Diamanti: “Schio inarrestabile, Andre’ la miglior giovane”

Diamanti: “Schio inarrestabile, Andre’ la miglior giovane”

Il coach ex Le Mura Lucca parla alla vigilia delle semifinali scudetto: “Più ampio del passato il divario di punti fra la capolista e le prime sei. La classifica rispecchia i budget, per sorprendere le più forti bisogna seguire strade diverse”

di Fabrizio Tonelli

Siamo alla vigilia delle semifinali scudetto che vedranno di fronte da una parte Schio e Napoli e dall’altra Venezia e Ragusa. Si può già fare un primo bilancio di questo campionato di A1 e soprattutto il finale è già scontato? Lo abbiamo chiesto a Mirco Diamanti, il coach che lo scorso anno ha guidato il Basket Le Mura Lucca allo scudetto prima di lasciare la panchina per divergenze con la società.

Diamanti è un profondo conoscitore del basket femminile, in A1 si è seduto in panchina per 14 anni per un totale di 418 partite e un record di 286 successi e 132 sconfitte. Per due volte è stato nominato allenatore dell’anno. Ma soprattutto, con il suo staff, ha costruito un vero e proprio sistema di insegnamento del basket che ha portato una piccola realtà come Le Mura ai vertici della pallacanestro rosa.

Cosa pensa della stagione che sta per entrare nella sua fase decisiva.

“Schio ha dominato un campionato che ha confermato la divisione tra squadre di prima e di seconda fascia. Rispetto agli anni precedenti però il divario è stato maggiore: Schio ha chiuso prima dei playoff con 40 punti, seconda Venezia a 34, quindi Ragusa a 26, poi Napoli, Lucca e San Martino a 24. Lo scorso campionato Lucca e Schio avevano chiuso a 36 punti, Venezia a 34, S. Martino a 32 e Ragusa a 30. Quindi la quinta in classifica aveva solo 6 punti in meno delle prime due; in questa stagione invece il distacco è di 16 punti. Non solo: Schio ha perso le uniche due partite nel girone di andata, poi ha fatto percorso netto, migliorando le sue potenzialità e la sua organizzazione. E ha ampliato le problematiche delle altre squadre, alcune delle quali non sono riuscite a migliorarsi: si è dimostrato ancora una volta che il trascorrere del tempo nel lavoro di gruppo evidenzia le difficoltà e le problematiche delle squadre e non la loro crescita. Tanto è vero che Torino, realizzando 14 punti fra ritorno e challenge, ha fatto meglio di alcune formazioni finite davanti. E insieme a Torino, sottolineo che Napoli è la squadra che, nonostante gli infortuni e le vicissitudini con la straniera, ha centrato un obiettivo importante e di questo va dato merito a coach Molino”.

La classifica della regular season è quindi l’espressione reale dei valori in campo?

“Credo che sia soprattutto l’espressione dei budget messi a disposizione dalle società. E questo in fin dei conti non è un aspetto del tutto positivo. Perché è comunque bello, quando non si è i più forti, provare a sconvolgere le gerarchie seguendo un percorso diverso, cercando di pianificare e di lavorare di più su aspetti che magari altri curano di meno. Ricordo quando nel 2000 ero a Spezia. Arrivammo settimi, con Priolo sesta. Ci trovammo nella semifinale dopo aver eliminato la seconda e la terza della classifica. Con le siciliane disputammo tre gare decise da un punto di differenza a favore di Priolo che poi vinse lo scudetto, ripeto da sesta classificata. Ecco questo è l’aspetto affascinante del gioco, un’idea diversa di programmazione, che rende l’impresa ancora più avvincente”.

Quindi lei suggerisce di provare a seguire una via alternativa per cercare di battere le squadre più ricche e più forti. Come ha fatto con Lucca un anno fa.

“Dico che lo sport deve insegnare a essere ambiziosi, a non giustificarsi dietro facili e scontati alibi, ma deve stimolare a trovare strade e percorsi alternativi capaci di compensare le differenze che sicuramente le disparità economiche evidenziano. Altrimenti si genera un movimento scontato e rassegnato, incapace di sviluppare strategie e forme operative diverse e innovative. Le società e in particolare gli staff devono saper mettere in campo creatività e capacità progettuali contestualizzate certamente alle realtà ma finalizzate al potenziamento di tutti quei diversi aspetti che uno sport di squadra come la pallacanestro presenta”.

Potrà verificarsi una sorpresa anche quest’anno o Schio è destinata a dominare pure l’ultima fase?

“Intanto bisogna dire che Schio, Venezia e Ragusa hanno vinto agevolmente nei quarti, con parziali rilevanti. L’unica serie incerta è stata quella fra Lucca e Napoli. Credo che il Famila, nelle condizioni attuali, possa avere la meglio su Napoli, mentre incerta vedo la sfida tra Venezia e Ragusa. Tanto più che la Reyer ha l’impegno di Eurocup e Ragusa sta giocando bene, ha trovato fiducia e continuità che non aveva nella prima parte della stagione. Un confronto che potrebbe arrivare a garacinque, favorendo in quel caso Schio se chiudesse prima la pratica Napoli. In ogni caso ritengo che affrontare Schio, che ha Yacoubou in grande condizione, sia difficile per tutti”.

Andiamo a vedere le giocatrici. Il suo quintetto ideale di questo campionato?

“Non ho dubbi per i ruoli di play e pivot. Di Yacoubou ho già detto, dominante. Francesca Dotto a Schio ha fatto un ulteriore salto di qualità. Per il resto più che fare un quintetto vorrei sottolineare alcune giocatrici: Harmon anzitutto, se Napoli è arrivata in semifinale lo deve in buona parte a lei. Poi mi piace molto la lunga di Ragusa Hamby, ha caratteristiche che se sfruttate a pieno le consentono di essere un fattore; Williams, che ritengo l’atleta che, insieme a Yacoubou, possa cambiare l’andamento di una partita. Ho seguito con interesse anche De Pretto, che dopo essere emersa a Spezia, in una squadra però retrocessa, si è confermata in una piazza importante come Venezia. Tra le giovani Andre’, la lunga di Battipaglia, sia perché gioca in un ruolo determinante ma carente nel panorama nazionale, sia perché ha davvero qualità interessanti”.

Qualche volto nuovo che ha apprezzato?

“Le due straniere di Lucca: Roberts è una ragazza di sostanza, concreta. Drammeh ha risolto tanti problemi, buona parte delle vittorie di Lucca sono coincise con le performance al tiro della giocatrice svedese”.

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