Virtus batte Pesaro: oltre la sirena

Virtus batte Pesaro: oltre la sirena

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Sì, la Virtus le ha provate tutte per subire il sacco. Nonostante lo striscione appeso dai suoi tifosi (“Cinque minuti di silenzio per farvi riflettere sulla maglia che indossate”, chissà se qualcuno avrà tradotto). Nonostante coach Lardo fosse sulla graticola, più per l’atteggiamento dei suoi che per i barlumi di gioco (gli asini non si trasformano in cavalli, si sa, ma se s’impuntano son dolori). Nonostante in molti fossero etichettati come osservati speciali (citofonare Homan, 10pt in 10’ per far capire che ci fa, non ci è, poi il nulla).
Se sarà una vittoria di Pirro lo dirà il futuro. Il tabellino bianconero parla di una squadra che squadra non è. Certo, ha fatturato 17 assist (record stagionale) ma le percentuali son da parrocchia: 21/45 da due, ben 10 liberi sbagliati su 21. Mitiga appena il 40% da tre ma cinque triple in meno rispetto all’avversario spiegano molto. Se poi perdi pure a rimbalzo (e nemmeno di poco, 38 a 29, memorabile i 4 consecutivi offensivi di Lydeka nell’ultimo quarto), capire come la vittoria non abbia preso l’Adriatica è un grattacapo. Non, però, se s’osservano le palle perse: 9 la Virtus, 23 (sic) Pesaro, con ben otto di Collins, oggi play senza joystick.
Uscire dalla selva oscura è, per la Virtus, impresa labirintica. Oggi, Lardo ha puntato su cinque uomini fidati (mezz’ora a crapa per Koponen, Rivers, Winston, Homan e Amoroso che però ha regalato sconcezze più che certezze), relegando a 12’ il paio Gailius-Martinoni e a 19’ Poeta, dal quale è lecito attendersi più d’un onesto gregariato di Koponen. 12 punti a parte, è mancato l’apporto di Sanikidze (due soli rimbalzi), inchiodato dalla febbre. Il calendario potrebbe aiutare: Caserta, Varese, Sassari in casa, Montegranaro e Benetton fuori. La corsa al quarto posto può non sembrare così in salita. Pur con poche bombole d’ossigeno e meno certezze di un cubo di Rubik.

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