A1 – Martina Crippa: “Il basket un sogno che si è realizzato”

A1 – Martina Crippa: “Il basket un sogno che si è realizzato”

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C’è una bimba in fondo alla palestra. Ha 4 anni, sta seduta su un pallone da pallacanestro e guarda i bambini più grandi che si sfidano con il minibasket, che si rincorrono, che si contendono la sfera a spicchi e provano a fare canestro.

Sgrana gli occhi, quella bimba, e vede chissà cosa con l’immaginazione fertile di chi si affaccia al mondo. Forse sogna, sogna un giorno di poterlo fare anche lei, di poter imitare il fratello più grande, di palleggiare e centrare la retina come fa lui.

La palestra è quella della Forti e Liberi di Monza, la bambina si chiama Martina Crippa. E quella volta no, non sarà l’unica in cui entrerà in un impianto sportivo.

Perchè la passione per il basket cresce di pari passo con i suoi anni, l’avvolge, la penetra nella mente ancor prima che nel fisico. La farà diventare una protagonista di questo sport, una giocatrice che deve sempre compiere 27 anni, il prossimo 31 marzo, ma che ha già collezionato oltre 200 partite in A1 (anche se le statistiche ufficiali ne riportano 10 meno per il ritiro dell’Atletico Romagna, club in cui ha giocato nel 2012) e 66 in Nazionale, con 262 punti azzurri.

Il palmares. Una ragazza che ha avuto la soddisfazione di vincere con il Geas Sesto San Giovanni il titolo juniores nel 2004 e che a livello personale ha già centrato traguardi importanti, come il Premio Reverberi nel 2012 e la gara da tre punti all’All Star Game del 2011 dopo la finale contro Megan Mahoney.

Un palmares non proprio comune eppure Martina Crippa non è mai soddisfatta di se stessa, non è mai contenta di quello che fa e lavora ogni giorno in palestra con l’obiettivo di migliorare, di correggere quelli che crede essere i suoi difetti. Forse deve credere di più in se stessa e nelle sue possibilità.

Lo si capisce quando parla della maglia azzurra, dalla prima convocazione nell’under 16 a quelle nella Nazionale maggiore: “Tutte le volte che mi chiamano – dice Martina – ho l’idea che forse abbiano sbagliato. Proprio io? Possibile? E’ un sogno che tutte le volte si realizza, che ripaga i sacrifici miei e soprattutto della mia famiglia”.

Il Geas seconda casa. Già, perché Martina comincia a giocare a 7 anni, alla Forti e Liberi di Monza, città dove abita dopo essere nata a Sesto San Giovanni. Ma a 11 deve cambiare club e non può che scegliere il Geas, società di grandi tradizioni. E così sono i genitori tutte le volte che c’è l’allenamento ad accompagnarla: 15-20 minuti di auto per consentire a quella bambina di fare quello che più le piace: giocare a pallacanestro.

Se Roberto Belotti è il suo primo allenatore, il Geas diventa la sua seconda famiglia. Martina si sente a casa: “Non succede sempre – dice – e credo che per questo si debba dare il merito a Natalino Cazzaniga, che metteva il cuore e l’anima in tutto quello che faceva”.

Il titolo juniores è una gioia immensa. “Proprio così – ricorda Crippa – le finali nazionali, lo spirito di gruppo, le speranze e la gioia, il successo sono emozioni indelebili, ricordi che ti accompagnano per tutta la vita”.

Un distacco doloroso. Dalla juniores alla prima squadra. L’A2, il salto in A1, la Nazionale. Palcoscenici prima immaginati, inseguiti e ora centrati. Senza poter prevedere quello che accadrà di lì a poco. Il Geas che decide di rinunciare all’A1 e Martina che per la prima volta, nell’estate del 2012, a 23 anni, deve andare via da casa. Firma per l’Atletico Romagna.

“Ho faticato a staccarmi dal Geas – rivela – ho faticato ad accettarlo. Avrei voluto continuare a giocare con loro ad alti livelli ma ho dovuto rimettermi in gioco. A Faenza c’era un bel gruppo, è stata la mia prima esperienza lontano da casa e mi ha fatto crescere tanto a livello personale. Purtroppo è finita presto, per il ritiro del club, e a dicembre sono passata a Taranto”.

Il Cras con lo scudetto sul petto, ma non più la società dell’anno prima. Ci sono evidenti scricchiolii, i segnali di un’avventura destinata a finire male. “Mi è dispiaciuto molto – afferma Martina – specie per i tifosi, un pubblico caloroso che seguiva molto da vicino la squadra”.

La chiamata di Lucca. Si chiude una stagione, quella 2012-2013, difficile per la guardia lombarda ma subito dopo se ne apre un’altra importante. La chiama Lucca, il Basket Le Mura. Le telefonano la ds Lidia Gorlin e il coach Mirco Diamanti. “Dopo un anno senza certezze – dice Martina – sono stata felice che una società di alto livello mi prendesse in considerazione. Semmai avevo dubbi di essere all’altezza, in una squadra con giocatrici come Mahoney e Bagnara. Sapevo di Lucca, sapevo come gioca, ogni volta che con le mie squadre venivo al Palatagliate ero consapevole che ci attendeva una battaglia, che dovevamo mettere corpo e fisico per vincere”.

Anche all’ombra delle Mura i primi tempi non sono stati facili. “E’ vero – dice la numero 14 di Lucca – ho avuto difficoltà ad aprirmi, a ambientarmi ma mi sono trovata a fianco di giocatrici di grande talento da cui ho potuto imparare. E Diamanti mi ha insegnato tanti aspetti del gioco che prima non conoscevo”.

E’ Lucca di Mahoney e Dotto, di Bagnara e Halman. Si arriva alla semifinale scudetto ma non tutto fila liscio. Al punto che a fine stagione la società dà il via alla ricostruzione dell’organico, partendo da un unico punto fermo: la conferma di Martina Crippa.

“Mi è dispiaciuto che il gruppo si sia sfaldato – afferma Martina -. Io sono rimasta volentieri dopo aver parlato con Diamanti. Volermi trattenere è stato un atto di fiducia importante, così come quello di assegnarmi il ruolo di capitano. E’ stata fatta una squadra nuova, con un campionato di transizione che è servito molto per farmi prendere più responsabilità. E credo che il lavoro svolto in passato sia stato utilissimo per la squadra di quest’anno”.

Capitana e beniamina dei tifosi. Un cammino fatto di 14 vittorie in 15 partite, certamente inaspettato alla vigilia del torneo, quando Crippa aveva deciso di fatto di allungare fino al 2017 il suo rapporto con Lucca, dove nel frattempo è diventata una beniamina dei tifosi.

“Il nostro è un percorso sempre in crescita – afferma – i risultati ci ripagano del lavoro fatto anche lo scorso anno. Quando andiamo in campo diamo il massimo e credo che la chiave sia che giochiamo senza pressione e siamo unite. Non è un luogo comune. Anche chi gioca meno può dare un contributo determinante per il risultato finale. C’è chi segna di più, chi si sacrifica in difesa, chi recupera palloni, ognuna porta il suo mattoncino”.

Il prolungamento del contratto è la conferma che Martina a Lucca si trova bene, dentro e fuori la squadra. “Ormai sono innamorata della città – dice – tutta un’altra dimensione rispetto al caos e alla frenesia di Sesto o Monza. Qui si vive bene, tutto è a portata di mano e poi ci sono le Mura. Appena posso non mi lascio sfuggire l’opportunità di una passeggiata lungo le cortine sotto il sole”.

Un rimpianto forse ce l’ha, non essere riuscita a conciliare la scuola con lo sport, al punto da aver abbandonato gli studi dopo aver conseguito la maturità scientifica a Cinisello. Intanto però c’è il basket, che l’assorbe completamente.

“E’ una seconda pelle – afferma Martina – qualcosa che hai dentro di te. Gli allenamenti, l’ansia della partita, la difficoltà ad addormentarsi prima della gara. Insomma un insieme di adrenalina e passione che fanno la differenza, che ti fanno andare avanti e amare questo sport”.

Quello per cui da piccola, a 4 anni, ti sedevi su una palla e stavi a guardare i bambini più grande che giocavano. Sognando.

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