Opening day A1: l’editoriale sulla prima giornata

Opening day A1: l’editoriale sulla prima giornata

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Guardando il mondo da un oblò… ci si sposta un po’ dalle solite prospettive e si prova a vedere cose che normalmente non lasciano il segno. Seguiamo la via meno tracciata e percorsa e guardiamo un po’ cosa è successo in questa prima giornata.

Seguendo l’iter delle gar disputate oggi, la prima palla a due della giornata è stata alzata dal Sig. Daniele Yang Yao, a testimonianza del meltin pot che avanza, nel match tra Geas Sesto S.Giovanni e Ceprini Costruzioni Orvieto, che alla fine avrebbe visto le lombarde uscire vittoriose 61-58. Due italiane per parte alla palla a due, si può fare di meglio ma ci consoliamo, pensando che la Kacerik è una giovanissima di buone speranze che si farà, intorno a cui è imperniata la squadra biancorossa, mentre sul fronte opposto la veterana Bove è una dei pilastri della sua formazione. Della gara ci interessiamo di meno, anche se alla fine è stata la sfida più interessante sul piano delle emozioni e dell’equilibrio. Bello che il Geas non snaturi la sua essenza di essere fucina dei talenti italiani. Oggi alla fine la vittoria porterà altri nomi, e nella fattispecie quello di una Brown molto forte e concreta, ma la verità sta altrove. Ercoli, 11 minuti, 4 falli, ma lì a sgomitare con le pariruolo americane; la già citata Kacerik, 26 minuti, -4 di valutazione ma la personalità di chi ha voglia di fare e non è lì per caso; Arturi ne mette 12 in 34′ con triple dal peso specifico importante a dimostrare perchè è il capitano; last but not least Barberis, che resta sul parquet all’esordio in A1 per 30 minuti, entrando a partita in corso, prende rimbalzi come una veterana, segna punti e mette la sua griffe. Si parla troppo poco di queste italiane rampanti. Di certo poco timida la Brown, decisiva come poche, ma altrettanto minimamente timida con 20 tiri presi. E per la serie, il basket è uno sport che tende al cielo, ma a volte serve rimanere con i piedi per terra e metterci anche il cuore, Orvieto prende ben 17 rimbalzi in più del Geas e perde la gara. Anche coach Romano dà spazio alle sue italiane, con Gaglio, Miccoli e Mancinelli che portano punti ed intensità, ma quello che pesa è il tiro da tre. Ne metti 9 e neanche basta, come quando nel tennis fai tanti aces, vinci più game dell’avversario e perdi la gara. Bove 2/2, Dietrick Blake addirittura fa 7/7 che se non è record poco ci manca, eppure…Wicijowski se la gioca col buon vecchio Sczewczyk (se vogliamo restare nel basket) o con Sczeszny del calcio per la serie del cognome più difficile da riportare anche quando gioca bene, ma prende rimbalzi come un bimbo si avvicina al banco dei dolci, e peccato per qualche appoggio sbagliato di troppo. Alla fine la morale è sempre quella, Orvieto fa, Orvieto disfa, e come sempre alla fine il Geas vince…

Ci eravamo tanto amati… Schio rulla Battipaglia come sa fare solo una squadra che di talento e di gruppo ne ha da vendere. C’era da dire che alla campane mancava ancora qualche straniera, ma sopperire buttando nella mischia le giovani che hai fatto crescere in giovanile è un chiaro passo in avanti nel lavoro della squadra del presidente Rossini, che affidandosi a coach Riga ha sempre un conto in credito con gli dei del basket, ed i buoni fruttiferi tendono a maturare. C’è da togliersi cappello cappotto e anche sciarpa se necessario davanti alla rotazione di coach Mendez. Tutte protagoniste, tutte a portare i mattoncini. Abbiamo una mezza dinastia alla Popovich anche in Italia, e come al solito in una roulette texana ci vuole sempre una “big fundamental” intorno a cui fare leva: Laura Macchi, 18 minuti per 10 punti con un solo errore dal campo, 7 rimbalzi e 4 recuperi e un arrivederci vista Vesuvio che vale il prezzo del biglietto. Le scorer saranno sempre le due americane, con Walker, great stolen del mercato estivo, e Anderson che fanno paura per le percentuali al tiro, e Yacoubou, che oggi è nervosa, che ha il suo peso specifico e sa fare il suo lavoro, ma alla fine le italiane di questa squadra, la colonna della nazionale, è il non plus ultra. Sono 13 i punti del nuovo acquisto Bestagno, non male per chi ha sempre lottato contro tutti e tutti per emergere. Guardando in casa Battipagliese si resta incantati rispetto alla classe al talento di Inma Zanoguera, che ogni volta che tocca la palla ti fa pensare alla magia e quasi lascia le stelline come ai videogiochi. Bonasia, Tagliamento, Orazzo, Russo, Ramò e Costa, tutte con minuti, tiri, faccia tosta: la nazionale del presente e passato contro alcune delle protagoniste di quella del futuro, cosa vuoi di più dalla vita? La pubblicità parlava di un digestivo, noi gradiremmo qualcosa di più fresco per far fronte al delirio di emozioni…

Fila San Martino contro Dike Napoli è una gara non banale per chi la osserva col mio sguardo, Ok che delle italiane abbiamo parlato e parleremo, qui mi soffermo sul gioco, ne vale la pena. Mai vista in femminile una run and gun così ben giocata, con così press, sembrano una di quelle truppe calcistiche votate all’attacco che ti impediscono di costruire il gioco e va così bene finchè la benzina non finisce. Napoli è un po’ lo specchio di una città, bella a guardarsi da cartolina, con qualche difettuccio qua e là che ne oscurano la potenzialità, ma con la capacità di sorprenderti sempre anche nel più buio degli angoli. Se poi dalla tua hai la Petronyte tutto diventa più facile. Prima avevamo detto che il basket scende anche con i piedi per terra, bene sfido chiunque a tirare in faccia alle sue braccia protese, un muro invalicabile che neanche le rivoluzioni sembrano abbattere. Burdick è ancora estranea ed avulsa dal gioco, ma ha carattere e grinta, Ricchini lo sa e la gestisce al meglio, tanto quando serve dalla faretra sa che una Pastore che oggi sembrava davvero il quel Danilo Gallinari che Flavio Tranquillo ha ribattezzato “famolo strano”, che con le sue triple di puri attributi e “cazzimma” fanno la differenza nella rimonta e nel sorpasso. Potrei parlarvi di tante cose, dei minuti solo italiani, del perchè Napoli vinca questa gara, ma preferisco spendere due parole su Martina Fassina. Direte poco con 1/8 dal campo, 6 liberi a bersaglio e qualche rimbalzo, ma lei è qulcosa che va oltre ciò che lo scout dica. Difesa, ginocchia basse, concentrazione oltre ogni limite, sempre a sporcare le linee di passaggio a fare un aiuto. E’ il compagno di squadra su cui puoi fare sempre affidamento, non ha i gradi di capitano ma in difesa dalle sue parti non si passa. Dikembe agitava il dito, da lei non so cosa aspettarmi, ma di sicuro farà qualcosa in merito. Di San Martino, così come detto poc’anzi, potrei dire molto, mi soffermo su due giocatrici, Tonello, 0 punti ma altra ragazza che suda la maglia sempre e comunque, ma soprattutto Angela Gianolla, per la quale sono finiti gli aggettivi. Larry Abignente è forse il coach che meglio adatta le sue ragazze al gioco che ha nella sua testa, se riuscirà a iniettare ancora fiducia nelle sue ragazze,specie in quelle che oggi hanno fatto cilecca al tiro, potrà togliersi parecchie soddisfazioni, e vedere le sue lupe tornare a ululare in classifica…

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