Trieste-Pistoia, la sala stampa: le parole di Praticò e Ramagli

Trieste-Pistoia, la sala stampa: le parole di Praticò e Ramagli

La gara vinta dall’Alma analizzata dal suo assistant coach e dall’head coach dei toscani

di Marco Torbianelli

In sala stampa reazioni differenti da parte di Praticò e Ramagli, con il primo che ha rimarcato la necessità di restare concentrati fino alla fine e il secondo molto deluso nel constatare la poca autostima dimostrata dai suoi giocatori.

Matteo Praticò (Trieste): “A mio modo di vedere, dobbiamo dividere la partita fra i primi trentacinque minuti in cui abbiamo fatto tutto bene, sbagliando molto poco a livello di scelte e di idee, e gli ultimi cinque, dove abbiamo incassato un parziale di 4 – 17. Una squadra matura e che vuole migliorare a livello
di gruppo non può permettersi questi cali, in altre partite è una cosa che si paga e, specialmente contro una diretta avversaria, questo è un aspetto importante. Dobbiamo essere molto più concentrati per “finire” il lavoro e diventare ancora più squadra. A livello di singoli, Peric sta trovando finalmente pace a livello fisico e riesce ad allenarsi con continuità, Silins è un giocatore molto equilibrato che non ha bisogno della palla in mano per essere efficace e, poi, alla prima settimana da ala piccola ha fatto subito bene. Spenderei però due parole per Daniele Cavaliero che, a dispetto delle cifre finali e dell’espulsione, ha fatto una partita straordinaria a livello difensivo su Dominique Johnson, mostrando di essere sempre “dentro” alla gara. Avevamo preparato la
partita cercando un impatto a livello di rimbalzo offensivo, con Strautins e Silins che aiutavano Mosley e Peric, e questo lo si è visto
con sei carambole offensive nel primo periodo; diciamo che, per trentacinque minuti, siamo stati nelle regole, prendendo un margine in doppia cifra nel quarto iniziale e poi difendendo bene nelle due frazioni centrali”.

Alessandro Ramagli (Pistoia): ”Ci voleva un diverso livello di lunghezza nelle rotazioni, di fiducia e di autostima per pensare di venire qui a giocare ed essere competitivi. Nel momento in cui si sono aperte le rotazioni, a fine primo quarto, abbiamo incassato un brutto parziale, che poi si è ampliato nel secondo quarto, finendo per risultare decisivo. Fra i vari dati che ci dicono quanto, in questo momento, il nostro livello di autostima sia basso, cito quello dei tiri liberi: ne abbiamo tirati 31, convertendone solo 17. E’ chiaro che questi numeri, da soli, dicono già molto, non c’è molto da aggiungere. Oggi poi, in particolare, avevamo anche dei problemi fisici: Kerron Johnson era reduce da qualche giorno a riposo per dei fastidi a un gomito, a Krubally all’ora di pranzo si è bloccata la schiena. Siamo riusciti a rimettere entrambi in piedi, ma la verità è che contro l’energia, l’aggressività e le rotazioni di Trieste serviva qualcosa in più. Nel secondo quarto abbiamo avuto momenti importanti e decisivi per rientrare in partita, ma sono andati male, sono questi i sintomi di poca confidenza e poca fiducia. Bisognava avere la convinzione di fare una partita diversa. Sono preoccupato perché  segnali di fiducia vanno trasformati in fatti sul campo: quando siamo riusciti a stare nell’alveo di quello che dovevamo fare in attacco e in difesa, avremmo dovuto avere la capacità di essere efficaci. Se mi sento in discussione? Certo, sempre, è il primo modo di essere esigenti con se stessi. Sono il primo responsabile, ma bisogna avere una visione più larga e capire che le ridotte rotazioni, in questi casi, si evidenziano. Anche Trento è 0-5 ed ha annunciato movimenti di mercato, noi abbiamo avuto delle risposte in questo senso dalle ultime partite. La nostra dirigenza ha già detto di pretendere di più da noi, ma bisogna tenere gli occhi aperti in tutte le direzioni: non farlo sarebbe un peccato mortale.”

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