Serie A 2017/2018 – Il pagellone di Basketinside

Serie A 2017/2018 – Il pagellone di Basketinside

Dopo la conclusione della Stagione Regolare e l’assegnazione dei premi individuali, Basketinside dà 16 diversi voti, uno per ogni particolare o generale aspetto di ognuna delle 16 squadre partecipanti

di Marco Arcari

Archiviata una Stagione Regolare caratterizzata da non poche sorprese, è tempo di pagellone per una Serie A, edizione 2017/2018, che ci ha offerto verdetti inaspettati insieme a conferme importanti. Per ogni squadra, il voto riguarderà un aspetto particolare: dal collettivo al singolo giocare, passando per qualche ruolo dirigenziale e per qualche coach, ma non solo. I voti, però, saranno offerti in rigoroso ordine di classificazione delle partecipanti. Come in ogni pagellone i voti sono opinabili; le poche insufficienze maturano in quelle situazioni in cui il saldo tra aspettative e realtà è stato decisamente negativo, ma è chiaro che le stagioni di molte squadre, se il voto fosse complessivo e generale, non potrebbero che essere insufficienti.

VOTO 8.5 a Venezia – Se Milano non ha vinto la Regular Season dopo anni non è stata semplicemente colpa sua, bensì anche enorme merito di una Reyer indomita e capace di togliersi soddisfazioni non solo in Europa ma anche in campionato. Il difficile viene ora, ma l’innesto di Daye sembra aver dato una marcia in più nel motore di una squadra comunque capace di mettere i bastoni tra le ruote a chiunque. Tutti sostengono che i lagunari siano finiti nella parte più complessa del tabellone Playoffs: magari sarà anche vero, ma la squadra di coach De Raffaele ha chiuso la RS con 2-0 con Trento, 1-1 con Avellino e 2-0 con Cremona e i numeri, specialmente quando si tratta di una Serie su più gare, non mentono quasi mai. Al netto di tutto, è stata la stagione delle prime volte, poiché la Reyer, per la prima volta nella sua storia, ha conquistato un trofeo europeo e vinto la Stagione Regolare di Campionato (con record societario di punti in Serie a 16 squadre, 46).

VOTO 4 alle scusanti di Milano – Dopo quattro anni consecutivi, Milano ha abdicato dal trono di prima classificata in Stagione Regolare e l’ha fatto in un modo che non lascia certo tranquilli i suoi tifosi. Roster infinito e talentuoso, ma rotazioni corte e giocatori ai margini del progetto; energie spese in EuroLeague e mancate più volte in Campionato; guida tecnica che – si dice – sta plasmando la squadra a sua immagine e somiglianza. Un secondo posto non è una tragedia, eppure Milano si infila in quella parte di tabellone che sembrerebbe più una riedizione dei trofei Lombardia anni ’70-’80, con il posto della Pintinox del barone Sales preso oggi dalla Germani di coach Diana. Come ogni anno, l’Olimpia dovrà temere anzitutto se stessa, magari evitando di trovare sempre “scusanti” a prestazioni deludenti. Perché le sconfitte non sono mai belle e il voto alla stagione, finora, non può assolutamente essere positivo.

VOTO 8 alla brescianità – Il progetto della Leonessa Basket Brescia è di ampio respiro e passa anche per aspetti non tecnici (ritorno al mitico EIB, consolidamento ad alti livelli e via discorrendo), ma sul parquet si è visto il meglio: squadra corta, ma mai doma, con una coppia di allenatori che farebbe rendere qualsiasi giocatore ben oltre le proprie potenzialità, con un Michele Vitali ormai consacratosi a miglior 3&D del campionato, con un Luca Vitali sempre più direttore d’orchestra e con gli inaspettati exploit di Traini e Ortner (non per qualità tecniche ma per una carta d’identità che dice “1983” alla voce “data di nascita”). Con gli impegni ravvicinati dei Playoffs la Leonessa dovrà sapersi gestire al meglio e Varese non è proprio l’avversaria più semplice da affrontare (1-1 in RS). Un grande successo, tuttavia, è già stato ottenuto: la piena identificazione tra città e squadra. Aspetto che spesso viene sottovalutato o dato per scontato, ma basterebbe spostarsi a Ovest di qualche chilometro per scoprire che si tratta di un fondamentale “intangible“.

VOTO 8 a Nicola Alberani – Uno dei più grandi Direttori Sportivi che la pallacanestro possa annoverare. Ogni anno azzecca le mosse di mercato per offrire a coach Sacripanti una squadra con cui poter lavorare nel migliore dei modi: le firme di Rich e Wells, la scommessa di Lawal, la centralità nel sistema di Leunen (qui ampi meriti al Pino nazionale) sono stati elementi che hanno portato a stimare in maniera indeterminata la competenza di Alberani come “uomo di pallacanestro”. E tale stima non può essere inficiata dal rendimento opaco, finora, di Bruno Fitipaldo, che rappresenta forse l’unico colpo di mercato incapace di soddisfare le aspettative di tifosi e addetti ai lavori. Dovesse entrare a pieno regime anche lui nel sistema irpino, il voto per Alberani si alzerebbe inevitabilmente.

VOTO 7.5 alla stagione di Shavon Shields – Trento ha vissuto un’annata dalla doppia faccia, con un girone d’andata caratterizzato da due filotti di varie sconfitte consecutive (rispettivamente 3 e 4) e un girone di ritorno dal record complessivo di 12 W e 4 L. Nella stagione dell’Aquila è spiccato comunque il classe 1994, capace di non andare in doppia cifra per punti realizzati in sole sei occasioni e di flirtare da vicino con la tripla-doppia in più partite. Equilibratore delle due fasi, spesso playmaker aggiunto, giocatore dall’atletismo impressionante: se Sutton era il punto fermo, Flaccadori il talento ormai consacrato e Forray l’indomito leader emotivo, Shields ha rappresentato la sorpresa stagionale e non è un caso se il cambio di marcia della squadra nel girone di ritorno sia coinciso con un’innalzamento del rendimento personale del numero 31.

Voto 9 ad Attilio Caja – Spesso e volentieri si sente dire che, quando una squadra vuole risalire la china o uscire dalla palude della zona retrocessione, deve chiamare l’artiglio, perché coach di esperienza e adatto allo scopo. Quest’anno Caja ha dimostrato di essere molto di più: costruttore di un gruppo capace di perdere solo 3 partite nel girone di ritorno, con una striscia di otto successi consecutivi, leader tecnico di una squadra che gioca una pallacanestro capace di esaltare gli uomini di maggior talento (su tutti, Okoye) e che sa soffrire quando ve n’è bisogno. Ha vinto il riconoscimento LBA di Coach of The Year e la scelta ci trova concordi, per quanto Sodini e Diana abbiano compiuto altrettanti miracoli sportivi; è la rivincita di un uomo che ha dato tanto, più di quanto abbia ottenuto in cambio, alla nostra pallacanestro.

Voto 9.5 all’orgoglio canturino – E sfidiamo chiunque a dare un voto inferiore, viste le premesse stagionali; incertezza societaria, roster indicato da tutti come pieno di lacune, problematiche di vario genere. Se coach Sodini è stato il capitano di un vascello capace di non naufragare nelle innumerevoli tempeste stagionali, i giocatori hanno rappresentato quella ciurma pronta al sacrificio e sempre dedita alla causa. Nelle proiezioni di inizio stagione Cantù avrebbe dovuto lottare per rimanere in Serie A; si trova ai Playoffs da settima classificata in RS e sfida una Milano che ha già bastonato in Coppa Italia. Dovesse andare avanti nella post-season, sarebbe una delle stagioni più storiche, con tutto il rispetto per i grandi successi europei degli anni ’70 e ’80.

Voto 8 a Meo Sacchetti – Romeo l’ha fatto di nuovo. E l’ha fatto nuovamente bene. Riportare una ripescata Cremona ai Playoffs, potendo contare su un gruppo di statunitensi di talento (specie Johnson-Odom) e sui cugini Diener, è l’ennesimo capolavoro di una carriera da vincente. Poi si può discutere sul tipo di pallacanestro giocata dalle squadre che il buon Meo allena, ma non si può dubitare delle sue qualità nella gestione del gruppo e nell’applicazione della teoria del gioco. Affrontare Venezia sarà il banco di prova finale della stagione: difficile pensare a un upset, ma se già i lombardi dovessero vincere una partita nella Serie si potrebbe parlare di annata molto più che positiva.

Voto 5 alla Virtus Bologna – Il pieno recupero di Alessandro Gentile, il rendimento di Pietro Aradori, la verve di Alessandro Pajola e la cazzimma di Stefano Gentile: quattro individualità importanti che dovrebbero portare a un voto positivo, se non fosse che la squadra è rimasta fuori dai Playoffs e ha fallito l’obiettivo per il quale era stata costruita. Si parla di coach Trinchieri per le prossime stagioni (due almeno) e di Dalla Salda come nuovo dirigente, ma sarebbe un errore scaricare tutte le colpe del “fallimento” su coach Ramagli; l’incostanza di alcuni giocatori, qualche mancanza nel roster (il famoso “4”, secondo molti) e qualche “scricchiolio” entro le mura societarie sono stati limiti impossibili da nascondere come polvere sotto lo zerbino.

Voto 7 alla dignità di Federico Pasquini – Criticato spesso e volentieri dalla piazza, l’ex-allenatore della Dinamo si è sempre contraddistinto per disponibilità e grande cordialità nelle occasioni in cui è stato un piacere confrontarsi in conferenze post-partita o in chiacchierate più amichevoli. Fare un passo indietro per amore dell’ambiente e per dare la possibilità al gruppo di ottenere quel meglio altrimenti non ottenibile è un gesto raro, in un mondo dove la poltrona viene prima di tutto. Rimanere come GM, peraltro, non implica il fatto che la squadra abbia fallito l’accesso ai Playoffs per la sua continuazione come presenza societaria, anche perché i limiti di questa Dinamo, sul parquet, li abbiamo visti tutti quanti.

Voto 5 alla FIAT Torino – Cambiare tre allenatori in una stagione, raggiungere picchi di rendimento inattesi (vittoria in Coppa Italia) e poi sprofondare nuovamente nel baratro (9 sconfitte consecutive tra ventunesima e ventinovesima giornata). Sarebbe così riassumibile la stagione dei piemontesi, al netto comunque di performance positive da parte di alcuni giocatori (Garrett, Mbakwe e Poeta, su tutti). Dal naufragio ci sentiamo di escludere gli allenatori, perché è impensabile imputare colpe a due santoni quali Recalcati e Banchi e a un giovane di bellissime prospettive, capace di conquistare un trofeo alla prima occasione utile, come Galbiati. Un ripensamento societario, a 360°, parrebbe quindi inevitabile.

Voto 6.5 ad Amedeo Della Valle – La lacrime all’ultimo ballo con la maglia di Reggio-Emilia varrebbero più di qualsiasi parola; in una stagione da protagonista assoluto in EuroCup e di sofferenza in Serie A, la guardia saluta una squadra e un ambiente che l’hanno reso come uno dei migliori giocatori italiani in circolazione per andare, a quanto pare, a Milano. Troverà un ambiente scettico e pieno di pregiudizi sul suo valore come giocatore, ma avrà l’occasione di dimostrare quanto vale realmente, specie in un palcoscenico come la EuroLeague: rischi e potenzialità di insuccesso non mancano, ma a Della Valle non manca nemmeno quella “faccia tosta” per superare qualsiasi difficoltà.

Voto 5 a Pistoia – Passare dai Playoffs della scorsa stagione all’anonimo rendimento di questa (esclusi gli exploit di McGee e Moore) comporta necessariamente un voto negativo. Non per questo, però, si deve negativamente giudicare coach Esposito, sempre un leone dei parquet, capace di lanciare anche giovani come Della Rosa e di non snaturare la propria concezione di pallacanestro per guardare al mero fine del risultato. Il cambio di rendimento, al netto di tutte le difficoltà stagionali (specie quelle estive) dei pistoiesi, non può comunque portare alla sufficienza, anche perché tra scelte di mercato sbagliate e rendimenti individuali altalenanti, con un minimo di costanza in più si sarebbe potuto ottenere un piazzamento ben diverso.

Voto 6.5 a Donta Smith – Se Brindisi è riuscita a salvarsi il merito è stato anche – e soprattutto – per il rendimento del classe 1983 arrivato a fine novembre 2017. All-around a livello di statistiche e giocatore fondamentale in una squadra che, con l’uscita di Lalanne, aveva faticato a trovare un punto di riferimento, specie in fase offensiva; ci si dovrebbe chiedere, tuttavia, come possa bastare un buon giocatore a risollevare le sorti di un’intera squadra. Non hanno forse tutti i torti coloro i quali sostengono che in A-2, probabilmente, vi siano squadre più attrezzate di alcune partecipanti alla massima serie italiana; non che tra queste ultime debba necessariamente rientrare Brindisi, per carità, ma i dubbi sono poi così infondati?

Voto 6.5 a Manuel Omogbo – Come sopra, o poco più, perché stavolta la salvezza di Pesaro ha avuto le fattezze anche di Clark, Mica e, finché disponibile, Moore. Tra le sorprese stagionali rientra sicuramente il nigeriano classe 1995, miniera d’oro per il fantabasket di molti e giocatore capace di dominare in entrambe le fasi di gioco. Si potrebbe replicare quanto detto a proposito di Brindisi, con giocatori che da soli hanno permesso a Pesaro di restare in Serie A ma che devono farci riflettere circa il livello complessivo della nostra Serie A. I due successi consecutivi su Milano e Venezia, poi, hanno avuto il sapore dell’impresa: a nostro avviso, teorie complottiste non farebbero altro che sminuire atleti e staff, perciò ci sembra quanto meno irrispettoso voler vedere le classiche “magagne all’italiana” anche in uno sport come la pallacanestro. Irrispettoso, si noti bene.

Voto 3 all’Orlandina – Non tanto per la retrocessione, quanto per le porte girevoli di metà stagione circa, con cui i siciliani hanno cambiato praticamente mezza squadra. Se l’anno scorso la società era stata premiata come modello virtuoso, capace di lanciare giocatori come Fitipaldo, Perl e Stojanovic, quest’anno la retrocessione sarebbe maturata già alla ventesima giornata se non vi fosse stata la presenza di Pesaro nel lotto delle compagini impegnate in Serie A. Una striscia di 14 sconfitte consecutive avrebbe condannato qualsiasi squadra, ma le porte girevoli rimangono un qualcosa di “incomprensibile”, ben più negativo dei risultati sul parquet.

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