A1F- Micia Gatti, in vetta con Lucca sognando la Cina

A1F- Micia Gatti, in vetta con Lucca sognando la Cina

La pivot di Binago vive il momento magico delle Mura e spera nella convocazione nella Nazionale 3 contro 3 che giocherà il mondiale nel paese asiatico

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Una bambina che nasce a Cantù, che ha un fratello più grande che gioca a pallacanestro, che a 14 anni è già alta 1,80 non può che essere una predestinata al parquet. Anche se vive a Binago, tra Como e Varese, anche se frequenta quasi quotidianamente il bar della zia, dove osserva gli anziani giocare a carte, sfide che mettono in palio quelle caramelle e quei cioccolatini che sono il suo vero obiettivo.

Succede così a Valentina Gatti, una che la vita la prende con il sorriso sulle labbra, sempre pronta a scherzare, a tenere su il morale delle compagne. E non potrebbe essere diversamente per una giocatrice che, arrivata dopo varie vicissitudini in un club che punta in alto, il Basket Le Mura Lucca, non solo si presenta con il suo soprannome “Micia” ma sceglie il 44 come numero di maglia.

A Lucca minuti importanti. Quel 44 che per l’allenatore Mirco Diamanti e per il suo secondo Giuseppe Piazza è un elemento importante della squadra, da sola al comando della classifica di A1 dopo 17 giornate.

Lo dice chiaro il coach di Carrara alla vigilia del campionato: “Gatti sarà fondamentale per noi, è la giocatrice che dovrà tenere bene il campo quando sarà chiamata a sostituire le lunghe straniere. I suoi minuti potranno essere decisivi per la nostra stagione”.

E così Gatti lavora, come mai aveva fatto nelle stagioni precedenti, sia quelle trascorse a Milano e coronate dalla promozione in A2 dell’allora Sea Logistic, sia quelle di Chieti, con un altro salto di categoria dall’A2 all’A1, sia nelle precedenti due stagioni: a Brindisi in A2 e a Cagliari in A1.

“Quando alla fine dello scorso campionato il mio procuratore mi ha prospettato la possibilità di venire a Lucca – racconta Micia – non ci ho pensato su due volte. Per me è stata una chiamata inaspettata, ero anche un po’ spaventata. Mi sono trovata a lavorare con un allenatore davvero con la a maiuscola, il coach e il dottor Carlo Fiaschi mi hanno dato un programma da rispettare, sono dimagrita e fisicamente mi sento bene. Anche se all’inizio è stata davvero dura, non ero abituata a un certo tipo di allenamenti”.

Sveglia alle 6 per scuola e palestra. La bambina di Binago finalmente può sognare in grande. Sono lontani i tempi in cui, da piccola, praticava nuovo agonistico e non perdeva occasione per giocare con la palla, sia seguendo il fratello Simone (oggi a Montegranaro), sia con gli amici in paese. A Varese Valentina trova il suo primo club, in serie B. A Varese va anche per studiare, alzandosi alle 6 per prendere il bus delle 6,50. Scuola e poi gli allenamenti, spesso a tarda ora al punto che la sera quasi mai va a letto prima delle 23,30.

Si iscrive a ragioneria ma poi abbandona e passa a psico-pedagogia, conseguendo un diploma che potrebbe portarla a fare la maestra d’asilo. “Chissà, mi piacerebbe – afferma – lavorare con i bambini piccoli che a quell’età sono sempre carini e non sono ancora diventati impertinenti”.

Di certo le piace stare in mezzo alla gente (“parlerei anche con il muro”, dice con un sorriso) e del basket a Milano ricorda volentieri la finale al Palalido per salire in A2 contro Torino. “Vincemmo in un palasport gremito, fu davvero gratificante. Così come l’esperienza di Chieti, al di là dell’epilogo. Mi sono trovata bene nella città e con le ragazze”.

Quindi Brindisi, con Nene Diene, oggi sua sfortunata compagna (si è rotta il legamento crociato del ginocchio) a Lucca: “La squadra era forte, avremmo potuto vincere, ma eravamo abbandonate, è mancata la società. A marzo lasciai il club, non potevo vivere fuori casa senza essere pagata”.

Quindi Cagliari: “Altro ambiente bello, ho giocato seriamente per la prima volta in A1, una esperienza che mi è servita”.

Prima di arrivare a Lucca, dove Gatti – come tante lunghe italiane in A1 – deve partire dalla panchina, avendo davanti giocatrici straniere.

“E’ una situazione – spiega – che devi mettere in preventivo. O l’accetti o scendi di categoria. Io davanti ho due ragazze come Pedersen e Harmon. La prima ha grande forza fisica e non ti sembrerebbe così potente a vederla. Harmon ha piedi rapidissimi, grandi capacità di palleggio. Da giocatrici così puoi solo imparare e di certo non mi sarei mai immaginata una stagione del genere”.

Con Lucca e i tifosi ha un bel rapporto. “E’ la città più bella dove io abbia giocato – afferma – anche se in Sardegna ho conosciuto dei luoghi di mare meravigliosi. Le mura sono l’ideale per staccare la spina e fare una passeggiata. Al palasport i tifosi ci sono sempre vicini e anche fuori, magari mentre fai la spesa al supermercato, ti riconoscono, ti salutano, vogliono fare una foto con te”.

Gatti, Micia e il 44. “Il soprannome – rivela – me lo ha dato la mia capitana ai tempi di Varese. Ci sono talmente abituata che se mi chiamano Valentina quasi non rispondo. Il 44? Arrivata a Lucca tutti i miei numeri, il 10, il 12, il 14, erano occupati. Così ho scelto il 44 e credo che non lo lascerò più”.

Ormai il basket è la sua vita, non può più farne a meno. Al punto che Micia non si ferma neanche d’estate e gioca nella Nazionale i tornei 3 contro 3.

“Mi diverto, ho cominciato con gli amici – spiega – poi da due anni è diventato tutto più serio. Sono stata chiamata in Nazionale con Canova e Filippi, le ragazze con cui gioco abitualmente, e il mio sogno sarebbe giocare i mondiali che si disputeranno a ottobre in Cina. Ci andranno 4 ragazze delle 12 convocate, altre 4 saranno utilizzate per gli Europei. Io ci spero, ovviamente”.

Intanto c’è da proseguire questa stagione con Gesam Gas&Luce. “Affrontiamo ogni partita con serenità – dice Gatti – e quando ci troviamo fuori dal campo non parliamo mai di basket, di quello che potremmo fare o di quello che ci aspetta. Poi però sul parquet diamo tutto e io in particolare dò tutto anche in panchina durante la partita, non riesco mai a stare ferma, faccio più esercizi in quei momenti che in allenamento”.

Il futuro fuori dal campo è ancora lontano per una ragazza che compirà 28 anni il prossimo 6 dicembre. “Non ci ho ancora pensato. Le vicende del basket mi insegnano che bisogna vivere il momento, non sai mai dove potrai essere l’anno successivo, figuriamoci in un futuro più lontano. Maestra d’asilo? Chissà, c’è anche il bar di mia zia. Non mi dispiacerebbe, di certo resterò in mezzo alla gente”.

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