A2 – Geas, a tu per tu con Beatrice Barberis

A2 – Geas, a tu per tu con Beatrice Barberis

Le parole della giocatrice del Geas.

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Brad Stevens, giovane coach dei Boston Celtics nonché uno dei migliori allenatori del mondo a soli 40 anni, ha un suo motto particolare, quasi mistico sotto un certo punto di vista: “the Game honors toughness“, traducendo letteralmente “il Gioco onora la durezza“. Dove ovviamente il Gioco è riferito alla pallacanestro e per durezza si intende lo scendere in campo offrendo sempre il massimo del sacrificio, dell’abnegazione, della tenacia. Nel suo modo di vedere il basket, chi va in campo con un atteggiamento duro, coraggioso, senza tirarsi indietro e senza risparmiare una singola goccia di energia, verrà poi onorato e ripagato dal Gioco, giudice unico e metafisico, con i risultati. Una giocatrice che sembra nata per incarnare questo motto è Beatrice Barberis, una che sul campo da basket non si è mai tirata indietro neanche una volta in tutta la sua carriera. Se esiste una giocatrice “dura”, questa è proprio lei. La sua generosità e la sua ostinata instancabilità sono ciò che ogni allenatore, e non solo Brad Stevens, sogna di poter infondere in tutti i propri giocatori. Beatrice (oppure Bea o Bibi, come viene affettuosamente chiamata dalle compagne), geassina purosangue, è un’ala che non sta mai ferma, si getta su tutti i palloni, prova a conquistare ogni singolo rimbalzo, anche quelli che non potrebbe mai prendere. Difende, lotta contro avversarie più alte e più grosse, almeno due o tre volte a partita finisce per terra con uno dei suoi classici tuffi, effettuati per recuperare un pallone o per tirare in mezzo al traffico, là dove in pochi si addentrerebbero. E il Gioco ha spesso onorato la sua durezza, rendendola una giocatrice molto più incisiva e determinante di quanto magari la taglia fisica o le doti tecniche avrebbero lasciato immaginare. Dall’anno scorso è anche in atto un progetto di maturazione tecnica, provando a spostarla un po’ più lontana da canestro per sfruttare al meglio il suo dinamismo e per darle una dimensione ulteriore, per ampliare il suo bagaglio di abilità.

Coach Cinzia Zanotti prova a spiegarci il lavoro che sta portando avanti con lei:

«Beatrice è proprio un frutto del nostro vivaio, quindi ben venga che lei ci sia, anche perché stiamo facendo con lei un lavoro abbastanza complicato, cioè cercare di plasmare quello che già avevo costruito in cinque anni di lavoro, facendola spostare da una posizione interna ad una posizione esterna. L’anno scorso abbiamo faticato molto in palestra, quest’anno speriamo di raccogliere i frutti di quel lavoro. Ovviamente nulla ci nega di poterla utilizzare anche nel suo ruolo originario, però mi piace l’idea di insistere e provare a realizzare questo cambiamento a cui lei tiene tanto e che comunque le può dare anche sbocchi e prospettive diverse per il suo futuro cestistico. E’ una giocatrice che fa della fisicità il suo punto di forza, lei è molto atletica e dinamica, brava ad andare a rimbalzo e a capire dove va a finire la palla, l’anno scorso col cambio di ruolo ha un po’ perso queste sue caratteristiche perchè era molto più attenta al resto e alle cose nuove, quest’anno dovrà essere brava a riuscire a sfruttarle al meglio pur giocando da esterna».

Beatrice, 22 anni a novembre, dal canto suo è consapevole della difficoltà di questo percorso e di come sia tutt’altro che immediato, quanto lavoro e quanta applicazione servano per imparare a giocare in maniera diversa da quanto sempre fatto, ma ovviamente come al solito non fa mancare la determinazione:

«Cambiare ruolo è stato difficile e lo è tuttora, perché ogni tanto capita di giocare da ala grande e mi viene da domandarmi “perché l’ho fatto?”, nel senso che a giocare da 4 mi diverto di più e mi viene tutto effettivamente più facile, però è un percorso che ho iniziato e che voglio sicuramente concludere. E’ difficile perché cambia molto, cambia proprio il modo in cui vedi la pallacanestro e la prospettiva che hai quando sei in campo, però sono contenta perchè secondo me sto migliorando. Credo di essere abbastanza migliorata nelle spaziature, anche se talvolta sbaglio ancora, mentre sto ancora cercando di essere più pericolosa fronte a canestro in tutti i modi, migliorando anche nel tiro da tre punti. L’aspetto dove invece devo ancora fare più progressi è il pick ‘n’ roll, perché mi rendo conto che non sono ancora in grado di scegliere il passaggio giusto e di fare la scelta giusta in base alla difesa, questa è la cosa su cui voglio migliorare di più quest’anno, anche se comunque le cose su cui devo ancora lavorare sono tantissime».

L’anno scorso è stato il primo anno di questa nuova transizione, in cui ancora doveva trovarsi a proprio agio. I risultati sono stati comunque buoni, come testimoniano i 10.6 punti e i 6.5 rimbalzi di media a partita, anche se alla fine è venuta a mancare la soddisfazione più grande, quella della vittoria del campionato. Però Bea è pronta a riprovarci, con un anno di esperienza in più:

«Le aspettative sono sicuramente molto alte, soprattutto dopo l’epilogo dell’anno scorso credo ci sia molta rabbia e molta voglia di far bene. Vogliamo dimostrare che è stata solo una serata storta, che noi lì ci possiamo stare e possiamo vincere, di certo però non sarà un anno facile perché il campionato sarà molto competitivo, ma noi cercheremo già fin dalla prima partita di giocare con l’obiettivo di arrivare in fondo. Per ora abbiamo iniziato a lavorare bene, in maniera dura, e nonostante le prime amichevoli non siano state positive al 100% questo ci può essere d’aiuto perchè siamo state subito mese di fronte ai nostri limiti e a ciò che va migliorato. Per fortuna abbiamo ancora due settimane di lavoro davanti e dobbiamo usarle per crescere e capire che se vogliamo fare un buon campionato dobbiamo affrontare il campo in maniera diversa».

In estate, come negli anni passati, ai tifosi rossoneri è venuto il timore di poterla perdere. Anche nello sfortunato anno in Serie A1 si era messa in mostra, e in A2 è ormai una delle migliori ali del campionato. Tante squadre ovviamente hanno messo gli occhi su di lei, la conoscono bene e farebbero carte false per poter riuscire ad ingaggiarla. Ma anche in questa stagione alla fine i richiami di altre piazze sono stati fugati, riuscendo a trattenerla ancora una volta:

«Sono rimasta a Sesto e ogni tanto mi chiedo anch’io perchè, nel senso che questa è stata l’estate in cui la decisione è stata un po’ più difficile rispetto agli anni passati: ripartire dopo una grande delusione, sapendo che sarà un anno simile se non quasi uguale, che la squadra e lo staff non cambieranno, che tu non cambierai, che gli obiettivi saranno gli stessi e che al massimo si potrà arrivare là, dove già sei arrivata una volta e si può rischiare di riperdere, tutte queste cose rendono la scelta difficile. Da una parte hai tanta rabbia, sete di rivincita; dall’altra però non è facile da mandare giù. Però una cosa è sicura: in questo momento l’aspetto economico non è ancora in grado di influenzare le mie scelte e di essere una discriminante. Fino ad oggi non ho mai giocato per i soldi e infatti sono sempre rimasta a Sesto, non perché non potessi andare via, anzi avevo altre possibilità più vantaggiose, ma sono rimasta proprio perché volevo rimanere, perché so di dover ancora migliorare molto e qui so di poterlo fare al meglio. Cinzia mi conosce bene, sa dove sono arrivata e sa quali sono gli aspetti dove più devo insistere ancora quest’anno. Mi dà la possibilità di giocare da esterna, cosa che non tutti farebbero, e di conseguenza di migliorare come esterna, anche se a volte pure lei vorrebbe che giocassi da 4. Però pure lei sta mettendo davanti il mio miglioramento agli altri obiettivi più immediati, e questo non lo puoi trovare ovunque. E poi Sesto è Sesto, io sono nata qua cestisticamente parlando, non me ne sono mai andata, e quando entro in palestra mi sembra di entrare a casa, che può apparire una frase fatta ma chi mi conosce sa bene che è vero. Qui conosco tutti, mi sento a mio agio, mi sento e stessa e posso essere me stessa, ho anche la fortuna di poter affrontare gli allenamenti e le partite con una certa spensieratezza e tranquillità, che invece altrove non potrei avere. Quindi è una somma di tanti piccoli aspetti che mi ha portato a scegliere di rimanere ancora qua».

A coronamento dei suoi sforzi e dei suoi miglioramenti, in estate è arrivata anche la chiamata della Nazionale italiana di 3 contro 3. Negli anni passati Beatrice ha vestito e onorato in tante occasioni l’azzurro, diventando anche capitana dell’Italia under 20 e vincendo pure un meraviglioso bronzo agli Europei di Udine del 2014. Ma questa volta la convocazione è stata decisamente insperata:

«E’ stata una chiamata davvero inaspettata. Innanzitutto sono molto felice e molto grata, perchè è stata un’esperienza bellissima. Il 3×3 è uno sport completamente diverso dal 5 contro 5: molto più dinamico, più fisico, più veloce, non hai neanche il tempo per fermarti o per pensare. Devi solo entrare in campo e giocare, questa è la cosa più difficile ma anche più bella. Anche l’esperienza fuori dal campo è stata stupenda, sono davvero felice. All’inizio è stata un po’ dura, perchè sono stata catapultata in mondo che conoscevo ancora poco, però le compagne e l’allenatrice mi hanno aiutata fin da subito e mi hanno fatto sentire parte della squadra, che non è sempre scontato, soprattutto quando si entra così in corsa. Il risultato alla fine purtroppo non è stato quello che speravamo, avremmo potuto fare sicuramente meglio, però per quanto mi riguarda sono comunque contenta perchè era la mia prima esperienza, spero di avere l’opportunità di poterla ripetere in futuro».

Nel mentre continua nella sua vita da giocatrice del Geas e da studentessa, una vita che a quanto pare la impegna a fondo:

«La mia giornata funziona così: studio, mi alleno, vado a letto. Studio, mi alleno, vado a letto. (ride, NdA) No, scherzo, faccio le cose che fa una ragazza normale, esco con gli amici, mi diverto, mi piace molto andare a teatro e ho anche l’abbonamento per quelle poche sere libere dagli allenamenti. All’università studio lettere moderne, ad ottobre mi laureerò per quanto riguarda la triennale ma già settimana prossima comincerò la magistrale, sempre in lettere moderne. Però di certo la mia vita non è solo università, casa e palestra, mi piace fare tante cose, non ho mai impedito che il basket mi impedisse di vivere una vita come quella dei miei compagni di università».

I suoi risultati accademici, eccellenti quanto quelli cestistici, dimostrano una cosa. Qualsiasi sfida o compito debba affrontare nella vita, Beatrice lo fa sempre nello stesso modo: con impegno, con testardaggine, con abnegazione, con tenacia. Con durezza. “The Game honors toughness”. La vita pure.

Ufficio Stampa Geas / Mario Castelli

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