinite capacità di attingere alla panchina più lunga d’Italia, non è stata di casa dalle parti biancorosse. La morìa di italiani ha condizionato fortemente l’EA7, alle prese con gli infortuni dei vari Gentile, Cerella e Cinciarini; ed anche gli stranieri non sono stati da meno, con Jenkins e Lawal prima, Sanders arrivato solo a febbraio, Macvan e Batista fuori per noie muscolari,… Il pronto soccorso milanese si sta però svuotando: l’ultimo rimasto tra gli infortunati è Cinciarini, alle prese con un problema al polpaccio, ma ormai prossimo al rientro (se tutto va come deve, proprio già nelle prime gare di semifinale). Insomma, gira e rigira Repesa avrà ancora una volta il compito di far fuori uno straniero (oltre a Barac, dato per scontato); ma per un onere così arduo, ecco anche l’onore di poter contare su 12 titolarissimi, vero extra-lusso da top club europeo.

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