Serie A, il pagellone della Regular Season

Serie A, il pagellone della Regular Season

#1 EA7 EMPORIO ARMANI MILANO 26 centri su 30 tentativi è più che una buona media: è La media. Per la seconda stagione consecutiva la retorica di Milano è quella del dominio, espressa in una figura di inavvicinabile qualità che le ha permesso di affrontare ogni Domenica con la consapevolezza che sul lungo di rivali accreditate non ce ne potevano essere. Per la seconda stagione consecutiva l’EA7 conquista la prima piazza dei Playoff con facilità, sbarazzandosi progressivamente delle potenziali inseguitrici, approfittando della sbadata Regular Season di Sassari e rubandole anche il primato nella media dei punti segnati: 86.1, in un campionato in cui se ne segnano 77.6 di media. Il tutto nella stagione della conferma, con un roster tutto da ricostruire dopo aver riportato lo Scudetto sotto al Duomo, dopo aver attraversato un inizio Novembre di leggera crisi d’identità, da cui poi scaturiranno 15-dico-quindici vittorie consecutive. Sarà quella la tranche di stagione utile a sciogliere tutti i doppi nodi sorti dall’inevitabile sperimentazione di inizio stagione: il dualismo Gentile-Brooks, il mettere Kleiza nelle condizioni di rendere al meglio delle proprie possibilità –anche a costo di doverne rivedere il minutaggio-, il permettere a Ragland di avere il tempo di trovarsi a suo agio con le sue nuove scarpette rosse. Alla fine di questo tunnel, la luce del ritorno di Hackett, lo scrutare l’orizzonte dei Playoff con la sensazione di leggerezza di chi ha messo tutto al proprio posto, quella che ora attraversa Luca Banchi. Il voto è 9,5, per affermazione. #2 UMANA REYER VENEZIA Il progetto del Presidente Brugnaro di rendere la Reyer una parte centrale dell’èlite del basket Italiano procede sui giusti binari: in laguna sembrano passate ere geologiche dai tempi del ribelle Andre Smith e delle difficoltà di gestione della scorsa stagione, e la Reyer di oggi è una squadra in cui si fatica a trovare una scelta che sia azzardata. Ha pagato in termini di leadership e di competenza la scelta di formare il nuovo nucleo su giocatori vincenti ed esperti, che pur non dominando in lungo e in largo hanno consentito a Venezia di porsi subito alle spalle di Milano, distaccando sul lungo la gioventù rombante di Reggio Emilia e l’incostanza di prestazioni della Dinamo Sassari. L’unico neo in una stagione tutto sommato vincente (chiusa con il solido record di 22-8) si può trovare nella gestione degli scontri diretti, che vede la Reyer proporre un record di 2-6 negli incontri con le prime 5 classificate della RS. L’inserimento recente di Pietro Aradori conferma tutta la bontà del piano strategico Reyerino, in attesa di trovarsi di fronte la Cantù di Metta World Peace, in quello che a tutti gli effetti sarà il quarto di finale tra i quarti di finali. Nel frattempo riempie la pagella con un 8. #3 GRISSIN BON REGGIO EMILIA Un’altra stagione di esperienza nell’ambizioso sacco di Menetti e soci, che staccano un ottimo terzo posto finale, frutto del prestante record 21-9. Tante le note positive della stagione: dall’affermazione definitiva di Achille Polonara, passato da un fatturato di 10.8 punti e 4.8 rimbalzi a 12.0 punti e 8.4 rimbalzi di media, a quella di Riccardo Cervi, secondo miglior stoppatore della RS con 1.8 a serata, passando per gli exploit realizzativi di Federico Mussini e Amedeo Della Valle, che pur tra luci e ombre hanno confermato il loro status di giovani dal potenziale dorato. Resterà tra le pagine più avvincenti del campionato la vittoria di Varese, con ben 118 punti a bersagli e 3 supplementari per decretare un vincitore, mentre, nonostante un impatto difensivo in crescita rispetto a quanto era lecito aspettarsi, non ha particolarmente brillato Drake Diener, forse semplicemente testato in un sistema di gioco molto diverso da quello di Sassari. Il campionato della Grissin Bon resta però concreto e lineare, e l’aver messo alle spalle squadre del livello di Brindisi e Sassari la eleva fino a guadagnare il 7,5. #4 DOLOMITI ENERGIA TRENTO Si presumeva che non avrebbe indossato i panni della consueta neo-promossa, forte com’è di una pianificazione seria e vigorosa, radicata negli anni nell’intenzione di coltivare talenti home-made e guidata da un allenatore promettente come Maurizio Buscaglia. Da quell’impressione al vederla fare scorpacciate di premi individuali a metà Maggio c’era però una strada difficilmente immaginabile. Difficile ma non impossibile, se in Estate arrivi ad acquistare l’americano dell’anno, se intorno a lui confezioni con Owens una delle assi più performanti del campionato. Tra i premi di MVP, miglior allenatore e miglior GM della stagione è proprio quest’ultimo a riassumere meglio quanto costruito in questa stagione da Trento. Chapeau dunque a Salvatore Trainotti per questo capolavoro. Un voto? 8! #5 BANCO DI SARDEGNA DINAMO SASSARI Annata di transizione parziale in quel di Sassari: dalla run-and-gun dei Diener, guizzante e cerebrale, alla run-and-gun di Dyson e Logan, rombante e muscolare: meno genio e ancora più velocità, con un quintetto al limite dell’illegalità atletica, ugualmente prodigo a improvvisi giri a vuoto, fondato su un ritmo frenetico e imprendibile, sottratto di interruzioni e che fa del tiro da 3 una scelta radicale. Nelle giornate positive una narrazione da togliere il fiato. Altra storia nelle giornate di pigrizia, che pur non sono mancate, anzi si raggrupperanno tutte nel mese di Aprile, in cui 5 sconfitte consecutive hanno rannuvolato il cielo sopra la Dinamo. A dadi tratti verrebbe da chiedersi se il quinto posto finale per Sassari sia una sconfitta, o se sia nella natura del Banco perdere terreno nelle competizioni a lunga gittata per poi dare il massimo negli spazi più brevi, con la vittoria di Coppa Italia a confermare. Ai Playoff l’ardua sentenza, ma la votazione di Regular Season non può superare il 7, se il vero obiettivo è essere la principale contender di Milano. E soprattutto se non sembrano esserci valide motivazioni per non pensare di esserlo. #6 ENEL BRINDISI Difficile rimproverare qualcosa all’Enel, che perde subito dopo un lauto investimento Cedric Simmons, arrivato per dominare (e l’avrebbe sicuramente fatto) in coppia con James Mays e costretto ad arrendersi dopo poche partite. Il quinto posto è il frutto di un campionato caricato dal dispendioso impegno di Eurochallenge, che ha sottratto parecchie energie agli uomini di Bucchi, che pur hanno sfoggiato uno dei reparti di guardie più letale del campionato (Pullen-Denmon) e possono presentarsi a Reggio Emilia per giocarsela ad armi pari. Superare i quarti di finale dopo lo sweep subito da Sassari la scorsa stagione rappresenterebbe un punto di maturazione fondamentale e un bel regalo per il Presidente Marino, che in collaborazione con il G.M. Alessandro Giuliani tanto ha investito sul suo giocattolo bianco-rosso-blu. Il voto è 7. #7 ACQUA VITASNELLA CANTU’ Non crediamo di andare troppo lontani dalla verità affermando che a Cantù ci sia stato il pre 27 Marzo e poi il post 27 Marzo, cioè il pre-Metta World Peace e il post-Metta World Peace. Praticamente il Medioevo e il Rinascimento, una mattinata alle poste e un weekend a Disneyland, la rassegnazione a una stagione di mezzo e un’improvvisa esaltazione potenzialmente sprovvista di limiti. Di mezzo il ritorno riuscito a metà di Shermadini, i punti di domanda sulla possibile coesistenza di due stelle molto abituate ad avere il pallone tra le mani come Johnson-Odom e Feldeine, l’assegnazione della regia a Stefano Gentile (per lui sì, grande stagione), i dubbi superati strada facendo sull’affidabilità di Eric Williams e la piccola delusione della mancata qualificazione alle F8 di Coppa Italia. Il momento più bello? Il derby contro Milano del 16 Aprile, con un’affermazione netta e il Pala Desio in delirio. L’arrivo del Fu Ron Artest ha portato un bellissimo sogno ai tifosi canturini, l’approdo ai Playoff ne ha consentito la prosecuzione: ora sotto a Venezia, e guai a svegliarsi! Che il regalo in fondo Cantù l’ha fatto a tutto il movimento del basket italiano. La pagella, nel frattempo, dice 6,5. #8 GRANAROLO VIRTUS BOLOGNA Un capolavoro di Bruno Arrigoni e Giorgio Valli, in tutto e per tutto. La qualificazione ai playoff della Virtus Bologna è probabilmente la storia più bella dell’intera stagione. Due punti di penalizzazione, un roster assemblato con un budget minuto e zeppo di scommesse, tutte inesorabilmente vinte. Da Okaro White, rookie dalla Florida, a Jeremy Hazell, 29enne pescato in Lituania, fino ad Allan Ray, secondo miglior marcatore della Serie A a 17.2 di media ad allacciata, che ha già rinnovato il suo contratto con le Vu Nere, di questi tempi un lusso. A Valli il merito di aver vinto la ruvida e notoriamente affollata tappa per l’ottavo posto. La ricetta segreta? La costanza. Ed è qui che sono mancati i Pancotto, i Dalmonte, i Moretti, i Vitucci e tutte le squadre in lotta per l’ultimo posto dei Playoff. La giornata chiave resta la vittoria a domicilio contro la Virtus Roma, decisiva per la conquista della Post-Season. E ora la Virtus può concedersi la libertà di andare a dar fastidio a Milano, e scusate se è poco, 8

  1. GIORGIO TESI GROUP PISTOIA

Manca i Playoff solo di 2 punti, ma la Giorgio Tesi può ritenersi moderatamente soddisfatta della sua stagione. Assembla un roster competitivo partendo da volti affidabili del nostro campionato, come Daniele Cinciarini e Ariel Filloy, e pescando americani di valore come C.J. Williams e Landon Milbourne, dolce scoperta di questa stagione. Non era affatto facile per Pistoia replicare il trucco fatato di cui la ornava Brad Wanamaker, ma riesce a ripartire puntando sulla sostanza e da un basket comunque divertente, e forse senza il neo di essere partiti con un reparto lunghi corto avrebbe potuto difendere più a lungo l’ottavo posto, che piano piano si è allontanato inesorabilmente. Il 6,5 è comunque guadagnato con merito.

  1. ACEA VIRTUS ROMA

L’impressione è di aver vissuto tante stagioni dentro ad una sola, tanti capitoli di un fascicolo pregno di situazioni, di ribaltamenti di scena. Sopra il tavolo c’è l’inizio lento in campionato, quello sfavillante di Eurocup, la Roma sempre un po’ balbettante di Triche e Gibson, poi quella spumeggiante di Curry e Ndudi Ebi: scenari paralleli che sembrano non avere molto a che fare l’uno con l’altro. Merito del lavoro di Nicola Alberani, che pur perdendo la scommessa di affidare la regia a Triche è riuscito a curare al meglio la squadra con una serie di mosse vincenti, che iniziano dalla firma di Rok Stipcevic e finiscono nella furiosa rimonta verso i Playoff, persi alla penultima giornata nello spareggio contro la Granarolo Bologna. Insomma, nel caso della Virtus si può dire che non si è prevenuto ma si è curato con grande efficienza, e il decimo posto è una piazza sì fuori dall’obiettivo base, ma dignitosa per il budget concesso dal presidente Toti e per le tantissime contingenze a cui Luca Dalmonte e soci hanno dovuto ovviare durante la stagione. Sufficienza comunque raggiunta per l’Acea.

  1. OPENJOB METIS VARESE

Sembra di aver vissuto tutto subito a Varese, come se il sacco annuale dell’intensità fosse stato rivoltato tutto insieme e ce ne sia goduto finchè se ne ha avuta la possibilità. 12 Ottobre, la prima panchina del Poz, il derby contro Cantù pulsa le vene di Masnago fino al limite e Varese corre, segna, vola in contropiede e trova una serata di pura magia. Sembra il parto di una squadra estremamente offensiva, guidata da una point guard dall’alto tasso balistico come Robinson, volto ad alimentare la macchina da triple Andy Rautins e la stella mai fioca di Diawara. La magia di quella serata si spegnerà però presto, Robinson verrà sostituito da un cervello come Eric Maynor, Diawara subirà un’evidente regressione, Rautins si accenderà solo a tratti. Salta presto anche il Poz, rimpiazzato da Attilio Caja, che concluderà un’annata senza grosse pretese per l’Openjobmetis, che potenzialmente aveva tutte le carte in regola per regalare parecchie emozioni, e invece resta celata nell’anonimato. Sufficienza maturata nella tranquillità, 6.

  1. SIDIGAS SCANDONE AVELLINO

Dopo la scorsa, anche questa stagione viene completamente sciupata in quel di Irpinia. In potenza il quintetto a disposizione di Vitucci non aveva nulla da invidiare alle altre squadre di seconda fascia, comandato da un giocatore di pregevole fattura come Sundiata Gaines, coadiuvato dal capocannoniere uscente della Serie A Adrian Banks e da Adam Hanga. La partenza degli irpini è discreta, tanto da guadagnarsi l’accesso alle Final Eight. Poi la luce si spegne di colpo, e tra il 29/12 e il 22/3 la Sidigas matura un record di 1-10. Vitucci viene esonerato, al suo posto Frates non riesce a invertire la marcia, e i Playoff svaniscono per 2 vittorie. Il record di 12-18 non sembra appartenere a una squadra di simile potenziale e per la quale ogni anno vengono stanziati finanziamenti generosi, eppure al PaladelMauro si resta così, aspettando Godot (ma anche un primo turno dei Playoff potrebbe bastare!). Voto 5.

  1. VANOLI CREMONA

La classifica finale non rende omaggio a quella che è stata una delle stagioni più entusiasmanti della storia di Cremona, che con un girone di andata da 8-7 si assicura l’ultima piazza disponibile per le Final Eight di Coppa Italia regalando una piccola grande gioia al Presidente Vanoli, il quale, inculcando nei suoi i valori di umiltà ed etica del lavoro è riuscito a costruire una realtà sportiva di ottimo valore. Perfetta inoltre la programmazione estiva, con gli inserimenti in roster del bomber Kenny Hayes e del gioiellino Clark. E siccome al bene non può che succedere il bene, è linfa pura il biennale firmato da coach Pancotto. La fisiologica flessione finale non ne abbassa la valutazione, 7

  1. UPEA CAPO D’ORLANDO

Il romantico investimento su Jonny Flynn resta l’unico errore strategico di una stagione proficua per l’Orlandina, che centra le proprie aspettative permettendosi di tagliare il traguardo della salvezza con buon anticipo. Decisive le prestazioni di Dominique Archie (ceduto a cinque giornate dalla fine della RS in direzione Oostende) e l’innesto di Sek Henry, presto liberato dall’Enel Brindisi. L’ossatura principale però è da rintracciare nello zoccolo duro formato da Basile, Soragna, Nicevic e Pecile, i veri highlander dell’Orlandina, che la A ancora la valgono eccome. Ciliegina sulla torta poi la vittoria a domicilio contro Milano, in un PalaFantozzi in totale visibilio. In definitiva il ritorno nella massima serie di Capo d’Orlando è più che positivo, 6,5.

  1. CONSULTINVEST PESARO

Si salva ancora quel grande cuore di Pesaro, che vede Itaca all’ultima pagaiata, con 10 punti a distaccarla dalla Juve Caserta. Quel grande cuore che è lo stesso di Chris Wright, playmaker dal ruggito acutissimo, che ha allontanato ogni contingenza fisica per amore della palla a spicchi e che dal suo arrivo ha messo le ali alla Consultinvest: le sue medie parlano di 16.1 punti, 3.9 rimbalzi e 3.4 assist. La stagione per il resto è un lento avanzare verso il mare calmo della salvezza, con un occhio sempre fisso negli specchietti retrovisori, dove passo dopo passo la Juve Caserta cominciava ad avvicinarsi, forsennatamente. Sarà poi il confronto diretto dell’ultima giornata a salvare Pesaro, presa per mano dall’altro personaggio chiave di questa stagione, quel LaQuinton Ross tanto discontinuo quanto decisivo in alcuni momenti, ad esempio con i 28 punti segnati alla Pasta Reggia, un’eruzione offensiva che è già nel diario dei migliori momenti dell’Adriatic Arena. Il voto è un 6 di rincorsa.

  1. PASTA REGGIA CASERTA

Alla fine sarà il mare magnum di errori strategici a inchiodare la Juve e a costringerla alla retrocessione. Troppe le scelte sbagliate dal management casertano (il GM Atripaldi ne pagherà inesorabilmente le spese nel corso della stagione): da Frank Gaines a Richard Howell, passando poi per Aleksandar Capin e la gestione momentanea di Zare Markovski. La quadratura del cerchio viene centrata con la promozione a Head Coach di Enzino Esposito, unita alle aggiunte in roster di Henry Domercant e di Dejan Ivanov (quest’ultimo assolutamente dominante con 15,5 punti e 6,4 rimbalzi a partita). La squadra riconquista vigore riprendendosi dallo shockante 0-14, riuscirà a lottare alla pari con Pesaro per tentare di raggiungere la salvezza, ma l’ultima giornata le è fatale, in uno scontro diretto thrilling proprio contro i bianco rossi. Tirando le somme, la retrocessione pesa come un macigno dopo il 9° posto della scorsa stagione, eppure essere arrivati a 10 punti dalla salvezza sembra già essere un miracolo dentro alla sconfitta. La Juve chiude però con la retrocessione e 5 in pagella.

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