A1- Elisa Templari: “Senza basket non posso stare”

A1- Elisa Templari: “Senza basket non posso stare”

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“Non posso immaginare la mia vita senza il basket”. Lo ripete più volte, con convinzione, Elisa Templari, 26 anni compiuti il 19 settembre scorso, guardia, alla seconda stagione con Gesam Gas Le Mura Lucca.

Di anni in realtà ne sono passati 18 da quel giorno, quello in cui per la prima volta entrò nella palestra del Galli San Giovanni Valdarno e prese in mano la palla a spicchi. Il simbolo di quel gioco di cui in brevissimo tempo si sarebbe innamorata fino a farne una parte importante, irrinunciabile della sua vita.

“Frequentavo la terza elementare – ricorda Elisa – e per insegnante di ginnastica avevo un allenatore di pallacanestro. Fu lui a invitarci ad andare a provare. Così io e la mia migliore amica decidemmo di tentare. Entrai in quella palestra e non ne sono più uscita”.

Dal Galli all’azzurro. Proprio così, perché quel palazzetto distante poche centinaia di metri da casa diventa il luogo da raggiungere di corsa subito dopo la scuola. Il luogo dove si crea un gruppo di ragazzine che resteranno insieme a lungo, fino all’under 16, fino a disputare due finali nazionali in cui il Galli si ferma in semifinale, battuto prima da Torino e poi dalla Reyer Venezia, prima di vincere in entrambe le occasioni la finalina per il terzo e quarto posto.

Sono anche gli anni in cui i genitori di Elisa scoprono la pallacanestro e diventano, come tanti altri papà e mamme di quelle ragazze, i primi tifosi, i più appassionati, quelli che non mancano mai alle partite.

E a casa di Elisa arrivano telefonate importanti. La convocazione in Nazionale under 16 (che precede quelle nell’under 18 e under 20) e soprattutto una chiamata da Spezia. Templari va a provare per due settimane, si allena con quel club sulla cui panchina principale siede Mirco Diamanti, oggi suo allenatore al Basket Le Mura, poi rinuncia, non si sente pronta per quel passo, per il distacco da casa, dalla famiglia, dalla scuola.

Il trasferimento a Spezia. Ma il club ligure non molla, ci riprova l’anno dopo e stavolta, a 16 anni, Elisa accetta la sfida. Si trasferisce a Spezia e la sua vita ha una svolta importante.

“E’ cambiato tutto – spiega – un’evoluzione da ragazza, giocatrice a donna. Ho dovuto imparare a gestire la mia vita tra studio, allenamenti e le necessità quotidiane. Frequentavo il liceo scientifico e a volte avevo tre allenamenti al giorno, quello individuale, quello con la prima squadra e in tarda sera quello con la giovanile. Studiavo in una stanzina della palestra, durante le pause”.

A Spezia Elisa trova un secondo padre, Gianmarco Pagani, “che mi è stato vicino al di là del basket, per la scuola e ogni altra necessità”. Proprio quel Pagani che una sera, a fine allenamento, riunisce tutta la squadra in una stanza e fa un discorso in cui si dice orgoglioso perché è arrivata la convocazione di una sua atleta con la Nazionale maggiore. Quell’atleta è Elisa Templari, l’anno è il 2012 e la ragazza di San Giovanni Valdarno quasi non ci crede.

“E’ stata una delle emozioni più grandi della mia vita”, sottolinea la guardia. Anche se la sua avventura in azzurro è breve, due amichevoli a Orvieto e Ariano Irpino, nessuno e niente potrà cancellare quel ricordo e quelle sensazioni.

Così come restano incancellabili gli 8 anni trascorsi a Spezia, una città che per la numero 7 delle Mura diventa la sua seconda casa.

“In questo ambiente mi sono trovata benissimo – dice – ho avuto tanto e ho cercato di ripagare. Anche quando siamo ripartite dalla serie B sono voluta restare per contribuire a riportare la squadra a un livello più degno”.

Il corteggiamento di Lucca. Templari resta a Spezia nonostante quasi ogni stagione si dia per probabile il suo arrivo a Lucca. Un corteggiamento che si concretizza nell’estate del 2014.

“Ho ritrovato coach Diamanti – dice Elisa – il cui modo di lavorare mi aveva colpito in quelle due settimane in cui, anni prima, mi ero allenata con lui. Il primo anno a Lucca non è stato facile per me. Ho dovuto cambiare i sistemi di allenamento, apprendere e immagazzinare cose nuove. Ho fatto fatica, ma credo che in questa stagione sto cogliendo i benefici del lavoro fatto lo scorso anno. Conoscevo già Carlo Fiaschi (il medico che si occupa della parte atletica e fisica della squadra; ndr) e devo dire che l’attività più prettamente atletica che svolgiamo negli allenamenti mattutini non è fine a se stessa ma è finalizzata al lavoro tecnico che facciamo il pomeriggio con Diamanti”.

L’esteta del basket. Già, quel coach che parlando di Templari sottolinea come si tratti di una “giocatrice esteticamente bella da vedere ma che deve crescere quando ha un’avversaria davanti”. Elisa, come interpretare questa frase dell’allenatore?

“Credo che apprezzi le mie qualità dal punto di vista tecnico – risponde la guardia – ma so che questo non basta. Sto cercando di essere più concreta e meno bella da vedere, è importante fare anche il lavoro sporco anche se questo non è nelle mie corde, devo essere più presente fisicamente nella fase difensiva. Devo dire che il primo anno a Lucca è quello in cui ho imparato di più in assoluto, non tanto a tirare o a passare la palla, quanto a capire le situazioni in mezzo al campo”.

Un futuro sul parquet. A 26 anni compiuti, nel pieno della maturità sportiva, quali sono gli obiettivi che si pone Elisa?

“Difficilmente mi accontento – afferma -. In questo momento voglio continuare a concentrarmi sulla pallacanestro, dedicandole più tempo possibile e facendo meglio che si può. Per la prima volta con una mia squadra sono in testa alla classifica, so che adesso ci attendono sfide difficili contro San Martino di Lupari, Schio e Ragusa, ma so anche che siamo un gruppo unito e che questo è la nostra forza, come abbiamo dimostrato nelle ultime due trasferte a Venezia e Torino. In futuro vorrei restare nell’ambiente. Dopo il diploma al liceo scientifico mi ero iscritta all’università, a Scienze motorie a Parma, dove non c’è obbligo di frequenza, ma non ce l’ho fatta a conciliare i due impegni e, pur con rammarico, ho smesso di studiare. Non mi vedo dietro una scrivania, vorrei restare nell’ambiente della pallacanestro. Ho cominciato un percorso con il minibasket e mi piace stare a contatto con i bambini. Potrei anche allenare, chissà”.

Intanto Lucca, dentro e fuori dal campo. “Fuori è una città molto bella, con un centro storico racchiuso nelle Mura, a misura d’uomo, e ricca di iniziative: penso ai Comics, Verdemura, il Settembre Lucchese. Sto molto bene, qui e in questa squadra. E poi i frati al Luna Park sono buonissimi…”

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