Tutta la verità sul caso Wabara, una storia montata dalla stampa e che ha penalizzato solo la città di Como

Tutta la verità sul caso Wabara, una storia montata dalla stampa e che ha penalizzato solo la città di Como

Sette lunghissimi anni di attesa. Tanto è distante l’ultima semifinale raggiunta dalla Pool Comense, negli anni in cui la squadra comasca la faceva da padrone anche in Europa. Poi qualcosa è cambiato, i risultati son calati ma mai come quest’anno, dopo il colpo a Cinisello Balsamo di gara uno, il traguardo di entrare nelle prime quattro sembrava vicino. Merito di un gruppo esemplare, condotto alla grande da coach Barbiero e dalle proprie stelle Cameo Hicks e Jullian Harmon. Qualcosa però è andato storto in gara due e nonostante Milano si sia dimostrata superiore tecnicamente durante la serie, la vicenda Wabara ha messo in cattiva luce un’intera città che col razzismo non ha nulla a che vedere.

La premessa è d’obbligo, non vogliamo difendere nessuno ma dopo aver raccolto il materiale necessario vogliamo esporre anche il nostro giudizio facendo chiarezza sull’accaduto. Aprendo la nostra pagina Facebook nella giornata del 7 Aprile, all’indomani di gara due, notiamo le migliaia di link condivisi con i titoli più disperati possibili “Insulti e cori razzisti a Como, indaga la federbasket” oppure “Razzismo a Como: cori contro Wabara” e via dicendo. Le testate poi sono quelle importanti, il sito della Fip, quello della Gazzetta dello Sport, addirittura Sport Mediaset intervengono riportando alla ribalta  questa fantomatica storia.  Decido quindi di chiudere internet, ritornando a seguire i programmi in Tv. Come sempre sintonizzato su Sky Sport 24, con mia somma incredulità vedo che anche qui stanno parlando del “caso Wabara” ma nemmeno il tempo di materializzare che apprendo da mio padre che sta andando in onda su Studio Sport, la stessa notizia. Tutto questo clamore collegato al basket femminile, quando nessuna testata nazionale svolge il lavoro che facciamo noi di copertura per la pallacanestro in rosa e che improvvisamente si erge paladina nel raccontare un episodio non vissuto.  In quanti hanno parlato del Ballabio Day, storico avvenimento che la stessa Pool ha voluto regalare ai propri tifosi neanche due mesi fa? Pochi, pochissimi hanno testimoniato la giornata di una giocatrice che ha scritto pagine del basket femminile non solo nella realtà lariana ma anche con la maglia della nazionale. Como e i suoi tifosi, da quelli del calcio a quelli del basket canturino che in un amen si ritrovano sotto i riflettori o forse sarebbe più giusto dire sotto accusa. Una città che ha nel calciatore Maah e nel playmaker Green, due veri e propri beniamini delle altre maggiori realtà sportive in terra comasca. Nessuno però ha raccontato dei precedenti, degli episodi che vanno oltre il colore della pelle  e parlano della condotta poco carina che la stessa Wabara ha dimostrato. Non tutti sanno che la giocatrice della nazionale italiana, già durante il torneo Genesoni  disputato proprio a Casnate contro la Pool Comense, arrivò alla rissa contro Sowinski venendo poi cacciata dal campo dalla terna arbitrale. Nessuno ha poi portato alla ribalta il dito medio alzato da Wabara contro i tifosi locali dopo un fischio del direttore di gara, che ha scatenato poi la violenta reazione verbale degli stessi che han risposto alle provocazioni della giocatrice.  Gli stessi, che al contrario di quanto hanno affermato gli organi di informazione più famosi,  erano già dentro dall’inizio della gara e solo durante la ripresa hanno cominciato a sostnere le nero stellate con i classici cori da derby e di sfottò contro l’avversarie, nessuno dei quali però di stampo razzista. Le domande sono quindi spontanee, perché  sul referto arbitrale da quanto si apprende, non c’è traccia dei famosi cori razzisti che tanto predicano i media? Perché la terna arbitrale se veramente eravamo di fronte a questo grave episodio di razzismo non ha fermato la partita, come prevede il regolamento? Probabilmente perché siamo di fronte a una notizia fantasma o comunque sia non grave  come è stata descritta. Addirittura abbiamo letto articoli di altre testate che minacciavano la tifoseria comasca di future trasferte vietate e guarda caso Domenica a Cremona i tifosi comaschi non sono stati mandati, casualità? Come da video allegato, vogliamo farvi notare che nessuno dei due gruppi organizzati era presente visto che nella balaustra non vi son striscioni riconducibili al tifo organizzato del Curva Como o degli Eagles Cantù. Inoltre, abbiamo spesso letto di motivazioni al quanto dubbie nella pallacanestro maschile che han portato alla squalifica di giocatori, perché nessuno ha messo a referto il grave gesto fatto da Wabara che avrebbe così portato alla squalifica in vista delle gara decisiva? Perché nessuno racconta che in un finale dove la stessa Wabara era già nervosa per via dell’episodio che ha portato i conseguenti insulti, singoli e non condivisibili di alcune persone sugli spalti, ha dovuto vedere la propria capitana Zanoni, colei che dovrebbe dare l’esempio per il ruolo che ha, provocare il pubblico di casa indicando maglia e tabellone innescando oltremodo la voglia di confronto ravvicinato della stessa Wabara? Tutto ciò è tremendamente assurdo. Non vogliamo giustificare l’idiozia di singoli elementi, presenti in ogni città italiana purtroppo, che se veramente come Wabara sostiene son stati soggetti di epiteti razzisti, avranno le loro giuste pene da scontare. Vogliamo invece ribadire che il concetto di fare di tutta l’erba un fascio ci pare oltre che poco professionale, dannoso e gravemente ingeneroso verso la Pool Comense, i tifosi della Comense oltre ai già citati gruppi di tifo locale della Curva Como e gli Eagles Cantù. Chiudiamo con una piccola, ma voluta provocazione: siete stati più di centinaia a condividere le tante falsità che vi ha raccontato la stampa nazionale. Ora in quanti diffonderete il nostro articolo?

Il dito medio di Wabara ai tifosi locali


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