Varese-Siena: “Diario di guerra”

Varese-Siena: “Diario di guerra”

G1 & G2 (Varese)
14 anni sono un periodo di tempo molto lungo. Era infatti dal 1999, l’anno dei magici Roosters, che la Pallacanestro Varese non approdava nelle semifinali Scudetto. Il PalaWhirlpool è già un impianto surriscaldato di suo, ma l’importanza della serie non fa altro che accendere ulteriormente gli animi. Gara 1 scorre via abbastanza liscia, anche se la curva di casa prende di mira con cori continui Daniel Hackett (2000€ di multa). Varese prova a 5’ dalla fine a farsi avanti, ma la squadra di Banchi scappa via e vince di 8. Gara 2 diventa così già cruciale per Varese, che rischia di trovarsi sotto 2-0 dopo due partite casalinghe. La partita verrà vinta dai padroni di casa grazie a due liberi di Mike Green con 2” da giocare. I fatti puniti con la squalifica del campo tramutata in 12000€ di ammenda, però, risalgono al terzo periodo. Varese si fa avanti per due volte di nove punti e per due volte Siena può avvantaggiarsi di un fischio arbitrale (prima antisportivo a Dunston, poi tecnico a Green). Vi è peraltro una controversia legata all’antisportivo: è stato fischiato fallo di Dunston su Kangur, ma i liberi li ha tirati Moss. In campo arriva qualche palla di carta, una monetina, una bottiglietta e, soprattutto, una scarpa.

G3 & G4 (Siena)
Sull’1-1, la serie si sposta a Siena, in un palazzetto dal clima rovente e dagli animi esagitati, senza però che il tutto sfoci nei gesti plateali delle ultime due gare della serie. Le dichiarazioni al veleno di Vescovi e Vitucci nei riguardi del metro tenuto dagli arbitri nelle due gare, rei, secondo l’ambiente varesino, di concedere alla Montepaschi una difesa troppo aggressiva, provocano la reazione del pubblico senese, il quale risponde con le consuete e fastidiose trombette, oltre a cori poco edificanti contro allenatore e presidente della Cimberio. Poche migliaia d’euro di multa, un clima pesante al di fuori del campo, ma ancora ai limiti della decenza; niente di particolarmente diverso rispetto alle gare di regular season più sentite, fatta eccezione delle trombette, vietate dalla Fip ma inspiegabilmente fatte entrare nel palazzetto da parte degli steward.

G5 (Varese)
È, con molta probabilità, la partita più mite della serie dal punto di vista del tifo. Forse il fatto che Siena sia in vantaggio 3-1, con già un piede in finale, è abbastanza per fermare un po’ di elettricità. Probabilmente aiuta anche il fatto che Varese parta col botto (31-15 a fine primo quarto) e mantenga, seppure con qualche difficoltà, il vantaggio per tutta la gara. L’unico momento di sconforto arriva nel secondo tempo, quando Bobby Brown cade a terra dopo un contatto sotto la curva di Varese, che gli tributa un augurio spregevole. Questa volta, a fine partita, sono i giocatori in campo che perdono le staffe: acceso diverbio tra Banks, Polonara, Hackett e Brown. Banks e Polonara verranno squalificati (squalifiche sostituite con 3000€ di multa a testa), Hackett e Brown solo in prima battuta, poi saranno semplicemente deplorati dopo il ricorso di Siena (Hackett e Brown, già squalificati una volta in stagione regolare, avrebbero dovuto saltare gara 6, dal momento che solo la prima squalifica si può convertire in ammenda). Una situazione malissimo gestita dalla Fip.

G6 (Siena)
Gara dall’importanza capitale, Palaestra tutto esaurito e grande voglia del pubblico di gioire per una vittoria che garantirebbe la settima finale consecutiva. I piani sono però rovinati dall’ormai celebre tiro della vittoria di Sakota, il quale esulta sotto il triangolo riservato al pubblico ospite. Oltre alle solite trombette ed offese mirate, la delusione per la cocente sconfitta scalda gli animi del pubblico contro arbitri ed avversari, bersagliati da sputi, oggetti contundenti (nella fattispecie, monete, accendini e due trombette: nel provvedimento Fip “senza colpire”, testimoni oculari asseriscono il contrario, compreso il fotografo Ciamillo), ed oggetti non contundenti come palle di carta e chewing gum. L’uscita dal campo di Vitucci, colpito da uno sputo ed offeso per tutto l’arco della partita dai tifosi dietro la sua panchina, è stata anch’essa sanzionata, in quanto il coach varesino risponde con gesti offensivi. La deprecabile reazione del pubblico senese alla bruciante sconfitta, è preludio e motivo scatenante dell’aberrante gara 7.

G7 (Varese)
I problemi dell’atto conclusivo di questa serie cominciano subito: il parabrezza del pullman di Siena viene incrinato a causa del lancio di alcuni oggetti contundenti. Un gruppo di invasati, inoltre, accoglie i giocatori della Montepaschi con copiosi insulti quando la squadra campione d’Italia in carica scende dal pullman. Varese resta avanti per quasi tutto il primo tempo, poi cede il passo. Ha un ultimo sussulto di orgoglio nel terzo periodo, ma ad Ivanov vengono fischiati tre falli e un tecnico in pochi minuti e il bulgaro è costretto a sedersi in panchina. Il pubblico di casa comincia a spazientirsi e, alla fine del terzo periodo, un signore si avvicina al tavolo urlando qualche minaccia ai direttori di gara. Viene prontamente allontanato, ma la bravata costerà comunque alla Cimberio 3000€. Rispetto a quello che sta per accadere è solo una piccola goccia. Un minuto al termine della gara, Siena avanti di 8 punti. Sakota sporca la palla ad Hackett, arriva il fischio dell’arbitro. Il serbo non si contiene e reagisce con veemenza contro i direttori di gara, tanto da venire espulso e da dover essere portato negli spogliatoi dai compagni Rush e Dunston. Anche parte del pubblico di Masnago non si contiene: in campo, prima e dopo i sei tiri liberi di Siena (fallo su Hackett, tecnico a Sakota ed espulsione di Sakota), comincia a volare di tutto, in particolar modo bottigliette e palle di carta. I tre fischietti decidono di riprendere ugualmente la partita e nel finale si può notare Hackett costretto a palleggiare evitando gli oggetti. La squadra ospite, che ha appena conquistato la sua settima finale consecutiva, scappa negli spogliatoi. La loro serata, però, non è ancora finita: il pullman della Montepaschi parte solo a mezzanotte e mezza, due ore dopo la partita. Ma questa non è nemmeno l’ultima cosa da segnalare: al termine della gara qualcuno se l’è presa anche con Edi Dembinski. Il telecronista Rai ha subito un’aggressione verbale e mediante lancio di oggetti ed è dovuto uscire scortato dalla polizia (leggi l’approfondimento). I provvedimenti disciplinari vedranno la squalifica del campo per due turni, quella di Sakota per tre e 3000€ di multa alla Cimberio.

Questo resoconto degli episodi avvenuti nel corso dell’intera serie è abbastanza per farci riflettere su quello che sta succedendo nel nostro movimento. La serie, sul campo, è stata intensa, equilibrata e combattuta. Parte del pubblico, tuttavia, non l’ha onorata, preferendo trascendere in atti di pura inciviltà. Viene difficile attribuire il comportamento del pubblico ai comportamenti di arbitri, dirigenti e tesserati, anche se lo stesso giudice sportivo ha deciso di farlo (si leggano le motivazioni della squalifica di Sakota). Il problema è, evidentemente, la mancanza di cultura sportiva da parte di certi individui. Le scenette che hanno caratterizzato i finali di gara 6 e gara 7 sono quanto di più triste si possa vedere su un campo da basket, con la squadra ospite, in entrambi i casi, costretta letteralmente a scappare negli spogliatoi per sfuggire alla reazione del pubblico di casa. Oltretutto, nel sistema attuale, le società pagano per gli atti deplorevoli di questi suoi tifosi. I singoli, invece, sono raramente puniti. E forse questa sarebbe una cosa da sistemare.

Totale multe Varese: 30700€ (28200€ nella serie)
Totale multe Siena: 18100 (6900€ nella serie)

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