Mery Andrade assistant coach a San Diego

Mery Andrade assistant coach a San Diego

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Mery Andrade dopo 15 anni da giocatrice (ha vestito le maglie di Spezia, Comense, Napoli, Venezia, Lucca e ancora Napoli) è diventata assistant coach della formazione femminile dei Toreros San Diego, in California.

Una grande opportunità per Andrade, che negli Stati Uniti già aveva giocato, facendosi notare per le sue doti di combattente, di atleta che lavora duramente in allenamento e che in campo dà il 100%.

Per Andrade, nativa di Capo Verde con passaporto portoghese, 40 anni il prossimo 31 dicembre, inizia quindi un nuovo capitolo della sua vita sportiva, mentre la pallacanestro italiana perde una giocatrice che è stata protagonista.

L’annuncio. E’ la stessa University of San Diego ad annunciare sul proprio sito Internet l’ingaggio di Mery che lavorerà al fianco di Cindy Fisher, come uno dei quattro assistenti. Proprio Fisher si dice molto soddisfatta dell’arrivo della portoghese. “Ha una grande conoscenza della pallacanestro, ha esperienza e professionalità ed è una delle persone che lavora più duramente che io conosca”.

Negli Usa Andrade aveva giocato con le Cleveland Rockers e poi con Charlotte Sting. In Italia ha vinto uno scudetto a Como, una Coppa Italia a Venezia e la Fipa Cup a Napoli.

La svolta della carriera. Mery Andrade e il basket sono una cosa sola. Ha cominciato a giocare all’età di 14 anni. Era in Portogallo allora. Si era trasferita a 4 anni. Un giorno mancò l’arbitro di una partita e si offrì di sostituirlo l’allenatore della nazionale cadette, che non potè non notarla. Fu la prima svolta della carriera di Mery. La seconda arrivò nell’estate del 1999, quando Andrade ha 24 anni e gioca la gara tra Portogallo e Italia cui assiste anche il coach Mirco Diamanti, allora sulla panchina di Spezia. Il tecnico, che oggi guida Le Mura Lucca, rimane colpito da quella giocatrice che sembra indemoniata, che gioca con grande grinta e intensità, che lotta su ogni pallone e non vuole perdere. Le parla e le propone di venire a giocare in Italia.

Il rapporto con Diamanti. Detto e fatto. Nasce un rapporto, quello fra Andrade e Diamanti, che dura tutt’oggi. “Mirco per me è come un padre – ha avuto modo di dire più volte Andrade – mi trovo molto bene con lui, mi specchio nella passione che mette nel suo lavoro. Il basket lo vediamo e lo viviamo allo stesso modo. Com’è normale non andiamo sempre d’accordo ma c’è un grande rispetto reciproco e tutto è più facile. Mi ha sempre considerato non solo come giocatrice ma soprattutto come persona e nel nostro ambiente questo avviene raramente».

Da Spezia parte l’avventura italiana di Andrade, conclusa nella scorsa stagione a Napoli.

Il dna del coach. Ma già da tempo Mery pensava di fare il coach, le avevano già detto che aveva dentro di sè il dna dell’allenatore.  «In effetti – dice Andrade -. mi piace insegnare, vedere l’evoluzione di un allievo, ho pazienza e non mi arrabbio a patto che la persona si impegni. Nelle squadre dove ho giocato sono sempre riuscita a comunicare, a legare con le altre ragazze, a stare bene nel gruppo”.

In Italia resta la sua casa, finita di costruire pochi mesi fa. Ora è tempo di una nuova avventura, in quell’America dove tutto o quasi era cominciato.

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