Caserta combatte ma non basta: Milano vince con un super Langford

Caserta combatte ma non basta: Milano vince con un super Langford

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Partita dalle tante emozioni, come da previsione, a tutto vantaggio dello spettacolo che dall’inizio dei 40′ non è mai mancato. Una Juve che perde sempre più i connotati di “sorprendente”, impone ancora una volta i propri ritmi grazie ad atletismo e aggressività, contro una Milano partita contratta e impacciata, trainata dal solo Gentile, evidentemente desideroso di infliggere un dispiacere al fratello Stefano (che proprio alla vigilia aveva proclamato, dalle colonne della Provincia di Como, la propria fede Bianconera). Moore per Roberts, Tommasini per Moore, Roberts ancora, diciamo che il materiale per comandare per la terza volta di fila la TOP10 della Lega, non manca di certo. L’Armani però, nella polveriera del PalaMaggió (più di 5000 spettatori, curve sold out), trova l’uomo della provvidenza più in Moss che in Langford. Perché se l’ariete ex Khimki in attacco è sempre un fattore, è il “capellone” venuto da Siena che dà la svolta alla partita per i suoi. È pur vero che il boxscore parla di 23 per Keith, migliore dei suoi, ma questo dato merita un’analisi ad hoc: lo statunitense è andato in lunetta 12 volte, con due soli errori, in particolare 8 di questi sono arrivati in quello che, nel bene e nel male, è stato il crocevia della Gara. A cavallo tra gli ultimi minuti del terzo quarto e l’avvio dell’ultimo, nella confusione più totale, i fischi della terna arbitrale hanno propiziato il parziale Olimpia poi difeso per il resto della gara. Quattro fischi, due per simulazione, uno ad Atripaldi in panchina per proteste e un antisportivo, che hanno da un lato permesso agli ospiti di recuperare e sorpassare, e dall’altro evidenziato una pecca nel roster di Molin e nel coach stesso: la mancata reazione, agonisticamente parlando, all’ avversità. Andando oltre la pura diatriba sul contributo arbitrale, è proprio l’assenza del contro-scossone di marca casertana e la rinnovata tranquillità milanese, che indirizzano i due punti sull’A1 direzione Nord. Il manifesto di ciò ha un nome e cognome, CJ Wallace. Il bianco congolese ha realizzato dalla lunga distanza due triple fondamentali, una nella grandinata piovuta sulle teste di Roberts e compagni, l’altra nel finale, quando la Juve ha accennato la rimonta, mai doma neppure negli ultimi 15′ dove ha rosicchiato 5 punti in un amen e fatto tremare Moss e soci. Rimonta non riuscita, sorrisi per Banchi e i propri ragazzi, ma nessuna testa bassa per la Juve, che nel giro di campo finale, vede il proprio sforzo ripagato dallo scrosciante applauso dei tifosi casertani. Un PalaMaggió pieno, primo risultato raggiunto dell’era Atripaldi, come confermato dallo stesso dirigente ex Biella, mente per Milano, la solidità mostrata nel difficile avvio, è il segno inconfutabile che lo stop di Brindisi e le seguenti accuse di ennesima annata-flop in divenire, perdono qualsiasi fondamento.

MVP Basketinside: Keith Langford (23 punti)

Pasta Reggia Caserta – EA7 Milano 77-81 (22-14, 32-35, 54-60)
Pasta Reggia: Mordente 7, Marzaioni ne, Marini ne, Vitali 7, Tommasini 4, Michelori 2, Salzillo ne, Brooks 12, Moore 14, Roberts 17, Hannah 11, Scott 3. Allenatore: Molin
EA7: Gentile 9, Cerella, Melli 5, Tourà ne, Haynes 8, Merlati 8, Langford 23, Samuel 11, Wallace 11, Moss 5, Jerrels 9. Allenatore: Banchi
Arbitri: Filippini, Quarta e Martolini
Pasta Reggia: tiri da 2 19/39 (49%), da 3 9/24 (38%), liberi 12/17 (71%), rimbalzi 32, di cui 8 offensivi
EA7: tiri da 2 23/38 (61%), da 3 6/21 (29%), liberi 17/23 (74%), rimbalzi 36, di cui 7 offensivi:

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