VL Pesaro, Dell’Agnello “Poeta? Irraggiungibile. Sensazioni positive per Avellino”

VL Pesaro, Dell’Agnello “Poeta? Irraggiungibile. Sensazioni positive per Avellino”

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PESARO – L’appuntamento per la prima conferenza stampa ufficiale per presentare l’esordio in campionato è nella palestra di Baia Flaminia. Sandro Dell’Agnello è nella stanza degli allenatori, davanti al video. Ha appena osservato il filmato – da mostrare alla squadra – sulla Sidigas Avellino, già affrontata e superata a Porto Sant’Elpidio. Da allora, però, gli irpini hanno recuperato Jaka Lakovi?, uno dei giocatori chiave, e da qualche giorno anche Richardson.

 

Coach, a poche ore dal debutto, quali sensazioni si porta dietro dal precampionato?

 

“Sensazioni positive, perché abbiamo fatto anche qualcosa di più di quanto ci aspettavamo. Abbiamo affrontato formazioni di Legadue, ma anche di Eurolega. E ce la siamo giocata con tutte. In verità, abbiamo giocato anche due partite modeste, con Imola e l’ultima della serie, con Pistoia. Come sapete, però, le sensazioni positive non bastano, serve la sostanza. E questa racconta che fin dall’inizio lavoriamo senza un playmaker e nelle ultime due settimane addirittura privi dei registi. E ad Avellino giocheremo senza Traini e Pecile. In più, abbiamo uno straniero – Hamilton – da inserire perché è fortemente in ritardo sotto tutti i punti di vista. In conclusione: sensazioni postive sul precampionato, ma se me le chiedete sulla partita di Avellino rispondo che sono una bella lotteria. Abbiamo finito da pochi minuti di sistemare il video che guarderemo con i giocatori. Lasciando perdere i quintetti, e vi dico che siamo belli e forti come loro, se penso alla panchina, allargo le braccia e posso dire lasciamo stare… Gli irpini sono più lunghi? E’ un eufemismo. Hanno una panchina che probabilmente è più forte del nostro quintetto…”.

 

Parole sincere, che però dovrebbero dare la carica ai biancorossi: “Adesso gli facciamo vedere anche al nostro allenatore”.

 

“Ma lo sapevamo dall’inizio – commenta il coach livornese -. Il rammarico è di non essere al completo, perché oltre ai primi cinque in panchina avremo una guardia, Hamilton e tre ragazzi”.

 

Le parole di Dell’Agnello confermano quelle rilasciate a pu24.it dal direttore sportivo Stefano Cioppi: pochissime le speranze di avere Pecile già ad Avellino.

 

“La speranza è sempre l’ultima a morire, però non si allena al completo neppure stasera. Non credo possa giocare…”.

 

Quindi a fare il playmaker dovranno essere Turner e Diego Terenzi. Chi inizierà?

 

“Giocheremo con loro due playmaker, ma non so in quale ordine. Da qui a domenica abbiamo ancora due allenamenti e mezzo, vedremo”.

 

Il punto di forza della Sidigas è…

 

“Il talento offensivo. E’ una squadra composta da tanti tiratori da 3 punti, con una facilità di tiro impressionante, e hanno due-tre giocatori molto bravi e grossi in post basso. Ovviamente noi cercheremo di mettere qualche granellino di sabbia nei loro ingranaggi e proveremo a togliere almeno una delle due situazioni. Se tentassimo di giocarcela alla pari, a viso parte, sarebbe meglio evitare il viaggio”.

 

Si porta qualcosa dalla partita vinta a Porto Sant’Elpidio? Crede che anche a loro sia rimasta qualche scoria dalla sconfitta nel Trofeo della Calzatura?

 

“Sicuramente dal punto di vista psicologico, emotivo. Intanto abbiamo visto che non sono marziani e possiamo giocarcela. Poi, anche loro, in particolare l’allenatore, ricorderanno la sconfitta e diranno, come è giusto che sia: diamogli quattro schiaffi e rimandiamoli a casa”.

 

Allora erano molto indietro difensivamente. Crede che in un paio di settimane abbiano recuperato, raggiungendo un buon livello?

 

“Successivamente hanno giocato il torneo di Sassari (dove hanno sconfitto di misura – 80-78 – i padroni di casa e perso malissimo – 90-51 – con l’Enel Brindisi; ndr). A Porto Sant’Elpidio hanno giocato due partite negative. Al di là del fatto che in difesa non mordevano, in attacco non segnavano mai. Invece noi facemmo il 50 per cento da 3 punti”.

 

Il giocatore chiave di Avellino?

 

“Non c’è… Siamo sinceri, togliamo Biligha, che probabilmente non è la fine del mondo, ma con noi giocherebbe, la Sidigas ha nove giocatori uno meglio dell’altro. Vitucci ha il problema opposto al mio: chi faccio giocare?”.

 

State cercando un playmaker, oggi sono uscite tante voci su Poeta… addirittura che giocherà in Francia.

 

“Stiamo parlando di niente. Ve lo dico ufficialmente: Poeta è irraggiungibile per noi”.

 

Avete individuato qualcuno…

 

“I nomi usciti sono tutti validi. Sono quattro-cinque, cerchiamo di acchiapparne uno. L’idea di massima è prendere un playmaker italiano e continuare sulla strategia con cui abbiamo impostato la squadra…”.

 

I nomi sono quattro-cinque, ma la sensazione è che voi abbiate scelto già.

 

“In teoria l’abbiamo inquadrato già, poi bisogna vedere come e se possiamo concretizzare le nostre idee”.

 

Sono più grandi – come età – di Traini?

 

“Qualcuno sì, altri no. Ovvio che non sarà come Traini, ma comunque italiano, per dividersi il minutaggio con Pecile. Di sicuro non sarà una stella come Poeta, ma parlare di questo è solo una perdita di tempo…”.

 

Di sicuro puntate a un playmaker al momento già tesserato con un’altra squadra.

 

“E’ vero… ma non chiedetemi di più. Posso dire che di play liberi ce ne sono un paio, ma non sono quelli che ci interessano”.

 

Al contrario di quanto scritto da qualcuno, Hamilton è salvo, ma è evidente che speravate potesse dare di più.

 

“Nessun dubbio. Ci aspettiamo un rendimento superiore, soprattutto che possa darci una mano. E’ con noi e come dico sempre i miei giocatori sono i migliori. Sono qui per aiutarlo. Poi se un giorno decidessimo che uno dei nostri non è adatto e deve andare a casa, da quel momento se ne farebbe a meno. Non adesso. Di sicuro l’Hamilton vero – almeno nei numeri – non può essere quello visto finora. Secondo me, qualche canestro e qualche rimbalzo ce lo darà. Al momento è indietro su tutto, è acerbo”.

 

Spera di avere la squadra al completo all’esordio casalingo, contro Caserta?

 

“Mi piace parlare di quelli che ci sono: sarei contento ci fosse Pecile. Se ci sarà anche il sostituto di Traini, ben venga”.

 

Attenzione, Dell’Agnello risponde alle domande, non dà per persa la gara di Avellino. Che sarà difficilissima, lo sanno tutti, ma da qui ad arrendersi prima di giocarla non è nel Dna di chi era soprannominato, e lo è ancora, El Grinta.

 

“No! Non fraintendete! Io non tengo Pecile per la partita con Caserta. Parlo della situazione di Andrea solo dopo averlo fatto con il medico e con il preparatore. Per noi, Pecile non è pronto per domenica. Non credo che in due giorni ci saranno miracoli. Si trattasse della finale scudetto, uno lo rischierebbe; non per la prima di campionato, con il rischio di perderlo per le gare successive. Ribadisco: quando dico prima giochiamola e poi vediamo, è perché ci credo. Chiaro che se si chiede un pronostico, nessuno risponde che Pesaro può vincerla”.

 

Ha parlato con Traini?

 

“Sì, ma solo per dirgli che ero molto dispiaciuto. Prima per lui, poi per me. Confidavo molto in Andrea. Sarebbe stato un giocatore importante per noi. E con Pecile avrebbe formato una coppia perfetta”.

 

Finora, grazie alle strabilianti percentuali di Musso, l’attacco ha funzionato discretamente. Lei in diverse occasioni ha espresso disappunto per la difesa. Il lavoro recente ha portato a miglioramenti nella fase difensiva?

 

“Ci sono due chiavi di lettura: la prima è che in difesa dobbiamo avere più pazienza. Ma a parte Pecile e Young, gli altri sono tutti esordienti. Fra loro ci metto anche Amici, che non ha certo una lunga carriera in A1. Il problema è questo: in attacco, se riesci a metterli a posto in campo, vanno con il loro talento,che indubbiamente non manca. In difesa, devi metterli a posto collaborando. Tutti devono fare la stessa costa nello stesso momento. Essendo . esordienti, e quindi inesperti, il lavoro difensivo richiede un periodo di apprendimento e sistemazione più lungo di quello per l’attacco. Prendiamo canestri per piccionaggine… per inesperienza. Fra cinque anni, questi giocatori se l’aggiusterebbero da soli.  Lo farebbero automaticamente anche se dormissi in panchina. Oggi non è ancora possibile, non si può pretendere”.

 

Lei come vive questa attesa, il momento, il ruolo?

 

“Mi sento bene, sapete che sono come il topo nel formaggio. Carico come una molla. Più sento dire che siamo già retrocessi e più mi carico. Poi il campo dirà come sarà andata a finire. Io sono amareggiato solo per la sfiga – tanta – che abbiamo avuta tanta. Parlavo con Paolo Moretti, prima della finale a Porto San Giorgio, e mi ha detto di essere soddisfatto per aver potuto lavorare al completo fin dal primo giorno. Hai detto niente per una squadra “povera” come la nostra. Sei si fermano due giocatori a Milano, non ci sono problemi, ne hanno quindici… Magari fanno anche un favore al coach. Non sanno dove metterli. Chiotti è il sesto lungo, da noi sarebbe in quintetto”.

 

Amici sembra teso, deluso. Si nota che vorrebbe dare di più. Il suo recupero è molto importante, parlando di squadra già corta.

 

“Credo che il problema di Amici sia sentirsi sotto pressione e pensare che da lui ci aspettiamo 30 punti e 15 rimbalzi a partita. Non è così. Lui deve pensare a stare tranquillo e offrire il suo contributo.  Nessuno pretende che vinca le partite da solo”.

 

Anche perché senza Traini, con i problemi di Pecile e le difficoltà di Hamilton, non potete permettervi di perdere altri giocatori per strada.

 

“Il rammarico è questo. Fossimo stati sani e al completo, ce la saremmo giocata in un certo modo, anche ad Avellino. Così è diverso”.

 

Sarà decisivo l’impatto?

 

“Potrebbe esserlo. Probabilmente, però, conteranno soprattutto i falli, perché noi siamo in pochi. E se uno si carica subito di falli, ti trovi subito impiccato. Dovremo escogitare qualcosa, usare qualche artifizio, utilizzando le armi dei deboli, perché i forti non hanno bisogno di alchimie tattiche. Per domenica abbiamo preparato un paio di cosette, vedremo come verranno. Ne venisse già una su due, sarei contento”.

 

Le vanno bene gli arbitri?

 

“Guardate, non mi informo neppure su chi arbitra… vanno sempre bene. I nomi dei tre fischietti di domenica me li ha detti Cioppi, li ho scordati già”.

 

Un suo giudizio su Diego Terenzi?

 

“Secondo me, ci può dare una mano, anche nell’arco della stagione. Adesso ne abbiamo subito bisogno ad Avellino. Però prima è stato in Indonesia per il 3 contro 3, poi tornato a casa ha avuto la dissenteria. Quando è rientrato in gruppo, quasi non ricordava gli schemi”.

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