A1 – Nene Diene: “A Lucca per inseguire un sogno”

A1 – Nene Diene: “A Lucca per inseguire un sogno”

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Nene Diene in azione con la maglia del Basket Le Mura (foto Roberto Liberi)

C’è l’azzurro nel destino di Nene Diene. L’azzurro del mare, da quello della Puglia, dove è nata e cresciuta, a quello della Toscana, di Livorno, dove è salita prepotentemente alla ribalta della scena cestistica. Conquistando un altro azzurro, la maglia della Nazionale prima under 18, poi 19 e 20, di cui è stata con orgoglio capitana ai mondiali in Cile e agli Europei in Ungheria. E con cui ha vinto, nel 2010, l’oro agli europei in Slovacchia.

Ma è azzurro anche il mare del Senegal, il Paese da cui tanti anni fa partì suo padre per cercare di costruirsi una vita migliore in Italia. Un viaggio che lo ha portato a Lecce, dove Nene è nata il 1° aprile del 1992. E dove quando aveva appena spento la prima candelina, ha trovato un’altra famiglia, un’altra mamma che nonostante i 40 anni e i tre figli, l’ha accolta e cresciuta, prendendola in affidamento fin quando Nene, che nel frattempo ha acquisito la cittadinanza italiana, all’età di 18 anni ha potuto davvero sceglierla come la sua di famiglia. Senza però spezzare il rapporto con i genitori biologici costretti dalle difficoltà economiche a rinunciare a lei.

Una storia di vita che era valsa a Nene l’appellativo di Balotelli del basket, uno stereotipo ormai superato per una ragazza che era l’enfant prodige della pallacanestro femminile e che oggi – a 23 anni – ha ancora tanti obiettivi da centrare.

Per provarci è stata ben felice di accettare la nuova chiamata del Basket Le Mura Lucca. Il club che nell’estate del 2011 aveva acquisito il suo cartellino da Livorno, dopo la decisione del team labronico di cessare l’attività. Pochi giorni di ritiro e poi il colpo di scena: il 29 agosto Nene Diene lascia la squadra di A1, s’imbarca sull’aereo per Brindisi per tornare a casa. “Mi serve una pausa”, dice a chi le chiede il motivo di quella decisione.

Sembrano andare in frantumi i sacrifici di tanti anni, da quel giorno in cui per la prima volta ha varcato la soglia della palestra dell’unica società di Lecce che faceva giocare i ragazzi a pallacanestro. Nene allora di anni ne aveva 10 e da 5 andava in piscina, ma il nuoto non le bastava più.

“Impiegai poco tempo – racconta oggi l’ala biancorossa – a capire che il basket sarebbe diventato lo sport della mia vita. Da lì è partito un percorso che è stato molto importante e che mi ha fatto crescere. A 15 anni sono andata a Livorno, da sola, ho dovuto imparare a gestirmi anche economicamente. Non è stato facile, mia madre veniva a trovarmi una volta al mese. Abbiamo vinto campionati, ho esordito in A1, sono arrivate le convocazioni nelle Nazionali under 18, 19 e 20”.

Nene Diene gioca da protagonista nel 2010 l’europeo under 18, l’Italia di Giovanni Lucchesi vince il titolo.

“Ricordo quando mi comunicarono di essere stata convocata – dice Nene – telefonai subito a mia madre piangendo per la gioia”.

La ragazza di Lecce ha lo spirito di gruppo nel dna. Forse deriva dalle sue origini senegalesi (“un paese dove davvero le famiglie si aiutano, anche quelle più povere”) ma è un collante importante, oltre a avere doti di agonista, di combattente che fanno squadra. E così prima Lucchesi con l’under 19 e poi Nino Molino con l’under 20 affidano a quella ragazza dalla pelle nera la fascia di capitano. Nene la indossa con orgoglio, lei che pur essendo nata e cresciuta nello Stivale, ha dovuto attendere 15 anni prima di vedersi concessa la cittadinanza italiana.

“Adesso mi auguro che venga finalmente approvata la legge dello ius soli temperato (manca il passaggio al Senato; ndr) almeno i miei nipoti potranno vedersi riconosciuto il fatto di essere italiani. Come io mi sono peraltro sempre sentita, al di là di sentimenti di odio e discriminazione che vedo in giro e che secondo me nel 2015 non sono più concepibili”.

Ma torniamo al campo, alla fuga da Lucca, agli stimoli ritrovati a Brindisi dove gioca tre stagioni, all’esperienza a Genova e quindi il ritorno al Basket Le Mura. Un cerchio che si chiude.

“Dico la verità: qui mi trovo davvero bene – dice la numero 6 biancorossa -. Sono in un gruppo che è unito anche fuori dal campo. Sapevo che sarei partita dalla panchina, sapevo che dovevo dimenticare i 30 e più minuti di media che giocavo a Genova. D’altronde sono in una squadra importante, davanti a me ho una giocatrice come Jillian Harmon dalla quale posso solo imparare. Ma ho grande entusiasmo, sono riuscita ad avere questa opportunità e intendo giocarmela. A partire dalle sedute di allenamento, dove è importante fare bene per preparare le partite che ci attendono. A Brindisi ho avuto un allenatore che mi ha fatto lavorare tanto sui fondamentali, credo di essere migliorata nel tiro, nel ball-handing. Sono un’agonista e con Diamanti sto imparando a difendere meglio, a giocare di più vicino a canestro”.

Con un’obiettivo che è anche un sogno, per chi, come Nene, ammira tantissimo Chicca Macchi: “Giocare in Nazionale è il massimo per un’atleta, l’azzurro è bellissimo”.

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