A1F – L’impronta di coach Diamanti sul primato di Lucca

A1F – L’impronta di coach Diamanti sul primato di Lucca

Il sistema di lavoro del tecnico di Carrara ha caratterizzato i suoi 10 anni sulla panchina delle Mura. “Alleno un gruppo straordinario, comunque vada”

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C’è il sistema-Diamanti dietro il primato del Basket Le Mura Gesam Gas&Luce nel campionato di A1. Ci sono l’impronta, il metodo, la filosofia, il credo cestistico, l’esperienza, i modi a volta anche bruschi del tecnico di Avenza alla base dei successi di un team che si fa forte di determinati valori – il sacrificio, l’applicazione massima in allenamento oltre che in partita, lo spirito di gruppo, le doti umane oltre che tecniche delle giocatrici – per competere con formazioni costruite con budget che per Lucca sono assolutamente inimmaginabili.

Strana storia, bella storia quella del 60enne Mirco Diamanti. Dieci anni fa era deluso per il modo in cui era finita la sua avventura a Spezia, dove aveva allenato arrivando a costruire quello che era stato definito una sorta di laboratorio, per i sistemi di preparazione, per l’approccio originale del suo staff, in particolare del medico Carlo Fiaschi, ai guai fisici delle giocatrici, per la tattica e la difesa della sua squadra.

Deluso al punto da non dare immediatamente una risposta a Lidia Gorlin e al marito Vincenzo Buchignani, che con uno sparuto manipolo allora portavano avanti il Basket Le Mura e che lo avevano invitato a cena per proporgli di guidare la “loro” squadra, fresca di promozione in B1.

Poi la passione per il gioco, l’impossibilità di stare lontano dal parquet, la curiosità di tuffarsi in una nuova avventura ebbero il sopravvento. E così nell’estate del 2006 Mirco Diamanti prende in mano quella squadra che – attraverso due promozioni – porterà a giocarsi una finale scudetto, due semifinali, due Supercoppe e due finali di Coppa Italia. Tutti successi mancati, perché davanti Lucca si è quasi sempre trovata Schio, la corazzata che non ha fallito un colpo, al di là della parentesi di Taranto.

Il 2006, dicevamo. Con una squadra quasi interamente composta da giocatrici lucchesi, con la ligure Lorenza Calcagnini punto di riferimento sul parquet, Le Mura arriva a giocarsi la finale della poule promozione. Perde 2-0 con Firenze con molti rimpianti, ma Diamanti superata la delusione nella cena di fine anno esprime il miglior riconoscimento alle sue ragazza: “Grazie a voi ho ritrovato il piacere di allenare”.

Al punto da continuare la sua avventura e stavolta è una marcia trionfale. Nella stagione 2007-2008 Le Mura spazza via tutte le avversarie, compresa Civitavecchia seppellita di canestri nella doppia finale che vale l’A2. Scoppia l’amore per questa squadra seguita nella città laziale da oltre 100 tifosi.

Il primo anno in A2 vede a Lucca due talenti del basket azzurro, Chiara Consolini e Arianna Zampieri. Basket spettacolare, vittorie a raffica sino alla finale contro Cavezzo: Lucca vince in Emilia garauno e si trova a giocare garadue di fronte a un palasport stracolmo che fa tremare le gambe alle giocatrici. Mandache punisce Lucca che poi lotta ma perde garatre.

La storia si ripete, ci vuole un altro campionato per ritentare il grande salto. C’è Martina Sandri a dominare sotto i tabelloni, ci sono le triple di Fabianova. Le Mura procede spedito e ancora una volta conquista la sua terza promozione in pochi anni in trasferta: dopo Scandiano, dalla B2 alla B1, e Civitavecchia, il salto in A1 si corona a Cagliari: 2-0 contro le sarde ed è festa grande.

C’è sempre Diamanti sulla panchina biancorossa quando si alza il sipario sulla massima categoria: Mirco chiama con sé Mery Andrade, legatissima al coach che l’ha portata in Italia; convince Bagnara e Willis e pesca dagli States Shamela Hampton. L’avvio è terrificante, una serie di sconfitte che altrove avrebbero fatto tremare la panchina e l’appellativo di squadra che picchia, che porta Diamanti a farsi sentire con un paio di giornalisti che su quotidiani sportivi e riviste specializzate si erano dilungati su questo aspetto.

Risalire la china non è facile, ma Le Mura ce la fa, guadagna i playout e si trova davanti Napoli che batte a Lucca in garauno e da cui è sconfitta invece in garadue. Dove esce per un serio infortunio proprio Andrade, anima e collante della squadra toscana. Ci sono tre giorni prima della decisiva garatre e qui tornano in ballo i sistemi di cura di Fiaschi. Due giorni prima del match Andrade è costretta a usare le stampelle, ma alla palla a due è presente. Gioca come sa, arriva la vittoria e insieme alla salvezza il pianto liberatorio della portoghese fra le braccia di quello che la giocatrice considera un secondo padre.

In quella Napoli gioca Imma Gentile, che l’anno dopo vestirà la maglia di Lucca insieme a Licia Corradini e a Maya Ruzickova, quarta straniera. Un anno di vertiginosa crescita della squadra biancorossa che arriva alla semifinale scudetto contro Taranto. Il Cras perde a Lucca garauno, vince facile garadue e poi Le Mura in una epica garatre sbanca l’imbattuto Palamazzola. Ma Taranto è grande squadra, guidata da Vaughn e Mahoney, da Sottana e Godin, vince a Lucca gara4 e s’impone nella decisiva quinta. Le Mura festeggia lo stesso, dopo quella sconfitta, con un bagno in mare a mezzanotte a Marina di Pulsano.

La terza stagione in A1 è il punto più alto del Basket Le Mura, che arriva alla finale scudetto con Schio e alla finale di Coppa Italia, organizzata a Lucca e giocata davanti a tremila persone. Vincono sempre le venete. E’ la squadra di Gianolla e Dotto, ma anche di Devereaux Peters, l’americana dalle grandi doti che però non si ambienta e anche per un problema al ginocchio a fine anno torna a casa. Diamanti la sostituisce con Ress.

Nella stagione 2013-2014 irrompe Ragusa, neopromossa che allestisce subito un’ottima squadra. Come Lucca, che chiuso il rapporto con Andrade (non senza qualche frizione fra coach e dirigenza) ingaggia Mahoney, Halman e Robbins. Quest’ultima però dopo un avvio spettacolare si rompe il legamento crociato. Le Mura si smarrisce dopo la pausa di Natale, scricchiolano i rapporti fra qualche giocatrice e il coach. Si va avanti fra alti e bassi, chiudendo comunque con la semifinale contro Schio. Lucca vince la prima e poi perde le altre tre.

Al termine si volta pagina. L’esperienza di quel campionato induce lo staff tecnico a puntare su giocatrici più giovani e su straniere disposte a lavorare sodo, senza primedonne. Arrivano Pedersen, Wojta e la bosniaca Milic, se ne vanno Dotto e Bagnara. Campionato di transizione, guastato dall’infortunio al crociato di Wojta nella prima amichevole. Lucca esce ai quarti, 2-0 facile per Ragusa.

Ma la base per tornare protagonisti è stata messa. C’è l’accordo per riportare a casa Francesca Dotto, al posto di Milic arriva Jillian Harmon. Diamanti si adegua al roster, sa di non avere un pivot di ruolo in quintetto, studia nuove soluzioni di gioco per esaltare le caratteristiche di Dotto e Harmon. La squadra recepisce, il gruppo si compatta, c’è la mentalità giusta per fare strada. E arrivano 16 vittorie in 17 partite, giocando spesso in modo spettacolare. Al punto che lo stesso coach, che da perfezionista raramente si lascia andare ad elogi, si dice ammirato da quello che stanno facendo le sue ragazze. “Una squadra straordinaria”.

Parole di grande significato di un allenatore che negli anni ha dato il suo contributo anche per la crescita della società, passata sotto tre presidenze (Roberto Mura, Jolanda Zambon e quella attuale di Rodolfo Cavallo) e che dopo l’abbandono di qualche storico dirigente, si è ritrovata gestita da un manipolo di appassionati che avevano però un limitato bagaglio di conoscenze e di esperienza di questo sport e della gestione di una squadra.

Si cala tanto nel ruolo, comprende le esigenze del club di fare il passo secondo la gamba. Tanto per capire, Lucca da tempo non va più in trasferta con il pullman 50 posti, si viaggia sulle auto dei dirigenti o con i pulmini. E dopo il recente infortunio di Nene Diene, out per la lesione del crociato, Diamanti si è rimboccato le maniche e – in attesa dell’arrivo di una sostituta (poi è stata ingaggiata Maria Laterza) ha chiesto a uno dei figli, giocatore a Carrara, di prendere parte a un paio di sedute di allenamento settimanali per tenere alta la tensione e consentire ad Harmon di prepararsi al meglio.

Le Mura è in vetta ma non perde la sua dimensione, il primato solitario non fa girare la testa al gruppo, il cui obiettivo a inizio stagione era quello di centrare uno dei primi quattro posti. “Non può durare una squadra dove giocano quasi sempre le stesse cinque”, dicono alcuni osservatori. Una sottolineatura che si basa su dati reali, ma Diamanti e il suo team vanno avanti per la loro strada. “E’ già un successo, comunque vada a finire questa stagione”, afferma il coach.

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