A tu per tu con Francesco Maiorana, vicepresidente vicario LNP

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Foto S. Ponticelli / Ciamillo-Castoria

Francesco Maiorana, da circa due mesi è vicepresidente vicario, e reggente, di Lega Nazionale Pallacanestro. All’indomani della firma dell’accordo-quadro con le Associazioni di categoria della pallacanestro italiana, giocatori (GIBA), allenatori (USAP) e dirigenti sportivi (ADISP) qual è la sintesi corretta per descrivere la portata di quanto sta accadendo, a seguire l’entrata in vigore della Legge sul Lavoro Sportivo?
“Con sintesi estrema, per le società sportive, d’ora innanzi ed ancor più di prima, fare pallacanestro non potrà essere più considerato solo un gioco. Ora il Diritto del Lavoro entra nel mondo dello sport. Che è un mondo molto complesso, la cui specificità dipende dalle discipline e dal periodo dell’anno in cui si svolgono. Le esigenze del lavoratore sportivo dell’ippica sono diverse da chi si muove nella scherma o nello sci, fino alla pallacanestro. Il motivo di orgoglio è che nel nuovo quadro normativo, noi di LNP siamo stati quelli che, anziché subire una riforma epocale, l’abbiamo presa di petto. Ed i primi a mettere su carta un Accordo Quadro. Ma nulla sarebbe stato possibile senza il coinvolgimento, e la collaborazione, di tutte le Associazioni di categoria”.

Nel corso della conferenza stampa si è più volte fatto riferimento ad un primo passo di un mondo molto fluido. Quello che è stato firmato oggi sarà soggetto a modifiche domani.
“È inevitabile. Qui si è voluto dare un quadro normativo ad un mondo costituito da mille risvolti diversi. Il punto di partenza è che le Società sono legittimate quali datori di lavoro. E nel mondo del lavoro, i contratti li fanno i datori di lavoro. Però è altrettanto vero che la concertazione è fondamentale. Da qui il coinvolgimento delle Associazioni”.

Che, per natura, possono avere logiche ed obiettivi di tutela diversi.
“E’ il punto nodale di quanto abbiamo raggiunto. Nella diversità di posizioni, e nella schiettezza con la quale ci siamo confrontati, Marzoli, Di Lorenzo e Iozzelli hanno accettato di sedersi anche nella sedia degli altri. Così è nato l’Accordo Quadro. Modellando assieme una forma contrattuale coerente con la Legge. I contratti-tipo sono stati così redatti nell’ambito di quelle garanzie che possiamo dare, oggi, alle Società. Ai lavoratori sportivi vengono riconosciute tutele che prima non avevano. Ma ciò deve avvenire nel rispetto del datore di lavoro, la Società sportiva, perché senza le Società sportive non c’è lavoro sportivo”.

Ha detto “è il primo passo”.
“Certo. Per questo andremo a costituire una commissione paritetica con le Associazioni di categoria perché solo l’esperienza e l’operatività concreta di un mondo molto dinamico ci metterà sempre di più sulla giusta strada. Ad esempio, già nel corso della conferenza stampa alcune Associate hanno sollevato tante questioni, tutte legittime. Inoltre, il Legislatore dovrebbe capire che una Legge “generica” sullo sport deve saper differenziare per essere efficace ed essere considerata una buona Legge”.

Il messaggio dato come LNP alle vostre Associate?
“Il coraggio di aver affrontato la Riforma. Nessuno lo ha fatto in termini speculativi, a difesa della propria categoria. Non avrebbe portato a nulla. Viceversa siamo stati tutti collaborativi, ciascuno nell’alveo della propria rappresentanza. Nel sistema della pallacanestro, solo il perseguimento dell’interesse comune può dare un futuro, alle Società, come ai giocatori, agli allenatori, ai dirigenti”.

La stagione 2023/2024 sarà la seconda ed ultima di questa fase di transizione della riforma dei campionati. Nell’arco di due stagioni le squadre di A2 e B Nazionale passeranno da 92 a 62. Come viene vissuto questo momento, dai Club associati ad LNP?
“Si stanno conformando alla necessità fisiologica di elevare il livello tecnico, e non solo, che porterà vantaggi competitivi. E quindi permetterà di limare le discrasie in tornei dove c’era una forbice troppo ampia di valori tra chi lottava per il vertice e chi per la salvezza. Ma non conta solo il campo. Non ci sono più alibi: per sostenere la qualità serve una seria e responsabile organizzazione strutturata del Club. E parliamo di Club che partecipano al secondo e terzo campionato nazionale. Però quando dico questo non penso che sia solo una questione di soldi: perché le idee, le buone idee, valgono i soldi”.

La attuale reggenza al vertice di LNP si trasformerà in una candidatura alla presidenza nelle elezioni di settembre?
“Questo periodo di reggenza della Lega mi ha portato ad essere più addentro al sistema, sia per la riforma dei campionati che dello sport. Ho avuto maggiori contatti con le Società e tra queste diverse di A2 e B Nazionale mi hanno invitato a valutare la candidatura, anche per le competenze derivanti dalla professione di avvocato che svolgo. Per questa ragione, dopo una attenta riflessione, ho dato la mia disponibilità. Sono convinto che LNP, stante la sua forma associativa, se in futuro saprà coinvolgere ancora di più tutte le Società e condividere così insieme i progetti, sia la forma migliore per aiutare il sistema ad evolvere. È vero che la presidenza durerà un anno per la coincidenza con la scadenza del quadriennio olimpico, ma non guardo al fattore tempo o all’interesse personale. Coltivo solo con entusiasmo e determinazione l’idea, ove fossi eletto Presidente di LNP, di poter contribuire al miglioramento del sistema-pallacanestro, per il bene comune”.

Quale è il suo messaggio ai proprietari dei Club?
“La loro passione è cristallina, ma la pallacanestro non può essere più considerata solo un gioco. I proprietari dei Club oggi sono dei puri mecenati, a me piacerebbe che grazie alle loro idee innovative e capacità imprenditoriali, contribuissero a creare un meccanismo teso alla sostenibilità del sistema. Nessuno meglio di un imprenditore affermato può aiutare alla crescita. Grazie all’esperienza dirigenziale maturata negli anni, sono convinto nell’affermare che per l’imprenditore non c’è miglior connubio che legare il proprio business ai valori dello sport. Che è anche un fondamentale veicolo sociale. Non porta ad una gratificazione economica, ma ne sa offrire tante altre”.

Però non tutti vincono. Ed in questo Paese troppe logiche di investimento passano attraverso il fattore vinte/perse.
“L’imprenditore, complice l’introduzione della Legge sullo Sport, dovrebbe mutare il suo approccio che non può ridursi al “…metto soldi a perdere”. Facendosi parte attiva, dovrebbe ambire a far parte di un sistema che sia economicamente sostenibile. E parallelamente ci dovrebbe essere una maggiore accettazione dell’errore. Poi sappiamo che lo sport ha caratteristiche uniche, è un’azienda anomala in cui il profitto – inteso come risultato positivo della stagione – non è mai scontato, anzi. In realtà, a parer mio, ciò che tutti vogliono vedere negli atleti è l’impegno, il lottare per la maglia. È la richiesta del pubblico, che sta tornando nei palasport, e mi auguro che ne avremo ancora di più, perché il tifoso si immedesima nella squadra che rappresenta una comunità. Ed è anche ciò che vuol vedere l’imprenditore che investe. Ma chiudo come ho aperto: fare pallacanestro da oggi in poi, ancor più di prima, non è più solo un gioco. E quindi si deve evolvere verso la sostenibilità economica del sistema”.