A1 – Maria Laterza, l’orgoglio d’Italia a Brooklyn

A1 – Maria Laterza, l’orgoglio d’Italia a Brooklyn

La storia della giocatrice figlia di emigrati pugliesi arrivata a vestire la maglia della Nazionale azzurra. “Amo l’arte, se non avessi scelto la pallacanestro, mi sarei dedicata alla pittura”

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Le strade della vita l’hanno condotta in Italia, la terra da dove negli anni Sessanta sua nonna e i suoi genitori erano partiti per sbarcare negli Stati Uniti, nella Grande Mela, in cerca di un lavoro che garantisse una vita migliore. Come una sorta di riscatto, di rivincita, è arrivata a indossare uno dei simboli dell’Italia nel mondo, quello che fa sentire gli emigrati del Bel Paese un corpo unico, un monolite, l’orgoglio di essere italiani: la maglia azzurra. Non quella della Nazionale di calcio, sicuramente la più ambita e sognata, ma un’altra che ha lo stesso valore simbolico: quella della Nazionale femminile di basket, con cui colleziona oltre 20 presenze.

Quando per la prima volta vede il suo nome sulla divisa, quando per la prima volta in mezzo al campo ascolta le note dell’inno di Mameli, Maria Cristina Laterza, nata a Brooklyn, figlia di Beatrice e Giacomo, emigrati negli States dalla Puglia, rispettivamente da Mola di Bari e Bitetto, non può non pensare ai suoi genitori, alla sua famiglia, alla nonna Giovanna cui era legatissima e ringraziarli per tutti i sacrifici che hanno fatto. E in quei pochi secondi del 25 maggio 2012 (Pomezia, Italia-Bulgaria), chissà se ha rivissuto tutti quei giorni passati con la palla in mano.

L’esempio dei cugini. Le radici familiari non si perdono, anzi diventano più forti se si vive in un altro paese. Succede così anche per Maria, che cresce in stretto rapporto con i cugini, che ha l’esempio del padre che giocava a calcio e dello zio, maratoneta e appassionato di atletica. Così a 7-8 anni comincia a prendere la palla da basket in mano, lo fa nel centro giovanile della chiesa che frequenta, dove nonna Giovanna la porta sempre e dove sin da quella età è più alta di tutte le coetanee. Ma ancora non sa che quella sarà la sua strada, per il momento il basket è sempre un gioco, un divertimento, un modo per stare insieme agli amici. Anche se nelle partite all’High School Bishop Kearney, Laterza si distingue subito, comincia a giocare i primi tornei, segna canestri a raffica. Non può non essere notata e infatti le arrivano diverse proposte di borse di studio per il college da varie parti d’America.

La scelta di Marist. Maria decide di accettare l’invito di Marist, a due ore di auto da New York, e veste la divisa delle Red Foxes, una squadra della Ncaa con una buona tradizione e una serie di vittorie di conference alle spalle. Ma per Laterza è una esperienza contrastata. “Ho fatto tanta, tantissima panchina – racconta la lunga – pur trovandomi molto bene nell’ambiente, nella squadra, con le ragazze. Una volta mi dicevano che non tiravo abbastanza bene da 3, un’altra che dovevo migliorare nell’uno contro uno e così via, E io lavoravo tanto per crescere, senza però avere la soddisfazione di giocare”.

La vacanza in Italia. Dopo la terza stagione a Marist, Maria (che intanto si appresta a laurearsi in marketing e comunicazione, cui seguirà una seconda laurea in psicologia) trascorre una vacanza in Italia, a Bari, da una cugina che ha un fidanzato che gioca a basket. La sfida al campetto, vicino alla casa della nonna, è inevitabile e quella ragazzona, alta più di un metro e novanta, non passa inosservata. La vede anche un addetto ai lavori, che la segnala al manager di una società sportiva. “Perchè non vieni a giocare in Italia?”.

“Le vicissitudini di Marist mi stavano facendo pensare di smettere con il basket – racconta Laterza – ma tornata negli Usa mio padre prese contatto con quel manager. L’anno successivo feci due provini, ma c’erano problemi a trovare un posto in un club italiano per il fatto che non avevo il passaporto e che avevo giocato pochissimo in Ncaa. Così il mio procuratore mi mandò in Austria”.

L’arrivo a Spezia. Un anno di rodaggio con l’Ubbc Herzogenburg e poi finalmente il contatto giusto. Laterza arriva alla Virtus Spezia in A2, alla corte di coach Loris Barbiero. “Lui ha cambiato il mio modo di lavorare – dice Laterza – mi ha insegnato tante cose, mi è tornata la voglia di essere competitiva. E’ stata una bella stagione che ci ha portato in A1”.

Da Spezia a Broni, di nuovo in A2. Squadra forte, tifoseria appassionata, ma non tutto gira per il meglio. “Mi è piaciuto tanto stare con loro – racconta Maria – spero che quest’anno riescano a vincere il campionato”. Quindi il Geas Sesto San Giovanni. “Cinzia Zanotti è stata bravissima a gestirmi, a capire quando mi prende l’ansia, quando la tensione ha il sopravvento e a tenermi calma”. La lunga di Brooklyn è protagonista della promozione in A1, poi purtroppo fa i conti con un problema fisico che le pregiudica la stagione successiva.

L’infortunio e la vena artistica. Torna negli Stati Uniti, decide di sottoporsi a un intervento chirurgico alla spalla, rientra in Italia ma resta ferma per la lunga fase di recupero. Mesi difficili, frustranti, al di là del conforto che le arriva dalle compagne, comprese le ragazze della Nazionale.

In questo periodo riprende corpo una sua passione, l’arte. A Laterza piace dipingere, ha seguito anche un corso di studio sulla pittura. “Se non avessi giocato a basket mi sarei sicuramente dedicata alla pittura – racconta -. Mi piace molto curare i dettagli, la forma astratta, a volte provo anche con la mano sinistra”. L’arte e la pittura rimangono una forma di espressione più intima e personale, non la ostenta, ma si sente fiera se riesce a realizzare qualcosa che le piace.

L’occasione di Lucca. Durante la pausa di Natale la nuova svolta. La cerca il Basket Le Mura Lucca, che a sua volta deve sostituire l’infortunata Nene Diene. L’accordo viene raggiunto in breve tempo, Laterza rescinde il contratto con il Geas e firma per il team di Diamanti.

“Questa di Lucca per me è una opportunità enorme, fisicamente dovrei essere fuori dal tunnel anche se devo continuare a lavorare per raggiungere la migliore condizione – dice la numero 17 biancorossa -. Più trovo la forma, più sono carica per il finale di stagione che ci attende: la Final Four di Coppa Italia e poi i playoff. Sono molto fortunata a essere qui”.

Già, Laterza fa parte di un gruppo dove si dà la massima attenzione ai dettagli, alle piccole cose e lo ha capito sin dal primo giorno. Non vuole certo essere di nuovo chiamata “Brioche” come le accadde per un certo periodo in America, quando da bambina, a uno dei primi allenamenti, invece di scendere in campo, si attardò in panchina a gustare il dolce che le aveva portato sua madre.

Adesso non più, adesso sogna una nuova chiamata in azzurro e s’immagina il suo futuro fuori dal campo. In una grande città. “Se resto in Italia mi piacerebbe vivere a Milano e magari trovare un lavoro nell’ambito dello sport adeguato ai miei studi, alle mie competenze. Altrimenti c’è sempre New York, mi piace abitare in una grande città. A luglio tornerò a Brooklyn, a riabbracciare la mia famiglia”.

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