La storia di Sabrina e il suo amore per il Gioco

La storia di Sabrina, amante della pallacanestro che usa la palla a spicchi come ”cura” contro la fibrosi cistica.

I social network al giorno d’oggi sono spesso soggetti a critiche per le molte falsità che vi sono presenti e per la diffusione virale che da a esempi spesso negativi, ma molte volte è anche utile a diffondere storie positive di persone che dovrebbero essere prese come esempio da tutti. Una di queste e Sabrina Natale, giovane giocatrice della Family Basket Caserta che lotta contro un brutto male come la fibrosi cistica e che trova nel nostro gioco un’arma importantissima per combattere questa battaglia. La storia di Sabrina ha girato molto sul web e anche Flavio Tranquillo ha lanciato un messaggio di stima alla ragazza, ma le nostre parole non rendono bene l’idea di quello che vogliamo comunicarvi come può fare la seguente lettera scritta direttamente da lei

Ciao, volevo scriverti e farti conoscere la mia storia. La storia di una ragazza con la Fibrosi Cistica. Sai cos’è? Beh non credo, di solito la gente non la conosce, a volte la ignora. É una malattia genetica rara, ereditaria, cronica, evolutiva causata da un difetto di una proteina detta CFTR, non ci funziona come dovrebbe, il nostro muco diventa denso, un parco giochi per i germi, questi ristagnano e ci portano continue infezioni polmonari e non solo. Anche l’apparato digerente ne risente di questo muco viscido. Quindi gli organi coinvolti sono i polmoni, il pancreas e il fegato. Ogni giorno devo lottare contro questi organi che non vogliono funzionare come dovrebbero, ogni giorno sono obbligata a fare tre fisioterapie respiratorie per aiutare la rimozione di queste secrezioni dai polmoni, devo assumere degli enzimi pancreatici sotto forma di pillole poi ci sono gli aerosol e le vitamine, ci sono le iniezioni di insulina da fare al mattino, perché questa malattia porta anche una lieve forma di diabete e tante altre medicine. Però la cosa spaventosamente bella è che in un certo senso sono fortunata, posso praticare lo sport che amo, quello sport che per me è “poesia in movimento,veloce e possente, ma percettibie da tutti gli animi, quello sport che è praticamente divertimento puro ma spossante e devastante che t’obbliga a lottare bruciandoti dentro”…un po’ come la mia patologia. Sembra strano, buttare tutta una vita appresso a un pallone quando ci sono sempre mille cose a cui pensare.. eppure è così. La pallacanestro é la mia terapia, chi gioca o chi ha giocato può comprendermi, la pallacanestro é na’ droga. Si’ ma una bella droga, una droga anomala, non nociva, che silenziosamente ti accompagna e ti rimane fedele per tutta la vita. Ma la cosa spettacolare di questo gioco è che noi, noi giocatori alcune partite non le giochiamo per vincerle, le giochiamo perché non possiamo farne a meno. Perché è la nostra natura. Perché vogliamo dimostrare qualcosa a noi stessi. Perché vogliamo far capire al mondo che non abbiamo paura, e mai ne avremo. Perché non possiamo accettare la sconfitta senza lottare fino allo stremo delle nostre forze. Perché siamo campioni, e anche se il resto del mondo non la pensa così, lo siamo dentro. E l’onore di un campione non è vincere, è combattere con l’anima, a qualsiasi prezzo. Qualunque sia il sacrificio richiesto. O forse perché, dentro di noi, non siamo in grado di rinunciare alla speranza, anche quando sembra non essercene più. Perché noi siamo guerrieri, altrimenti non ameremmo questo sport“.

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