A1 – Lucca, primato ancora possibile ma l’obiettivo iniziale è già stato centrato

A1 – Lucca, primato ancora possibile ma l’obiettivo iniziale è già stato centrato

La squadra di Diamanti deve ricaricare le batterie in vista della Final Four di Coppa e dei playoff. Nelle ultime sfide lo starting five è stato in campo per oltre il 90% dei minuti

Non ingannino le due sconfitte consecutive con Schio e a Ragusa. Il Basket Le Mura Lucca ha centrato già da qualche settimana l’obiettivo che si era prefisso all’inizio della stagione: ovvero conquistare uno dei primi quattro posti della classifica (è già certa almeno della seconda posizione) per poter giocare i playoff saltando il turno preliminare.

Un traguardo ottenuto rimanendo di fatto per tutta la stagione in prima posizione, circostanza che ha consentito a Gesam Gas&Luce di guadagnare anche la Final Four di Coppa Italia, in programma sabato e domenica a Schio, e in vista della quale c’è bisogno di ricaricare le batterie.

Certo, la straordinaria performance della squadra allenata da Mirco Diamanti ha fatto sognare e in fin dei conti le ultime due partite, perse di un soffio, all’ultima azione e all’ultimo tiro, hanno ribadito il valore delle biancorosse, che proprio sullo striscione dell’arrivo rischiano però di vedersi soffiare quel primo posto in classifica a cui tengono in modo particolare, al di là di quello che succederà nei playoff.

La corsa al primo posto. Le Mura ha due punti di vantaggio su Ragusa e Schio che devono recuperare lo scontro diretto. Ma solo le siciliane possono scalzare Lucca dalla prima poltrona, dato che hanno il vantaggio dei successi negli scontri diretti. Ragusa per farlo deve battere il Famila e poi all’ultima giornata – quando Le Mura affronterà il già retrocesso Cagliari – vincere a Venezia.

Due partite, quelle di Ragusa, particolarmente importanti anche per le avversarie. Schio, vincendo a Ragusa, si piazzerebbe al secondo posto e avrebbe il vantaggio del fattore campo nell’eventuale semifinale con le siciliane. Venezia se perde con la Passalacqua se la ritroverebbe di fronte sempre nell’eventuale semifinale, dove invece – come già dichiarato da coach Liberalotto – preferirebbe incontrare Lucca.

Insomma tutti gli scenari sono ancora aperti. Di certo le ultime due gare, pur perse, non hanno ridimensionato il Basket Le Mura che, come osservato da Miguel Mendez, coach di Schio, gioca a tratti la migliore pallacanestro del campionato. E in fondo non potrebbe essere diversamente per una squadra che è prima in classifica pur senza avere stelle di prima grandezza (anche se Francesca Dotto e Jillian Harmon hanno trasformato il volto del team rispetto alla stagione precedente) e che si affida allo spirito di gruppo, all’intensità difensiva, alla forza mentale e appunto al suo gioco per competere con tutte le altre compagini del campionato.

Una squadra costruita senza un vero centro e che quindi ha dovuto adottare soluzioni tattiche particolari, ma dove ogni giocatrice è pronta a sacrificarsi, a lottare su ogni pallone, a intervenire su ogni linea di passaggio delle avversarie.

Superlavoro per lo starting five Un sistema di gioco molto dispendioso, ancora di più se si pensa che Lucca ha gerarchie precise sin dall’inizio della stagione e che lo starting five, sempre quello (Dotto, Crippa, Wojta, Harmon, Pedersen) è rimasto sul parquet per il 78% dei minuti, giocandone 3950 dei 5025 totali (compreso il supplementare a San Martino di Lupari).

Quella percentuale è però cresciuta in maniera esponenziale nelle ultime tre partite, a San Martino di Lupari, con Schio e a Ragusa. In casa delle Lupe, lo starting five è rimasto sul parquet per 200 dei 225 minuti complessivi. Contro la Famila il primo quintetto ha giocato 185 minuti su 200, in Sicilia addirittura 190. Nelle 25 gare sin qui disputate Harmon è rimasta sul parquet in media 36 minuti, Dotto (quella delle cinque che ha giocato “meno”) 28.

Minutaggi difficili da sostenere – come detto – se si pensa soprattutto all’intensità con cui il Basket Le Mura gioca e sulla quale fonda larga parte dei suoi successi. E allora è comprensibile che al cospetto di formazioni superiori sul piano tecnico e con una panchina lunghissima come Schio e Ragusa, la squadra di Diamanti sia arrivata meno lucida, più affaticata, fisicamente e mentalmente, alle ultime azioni e abbia pagato dazio. Anche se quando si vince o si perde per un canestro (come è successo nelle ultime tre gare) è sempre un episodio che decide il risultato di gare che Le Mura ha sicuramente interpretato come meglio non poteva.

Ma le differenze con gli altri club di testa, quelli che peraltro si giocheranno anche la Coppa Italia, sono evidenti. A Ragusa e Schio (pur con una partita in meno) le atlete più presenti sul parquet sono rispettivamente Little (753 minuti, 30,1 di media) e Anderson (657 minuti, 27,4 di media). La stella Brunson con la Passalacqua gioca 30,4 minuti di media.

A Venezia la più presente è Ruzickova, con 752 minuti (30 di media). Christmas ne gioca 27,5, Fontenette 26,5.

Il peso delle panchine. Le Mura può attingere di più dalla panchina? Se coach Diamanti non lo ha fatto nelle ultime partite probabilmente è perché ritiene che contro determinate avversarie utilizzare per un tempo maggiore le seconde linee avrebbe reso più difficile tenere il passo di Schio e Ragusa, al punto da precludere la possibilità di arrivare a giocarsi la vittoria fino all’ultimo secondo. Una scelta che può sembrare ingenerosa nei confronti di giocatrici che danno sempre il massimo anche in allenamento, che faticano e lavorano per poi doversi accontentare di pochi spiccioli di gara. Ma che è stata fatta con chiarezza all’inizio, nella consapevolezza che proprio attraverso il lavoro e l’impegno di tutte durante la settimana si costruiscono i successi della domenica.

La Final Four di Coppa Italia e poi le serie playoff riporteranno inevitabilmente l’attenzione su questi aspetti, il contributo di chi parte dalla panchina potrà avere un peso decisivo nell’assegnazione dei trofei.

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