Letizia Gaeta, quando la passione batte la malasorte

Letizia Gaeta, quando la passione batte la malasorte

Dopo due gravi infortuni in due anni l’esterna del Basket Le Mura è stabilmente nel gruppo della prima squadra. E in futuro sfiderà le malattie

Commenta per primo!

Quando a 20 anni hai già pagato un enorme tributo alla malasorte, con i legamenti crociati di entrambe le ginocchia saltati a due anni di distanza l’uno dall’altro, ci vuole una grande passione per continuare a praticare lo sport che più ami. Ci vogliono tanta pazienza, lavoro, sacrificio per tornare a inseguire quel sogno che hai sin da quando, per la prima volta, a 10 anni, sei entrata in una palestra e hai preso in mano un pallone da pallacanestro.

Letizia Gaeta ci è riuscita, si è messa alle spalle un lungo periodo difficile, è ripartita con l’appoggio dei genitori e delle compagne, dello staff tecnico e medico che l’ha seguita e confortata anche nei momenti più bui, anche quando ti verrebbe voglia di dare un calcio a tutto e di fermarti.

Da Montecatini a Lucca. E invece no. Perchè è bello ripensare a quando tutto è cominciato, tra Monsummano (dove vive) e Montecatini, fino al passaggio a Lucca, in quello che all’epoca era il settore giovanile del Basket Le Mura, poi trasferito alla società satellite Spring.

“Io e altre quattro ragazze – racconta Letizia, che compirà 21 anni il prossimo 25 giugno – passammo insieme da Montecatini a Le Mura che quell’anno voleva allestire una squadra under 15 competitiva”.

Da quel giorno la maglia biancorossa le si è appiccicata addosso come una seconda pelle, tanta gavetta, la serie B con coach Giuseppe Piazza (ora vice di Diamanti) e poi con Luca Andreoli. E qualche allenamento e qualche apparizione nella lista della prima squadra.

La grande gioia di Taranto. Come nell’aprile del 2012. Le Mura gioca la serie di semifinale scudetto contro Taranto, che poi vincerà il campionato. Vince garauno, poi va in Puglia e perde. seccamente garadue. Dopo quella sfida Stefania Petri deve rientrare a Lucca per sostenere un esame, a prendere l’aereo per sostituirla è proprio Gaeta, che si ritrova in un gruppo che scriverà una pagina a suo modo storica.

“Le ragazze avevano perso garadue di 30 punti – sottolinea Gaeta – ma quando arrivai in albergo mi resi conto che avevano una grande convinzione, erano determinate, volevano provarci. Ne uscì una gara vibrante, tesa, io le vidi vincere dalla panchina. Fu una grande gioia, anche se poi Taranto ribaltò la serie e andò in finale”.

I due infortuni. Il primo infortunio, in allenamento. Era il 14 febbraio del 2013, il giorno di San Valentino. “Un cinque contro zero – ricorda Gaeta – a un tratto sento il ginocchio che cede. Sul momento non mi resi conto della gravità dell’incidente”.

L’operazione, il recupero lungo e difficile. E quando questa brutta pagina ti sembra chiusa, un anno fa il secondo crac.

“Era il 26 febbraio 2015 – dice Letizia – in allenamento contro Kayla Pedersen. Un colpo di sfortuna tremendo. Ho dovuto ricominciare tutto daccapo. Gli infortuni hanno pesato molto sulla mia possibilità di giocare magari in A2, ci speravo. Poi però Le Mura mi ha dato tanta fiducia, coach Diamanti mi ha inserito nel gruppo della prima squadra e adesso sto vivendo questo campionato fantastico”.

A Lucca è destinata alla panchina e allora Letizia sceglie di andare a Prato, a disputare la serie B, per poter giocare con più continuità. “L’esperienza con la prima squadra è molto importante – racconta – perché vedo che allenandomi con loro imparo tante cose che poi metto a profitto con l’altro team”.

La partita contro le malattie. Gaeta fa insomma la pendolare sulla tratta Lucca, Monsummano, Prato e Firenze. Proprio così, perché a Firenze frequenta l’università, il corso di studi in biotecnologie, quello che in futuro le aprirà le porte per fare ciò a cui tiene in maniera particolare: il ricercatore medico.

“Mi vedo in un laboratorio di ricerca alle prese con le colture di microbi per trovare cure alle malattie. Mia zia cinque anni fa è morta per un tumore, una vicenda che mi ha colpita tanto. Vorrei dare un contributo alla ricerca, consapevole che però la situazione in Italia non è favorevole e che probabilmente dovrò cercare uno sbocco all’estero”.

Intanto si gode la pallacanestro, divertendosi, insieme alle compagne Francesca Dotto e Elisa Templari, a fare l’istruttrice ai corsi di minibasket promossi da Le Mura. “La gioia che regalano i bambini è enorme”, spiega.

“Nel mio album dei ricordi – dice Gaeta – c’è una foto dello scorso anno, dopo una tripla di Eva Komplet: io, Templari, Alice Richter, Veronica Perini e Elison Ercoli scattammo tutte dalla panchina. Una scena di grande esultanza, significativa dello spirito di gruppo che c’era l’anno scorso e che c’è ancora di più in questa stagione”.

Di ricordi ce n’è anche un altro: il primo punto in serie A, dalla lunetta, segnato al Palatagliate contro Battipaglia nella quarta di andata di questa stagione.

“E’ stato emozionante sentire l’appoggio dei tifosi e tutta la panchina che gridava il mio nome”.

E il futuro? A Letizia potrebbe riservare una pausa di riflessione. Forse deciderà di fare un solo campionato, scendere di categoria rispetto all’A1 per avere più tempo da dedicare al completamento degli studi e a qualche viaggio. Magari a cavallo, sulla rotta Monsummano-Parigi e chissà se attaccato alla sella ci sarà anche un pallone da basket.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy