[ESCLUSIVA] Jasmine Keys ci racconta il suo primo anno tra le grandi

[ESCLUSIVA] Jasmine Keys ci racconta il suo primo anno tra le grandi

A tu per tu con la lunga del Fila San Martino, alla prima stagione nella massima serie.

di Andrea Fabbian

Jasmine Keys è alla prima stagione nella massima serie dopo la gavetta in serie A2 con Vicenza e Fanola; oltre al salto di categoria è anche stata aggregata al nuovo corso della nazionale maggiore targato Crespi. Abbiamo incontrato la  lunga classe 97′ e abbiamo sentito le sue sensazioni e aspettative riguardo questa stagione che si preannuncia di svolta per la sua carriera.

Dopo la convocazione per il raudno di Ragusa alla prima di campionato sei stata nuovamente convocata in nazionale per sostituire Penna; quali sono le tue sensazioni a riguardo?  Cosa pensi di poter imparare da queste esperienze?

Innanzitutto non me lo aspettavo, il mio allenatore l’aveva fissato fra gli obbiettivi stagionali ma non credevo di farcela già alla prima giornata di campionato. Non ho difficoltà ad ammettere di essermi sentita inizialmente fuori luogo in mezzo a tante giocatrici con esperienza in Italia e in Europa; non mi aspettavo di avere questa opportunità e posso solamente imparare tante piccole cose da giocatrici che hanno vinto tanto. Ci tengo a sottolineare quanto sia onorata perchè la maglia azzurra è importantissima per me, ancor di più quella della nazionale maggiore dove si compete al massimo livello e ci si allena ad un livello importante.

Il tuo approdo in nazionale maggiore segna anche la fine della tua esperienza con le nazionali giovanili; mi diresti il tuo ricordo migliore e quello peggiore legati a questo percorso ?

Il ricordo migliore è sicuramente il primo anno in cui ho fatto l’Europeo con il gruppo Under 16; è stata un’esperienza incredibile perché nessuno avrebbe scommesso una lira su di noi e vivendo alla giornata abbiamo battuto la Russia, corazzata del torneo. Le due partite successive sono andate in maniera disastrosa, eravamo stanche! (ride ndr) Tuttavia quel risultato era impressionante per noi e lo porterò sempre nel cuore. Il ricordo peggiore è legato probabilmente al mondiale under 17, ottenuto con il risultato dell’Europeo, in quanto ci sono state difficoltà sia in campo (tredicesimo posto ndr.) che fuori con alcune incomprensioni che non hanno giovato alla nostra tranquillità.

Questa stagione è ricca di novità anche a livello di club: sei alla prima vera stagione nella massima serie dopo la gavetta in A2. Come è stato il salto di categoria? Che difficoltà stai incontrando e in cosa vuoi migliorare? Che obbiettivi ti sei posta a livello individuale? E di squadra?

L’adattamento nella nuova categoria procede bene, io non mi faccio problemi in quanto sono una persona che si adatta e che si fa scivolare le cose addosso; con il gruppo mi trovo benissimo anche perché non è così diverso da quello dello scorso anno. L’unica difficoltà è il diverso approccio alla partita che quest’anno è caratterizzato da un po’ di ansia in più perché non so ancora fino a dove posso e devo spingermi sui due lati del campo; in particolare in attacco a volte sono abbastanza timorosa nel prendere iniziative personali. Penso di dover migliorare sotto ogni aspetto; sono molto pigra (ride ndr.) e devo lavorare tantissimo per essere all’altezza. Scherzi a parte, se dovessi nominare un aspetto del mio gioco in particolare, direi che voglio migliorare in difesa per essere meno sbilanciata sulle gambe e quindi limitare i problemi di falli. Sono consapevole che dovrei avere chiari i miei compiti offensivi e difensivi ma a volte fatico; certamente mi ha dato grande fiducia la preseason e in particolare il torneo di Crema (MVP del torneo ndr.). Il nostro obbiettivo è cercare di fare meglio possibile di partita in partita; l’inizio del campionato è andato bene in quanto, malgrado fosse molto duro, abbiamo ottenuto buoni risultati con squadre importanti.

A 20 anni si rischia di soffrire un po’ di vertigini ad avere un’ascesa come quella che stai avendo tu, come riesci a rimanere sempre concentrata e a non cadere nella trappola del sentirti arrivata?

Io sono una persona che vive giorno per giorno, non mi sento assolutamente arrivata anzi penso di avere appena iniziato a muovere i primi passi nel mondo del basket che conta. Dire che non mi pongo obbiettivi sarebbe sbagliato, non voglio però guardare troppo lontano e come primo step vorrei ripagare la fiducia in me che ha avuto San Martino cercando di fare bene qui e portare il mio contributo alla causa diventando un punto fermo della squadra.

Concludiamo con una domanda più personale, se dovessi ringraziare tre persone per la tua crescita umana e cestistica chi nomineresti? Tre persone che ti hanno reso la giocatrice e la perosna che sei e per cui nutri affetto

In primo luogo non posso non nominare la mamma; sembrerà scontato ma lei mi è sempre stata accanto anche nei momenti più difficili. Ci sono stati momenti in cui per scoramento o per la mia proverbiale pigrizia avrei voluto mollare tutto e fare altro, ma lei non mi ha mai permesso di buttare via quello che stavo costruendo e mi ha sempre spronata e sostenuta; per questo in certi momenti non la sopportavo ma ora posso solo dirle grazie. In secondo luogo nomino il mio allenatore delle giovanili Callegaro, è stato importantissimo nella mia crescita cestistica e paziente nel sopportare i miei colpi di testa (ride ndr.) adolescenziali; sicuramente lui mi ha reso la giocatrice che sono. Infine vorrei spendere due parole per Elena Fietta; giochiamo insieme da quando eravamo a Vicenza e abbiamo instaurato un rapporto bellissimo. In campo ma soprattutto fuori basta un gesto o uno sguardo per capirci e so che per qualsiasi cosa potrei contare su di lei, probabilmente è la migliore amica che ho nell’ambito cestistico.

 

 

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy