Serie A, la GIBA vuole dare battaglia sugli italiani: “Due sempre in campo, come in Turchia”

Serie A, la GIBA vuole dare battaglia sugli italiani: “Due sempre in campo, come in Turchia”

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Lo avevamo scritto in tempi non sospetti sulle nostre pagine, con l’autorevole voce di Toni Cappellari, oggi Il Corriere dello Sport torna sul tema – delicatissimo – della presenza italiana nei roster nostrani, sempre più compromessa dall’arrivo di comunitari ed extracomunitari sotto varie etichette. Naturalizzati, passaportati, cotonou, – e chi ne ha più ne metta – la selva di sigle che oggi porta a selezionare i roster della Serie A creano proporzioni preoccupanti e inaccettabili, dal punto di vista degli italiani, e della GIBA: lo stato dell’arte della questione visti dice che attualmente una formazione può essere composta da 5 stranieri, senza distinzione di passaporto, più cinque italiani; oppure da 3 extracomunitari, 4 comunitari e 5 italiani. Risultato? “Al termine della scorsa regular season”, scrive il quotidiano di Piazza Indipendenza, “la percentuale di utilizzo dei nostri giocatori era stata del 29,9%., dopo 5 giornate del 2013-14, la percentuale è scesa addirittura al 26,2”. Insomma una tendenza al ribasso che il sindacato dei giocatori vorrebbe fermare incontando la Lega A per ridiscutere la convenzione sulla eleggibilità degli atleti, e rilanciando, tra le varie soluzioni possibili, un’idea semplicissima ma incisiva: due italiani sempre in campo, a prescindere dalla provenienza straniera dei singoli. «E’ scandaloso – commenta Alessandro Marzoli, presidente della GIBA – vedere in serie A così tanti stranieri e comunitari che trovano spazio, mentre tanti nostri giocatori rimangono in panchina o finiscono in DNA Gold per vedere il campo. E poi smettiamola di dire che gli italiani costano di più: non è vero, i tempi sono cambiati, i loro ingaggi non sono più altri degli altri. Noi proponiamo due strade. La prima: un italiano, e in seguito due, sempre in campo, prendendo come esempio quello che accade nel campionato turco. La seconda: invertire i rapporti, ossia 7 italiani formati più 5 stranieri. Bisogna intervenire subito: ci aspettiamo fatti concreti, non chiacchiere». Gianni Petrucci, patito della Stella Azzurra (uno dei vivai miglio del nostro movimento), è ottimista (“Sono convinto che a fine campionato la percentuale del loro utilizzo salirà, perchè le squadre capiranno presto che i nostri, se impiegati, sono migliori degli stranieri”), ma realisticamente, quale strada scegliereste?

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