Folgaria Basketball Camp: intervista a Renato Caroli

Folgaria Basketball Camp: intervista a Renato Caroli

La parola a Renato Caroli

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Idee chiare, voglia di fare e un grande amore per la pallacanestro giovanile: tre concetti fondamentali per il lughese Renato Caroli, l’uomo del camp della Magnifica Comunità di Folgaria, la persona giusta al posto giusto, l’uomo che con la sua tenacia e caparbietà, 29 anni fa ha messo a punto, perfezionandolo nel tempo, quello che oggi può essere considerato senza ombra di dubbio uno dei migliori camp estivi di basket, se non il numero uno. Già, “per me numero uno” quella frase famosa di coach Dan Peterson (il numero uno) che riecheggia ancora nella mente di tutti i camperini e gli amanti della basket. Ma non è certo finita qui.

Renato Caroli, lughese D.O.C. in arte Renatone, guarda avanti, memore dei trascorsi ma, allo stesso tempo, con l’animo ricco di convincimenti: non a caso pur curando la manifestazione del 2016, sta già pensando all’edizione numero 30, quella che sarà una vera e propria festa, ovvero la sua consacrazione, tra un anno. “Nemo profeta in patria” un concetto che si sta avverando e lui, per amore di quella grande terra che è il Trentino i paletti li ha piantati proprio lassù, pur combattendo tra mille difficoltà. Il fatto è che il suo obiettivo è stato raggiunto: Renatone, così viene chiamato dai più, ce l’ha fatta. Ha vinto un’altra grande battaglia.

«Fu Renato Villalta della Virtus Bologna a darmi l’input ed io ho seguito attentamente ogni suo consiglio; tra l’altro per me il suo incipit è stato molto gradito, alla stregua dei suoi consigli, da vero amico come poi si è rivelato. Pochi giovani presenti nel primo anno di vita e debbo ringraziare i ragazzi della Glaxo Verona di cui ero il responsabile tecnico per la loro presenza. Correva l’anno 1988 e senza quello sparuto gruppo di giovani cestisti oggi il mio camp non si troverebbe alla soglia dei 30 anni. Grazie di cuore a Renato Villalta e qualche ringraziamento lo lascio anche al sottoscritto, ai ragazzi di Rovereto e alle guest star che si sono avvicendate in tre decenni a Folgaria. Pur tra mille difficoltà sono riuscito ad andare avanti, a compiere l’impresa: oggi il camp è forte e sano. Questa è la mia vita».

Quali i principi che l’hanno ispirato? «Sport, natura e vacanza a cui occorre aggiungere un’alta qualità dei servizi che ho ottenuto grazie al colloquio costruttivo con le istituzioni a cui sarò sempre grato. Ho dato molto ed ho ricevuto per quanto ho dato. Quando passeggio nel cuore di Folgaria saluto una persona ad ogni passo e questa per me è una grandissima soddisfazione. So che la gente mi vuole bene, so di poter contare su di loro, sempre. Non so quanti possano dire le stesse cose».

In sostanza lei si sente parte integrale di… «Una grande famiglia, la cosa più semplice e più bella al mondo, faccio parte di una grande famiglia e voglio continuare a farne parte. Gli abitanti sono magnifici, come la loro comunità, le istituzioni a livello locale e provinciale, azienda per il turismo inclusa, ovviamente, collaborativi. E la piazza quella piazza che in estate si riempie di giovani che corrono gridano e dimostrano tutta la loro felicità per me è motivo di orgoglio e, contemporaneamente, tutto ciò mi sprona a proseguire cercando anno dopo anno di apporre dei miglioramenti. Spero di essere all’altezza della situazione, spero di aver fatto felici camperini e genitori. E poi non posso fare a meno di ringraziare l’intero staff, competente ai massimi livelli. Un grande magnifico sogno tramutatosi in realtà».

Andrea Etrari

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