Virtus Bologna, gli errori e le cause di un fallimento inedito ma prevedibile

Mentre il basket italiano vive le fasi più calde della stagione, che porteranno all’assegnazione dello scudetto e alle promozioni dalla Serie A2, è impossibile non tornare su uno degli eventi più sconvolgenti nella storia della Serie A: la Virtus Bologna retrocede per la prima volta sul campo.

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La Virtus e la retrocessione: un binomio decisamente insolito

I tifosi virtussini, in quasi 87 anni di storia, di fatto non avevano mai sentito parlare di retrocessione e nemmeno di lotta salvezza. Solo nell’annata 1970/71, le Vunere si erano trovati di fronte al reale pericolo di essere relegati alla seconda lega nazionale, ma la squadra di Albonico e Serafini riuscì a salvarsi vincendo lo spareggio con Cantù.

La Virtus ha però già disputato un campionato di legadue nella sua storia: dopo la radiazione dell’agosto 2003, Claudio Sabatini, che aveva appena rilevato la società dall’imprenditore Marco Madrigali, comprò il titolo del Progresso Castelmaggiore, che allora militava nella seconda serie della lega italiana. Dopo un anno, la nuova società acquisì i diritti al marchio Virtus, oltre a tutti i numerosi trofei del club. Perciò a tutti gli effetti, i bianconeri disputarono l’A2 soltanto nella stagione 2004/05, un’annata gloriosa che a Bologna difficilmente verrà dimenticata: la Virtus ottenne la promozione con la vittoria per 3 a 0 nella serie finale con Montegranaro mentre i cugini della Fortitudo conquistarono il secondo scudetto grazie al celebre canestro allo scadere di Ruben Douglas, in gara 4 di finale contro l’Olimpia Milano.

 Eppure la Virtus tre anni fa si era salvata con un record peggiore

Da qualche anno a questa parte, la V stellata aveva indubbiamente intrapreso un lento declino che aveva certamente ridimensionato le ambizioni di una società abituata a lottare per le posizioni più alte della classifica. L’ottavo posto dell’anno scorso rappresenta la miglior prestazione degli ultimi quattro anni, mentre nei due anni precedenti la salvezza era stata ottenuta più per demeriti altrui. Ad esempio, nel 2013/14, la Virtus aveva concluso la stagione al tredicesimo posto con lo stesso record ottenuto quest’anno (11 vittorie e 19 sconfitte). Nel 2012/13 era andata anche peggio: quattordicesimo posto e soltanto dieci vittorie ottenute.

Il progressivo livellamento verso il basso del campionato italiano ha però contribuito, nelle ultime due stagioni, ad alzare la quota salvezza. Negli ultimi dieci anni, soltanto Reggio Emilia (stagione 2006/07) era retrocessa con un record migliore rispetto a quello fatto registrare quest’anno dalle Vu Nere. Si trattava però di un campionato a 18 squadre e con due retrocessioni.

La gestione del caso Ray alla base del disastro

In sostanza, l’equilibrio nelle zone basse della Serie A rende ogni errore altamente pericoloso. E la Virtus di errori quest’anno ne commessi tanti, a cominciare dalla gestione del caso Allan Ray: l’ex capitano bianconero era reduce da una stagione clamorosa (16,9 punti, 2,3 assist, 46% da 3 e 91,5% ai liberi, tutti career high), in cui aveva guidato la sua squadra ad un’improbabile qualificazione per i playoff, vista la partenza ad handicap con due punti di penalizzazione. I ripetuti infortuni di questa stagione hanno fatto sì che Ray giocasse solo quattro partite e dovevano spingere la società ad ingaggiare un sostituto adeguato.

Alessandro CrovettiGiorgio Valli, che di fatto sono stati i due “uomini mercato” della Virtus in questo annus horribilis, hanno individuato in Courtney Fells il giocatore adatto. Il ventinovenne da North Carolina State ha però steccato le partite con Torino e Capo d’Orlando ed è poi stato tagliato a metà febbraio, in un momento in cui Ray sembrava in grado di rientrare. Il trentunenne da Villanova ha però 26633875495_d5bd1aac0c_zavuto altri problemi fisici e così Bologna è stata costretta a tornare sul mercato, ingaggiando Andre Collins, arrivato troppo tardi per salvare una squadra probabilmente già condannata dalle precedenti sconfitte con le dirette concorrenti (Caserta e Capo d’Orlando su tutte).

L’assenza di Ray è pesata in modo devastante soprattutto nei finali di partita: nella scorsa stagione, la Virtus ha perso 15 partite, soltanto quattro di queste con meno di dieci punti di scarto.Quest’anno invece, ben nove sulle 19 sconfitte sono arrivate con meno di sette punti di scarto. In altre parole, la squadra paradossalmente si è giocata più partite fino alla fine in questo campionato, ma nei momenti decisivi è mancato l’ex Boston Celtics che, con il suo illimitato repertorio offensivo e la sua altissima percentuale dalla lunetta, rappresentava un rebus quasi irrisolvibile per le difese avversarie.

Queste indicazioni ci suggeriscono che le ultime due stagioni della Virtus sono state molto simili dal punto di vista del gioco, ma nelle situazioni down the stretch sono mancati i giocatori di talento – lo scorso anno c’era anche Jeremy Hazell, che nella seconda parte di campionato aveva viaggiato a quasi 21 punti di media.

Oltre all’assenza di Ray, si è aggiunta una totale confusione riguardo al progetto tecnico, e la scelta di puntare su un “centrone”, quale Dexter Pittman, si è rivelata un fallimento, nonostante alcune ottime prestazioni dell’ex Miami Heat, a causa della mancanza di un sostituto di caratteristiche diverse che sarebbe potuto essere utile in uscita dalla panchina.

Il domani: siamo sicuri che la retrocessione sia il male peggiore?

Fatte le dovute analisi su una stagione disastrosa, è ora il momento di concentrarsi sul futuro. La Virtus in questo momento non ha un roster, visto che la retrocessione comporta l’immediato decadimento di tutti i contratti dei giocatori, e nemmeno una guida tecnica, a seguito delle risoluzioni con Valli e Crovetti.

Il fronte societario rappresenta ad oggi un enorme punto interrogativo: Pietro Basciano, presidente della Fondazione Virtus e di fatto proprietario della Virtus Pallacanestro Bologna, ha già fatto capire che per l’iscrizione all’A2 non ci saranno problemi, mentre è tutta da verificare la possibilità di prendere in considerazione l’ipotesi ripescaggio, qualora Caserta dovesse rinunciare alla serie A per motivi economici.

Nel frattempo, la fondazione potrebbe perdere alcuni membri e Basciano si è detto in cerca di nuovi compratori, tra i quali potrebbe esserci un gruppo di investitori portati dall’ex presidente del Bologna Football Club Joe Tacopina.

Come sottolineato dallo stesso avvocato americano, la Virtus deve ripartire dal suo pubblico, che potenzialmente è uno dei più numerosi d’Italia. Alberto Bucci, che sarà molto probabilmente confermato presidente anche per la prossima stagione, ha insistito sull’importanza di tornare a giocare al Paladozza, al fine di creare un nuovo spirito di attacamento al club, il quale rischia di essere danneggiato in questo momento a causa di una dolorosa prima retrocessione sul campo. Lo stesso Bucci ha aggiunto che, proprio per questo motivo, sarebbe importante provare a ripartire da giocatori quali Vitali, Mazzola e Fontecchio, i quali hanno sempre dato il 100% e dimostrato di avere a cuore i colori bianconeri.

 

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