Trinchieri carica l’ambiente. Cantù cerca l’impresa a Siena!

Trinchieri carica l’ambiente. Cantù cerca l’impresa a Siena!

Il coach della Bennet, Andrea Trinchieri, ha incontrato i giornalisti nell’immediata vigilia della partenza per Siena, dove la sua formazione affronterà la Montepaschi nella serie di finale scudetto.

Andrea, il bello della stagione è arrivato?

Si, ma mai come adesso vale il concetto che il viaggio è molto più importante della meta. L’unica cosa fondamentale in questo momento è godersi tutto quello che questa serie porta con sè: una stagione straordinaria, una finale da preparare.  Anche se Siena ha già vinto lo scudetto da settembre, non perde una partita di finale da anni, gioca per eguagliare il record del Simmenthal, tutte cose che dovrebbero spaventarci, noi dobbiamo goderci questi istanti perché non sapremo mai quando potremo rivivere le stesse sensazioni. Nulla deve cambiare il sapore di questo momento: nulla e nessuno. Quindi a chi mi chiede quante possibilità abbiamo, rispondo che noi abbiamo opportunità e le possibilità non le saprei quantificare.

Mai come in questo campionato il viaggio è stato lungo.

In realtà il viaggio è iniziato due anni fa. La cosa più bella di tutte è che questo gruppo di persone, io, Mazzarino, tutti gli altri ragazzi, disputiamo una finale scudetto non perché siamo andati a giocare al Real Madrid, a Barcellona, a  Milano o a Siena, ma perché ce la siamo guadagnata con la Pallacanestro Cantù. Questo fa tutta la differenza del mondo e perciò dobbiamo godere di questo momento.

Per te questo rappresenta un valore aggiunto?

Certo. E’ il discorso della dignitosissima povertà. E’ un valore straordinario e preponderante. Secondo me la cosa più bella di questa situazione è che noi siamo liberi: liberi di sognare, di prepararci al meglio a una finale scudetto, di perdere gara 1, di provare a vincere una partita in casa, di tentare di allungare la serie. Siamo liberi di giocare con i nostri valori. Onestamente la Montepaschi invece non è nella condizione di poter uscire sconfitta questa serie. Noi possiamo perdere, loro devono vincere.

Incontrerai come allenatore Pianigiani. Che parole puoi spendere per il coach della Mens Sana?

Credo che Simone sia il miglior allenatore del campionato. Quello che è riuscito a coniugare, a differenza di tanti altri, è un gioco estremamente moderno basato sull’atletismo con dei valori che in passato hanno contraddistinto tutte le grandi dinastie della pallacanestro italiana: la durezza, la grande continuità mentale e la stabilità di rendimento.

E’ arrivato il momento di sconfiggere in una gara anche Siena?

Siamo liberi di farlo. Nessuno potrà toglierci lo straordinario lavoro compiuto. Arriviamo con una leggerezza d’animo incredibile. Squadre con un budget triplo o quadruplo non hanno mai vinto una partita con la Montepaschi in finale.

E’ innegabile che voi arriviate a questo appuntamento anche con dei valori tecnici molto marcati.

Penso che se non avessimo qualcosa non saremmo arrivati in finale. Sicuramente essere una squadra che difende e attacca insieme ci ha permesso di andare oltre a quella che è la somma del nostro talento. Saremo gli alfieri di tutte quelle formazioni medio- piccole che riescono, una volta nella vita, a sfidare il Moloch. Siamo qui per provare a rovesciare una dittatura e mi piacerebbe molto che fossimo come l’esercito macedone davanti alla moltitudine dei persiani: con la speranza di avere anche la falange.

L’unica cosa che chiedo ai miei giocatori, oltre al fatto di godersi questi momenti insieme perché sono rari e ogni anno solo due squadre arrivano alla finale, è di avere una coraggiosissima umiltà. Umiltà nel riconoscere che l’avversario è più forte, più dotato, più bravo e più abituato a disputare queste partite. Coraggio di essere sé stessi anche all’ultimo atto.

Cosa deve fare la tua squadra in questa finale?

Penso che l’errore più grande sia pensare di giocare una serie contro Siena. Dobbiamo concentrarci su una partita per volta sapendo bene di dover impacchettare anche qualche difficoltà e qualche delusione. E’ l’unica cosa che possiamo fare: affrontare ogni singola gara con un po’ di incoscienza, di umiltà e di coraggio. Sappiamo che il nostro massimo sforzo, se corrisposto al massimo sforzo della Mens Sana, non basterà.

Come pensi che la Montepaschi si approccerà a questa serie?

Credo che Siena, avendo maggiori risorse, baserà la sua strategia sulla guerra di logoramento. Noi dovremo invece fare le imboscate come i Viet Cong.

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